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Tappa in Basilicata, sulle orme di un celebre imperatore ma non solo…


di Luisa Sodano

Erano anni che desideravo esplorare la zona del Vulture, incastonata nello spicchio nordorientale della Basilicata tra la Campania e la Puglia. Ma perché? Forse per avere frequentato in gioventù l’Università di Napoli fondata nel 1224 da Federico II di Svevia, conosciuto come “stupor mundi”, vale a dire “meraviglia o stupore del mondo” o anche “puer Apuliae”, cioè fanciullo di Puglia.

Il Vulture, monte di origine vulcanica di età pleistocenica. (foto Bruga) L'ingresso del Castello di Melfi, oggi sede del Museo Archelogico. (foto Bruga) Il cortile del Castello di Melfi. (foto Bruga)

Mai avrei immaginato che la sua presenza fosse ancora così pregnante in questo territorio, oggi considerato periferico, ma centrale per Federico II dato anche il suo amore per l’arte della falconeria. L’imperatore lo impreziosì di masserie regie, manieri e castelli, che svettano in un paesaggio ancora oggi abbastanza incontaminato e selvaggio. Maestoso con le sue otto torri il castello normanno di Melfi (www.cittadimelfi.it, che Federico ampliò e dove promulgò le cosiddette Costituzioni melfitane che riorganizzavano i diritti feudali, riconoscendo alle donne il diritto di successione ereditaria! Oggi questo castello ospita il Museo Archeologico Nazionale del Melfese, per me una grande sorpresa, non solo per lo stupefacente sarcofago di Rapolla del II secolo dopo Cristo, proveniente dall’Asia Minore, ma anche per gli interessanti e finissimi corredi funerari rinvenuti nel comprensorio del Vulture, risalenti fino all’VIII secolo avanti Cristo.

Reperti archeologici rinvenuti nella zona  del Vulture e conservati al piano terra del Museo Archeologico Nazionale del Melfese. (foto Bruga) Il Sarcofago di Rapolla realizzato in marmo nella seconda metà del II secolo. (foto Bruga) L'entrata del Castello federiciano di Lagopesole. (foto Bruga)

A parte il castello, Melfi merita comunque una sosta non frettolosa per la suggestione del borgo antico. Da non perdere, anche se di non facile accesso, le due chiese rupestri medievali di Santa Margherita e Santa Lucia, scavate nel tufo, con mirabili affreschi in stile bizantino; tra questi, davvero impressive, il Monito dei Morti nel quale sarebbe rappresentato sempre lui, l’imperatore Federico II, cui si deve un altro gioiello, il castello di Lagopesole, alto, in posizione collinare, a dominare la valle di Vitalba (www.castellodilagopesole.com).

La cinta muraria del Castello di Lagopesole edificata in conci di pietra arenaria. (foto Bruga) Il complesso dell'Abbazia di San Michele in localià Monticchio Laghi. (foto Bruga) Affreschi della Grotta di San Michele Arcangelo. (foto Bruga)

Per gli amanti della natura il Vulture è ricco di proposte, come la Riserva Naturale Grotticelle, nel comune di Rionero; qui vive l’Acanthobrahmaea europaea, farfalla notturna caratterizzata da un’ampia apertura alare, unico rappresentante europeo di una rara specie di falene. Immergendoci tra i boschi del Monte Vulture un’altra sorpresa ci attende: la solitaria abbazia benedettina di San Michele che domina i laghi vulcanici di Monticchio, preda purtroppo di un turismo “mordi e fuggi” spesso poco rispettoso dell’ambiente e delle memorie del luogo. Di esse fa parte pure una storia relativamente recente: il Vulture nella seconda metà dell’Ottocento fu il centro nevralgico del brigantaggio lucano, controverso movimento di protesta contro il governo unitario rievocato nel Parco Storico Rurale e Ambientale della Grancia a Brindisi di Montagna nella vicina valle del Basento (www.parcograncia.it).

I laghi di Monticchio circondati da boschi di faggi, pioppi e ontani neri. (foto Bruga) Grotta per l'invecchiamento del vino Aglianico del Vulture. (foto Bruga)

Questa fertile terra vulcanica è però oggi molto nota soprattutto per essere l’habitat perfetto per la produzione di un grande vino, l’Aglianico del Vulture, che spesso è fatto invecchiare in grotte di tufo, un tempo anche nascondiglio dei briganti. Se capitate in autunno in questo fascinoso territorio potreste gustarvi la vendemmia, che tradizionalmente viene svolta tra metà ottobre e metà novembre. Delle prelibatezze gastronomiche sarebbe lungo l’elenco; forse è meglio andare a provare di persona. Un indirizzo per tutti: Agriturismo La Villa della Famiglia Sonnessa, Contrada Cavallerizza, Melfi. Buona degustazione!

Uno scorcio del Parco Storico Rurale e Ambientale della Grancia. (foto Parco Grancia) Un esemplare di mucca podolica. (foto Bruga)

www.aptbasilicata.it



 

 

 

 

 

 

 

 

 





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