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A TAvola con lo Chef


 

 

 

 

 

dell’Astrologa Martina

 

Sotto il segno del Capricorno: la vita e il pensiero di Khalil Gibran, l’autore di una delle opere letterarie più amate nel mondo da parecchie generazioni.

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Quando il 10 maggio 1902 il piroscafo Saint Paul attraccò a Ellis Island, tra i passeggeri c’era un giovane che sapeva bene cosa attendersi dalle procedure di immigrazione. Le aveva già sperimentate nel 1895, quando a dodici anni era arrivato per la prima volta a New York con la madre, le due sorelle e il fratello maggiore, tutti partiti dall’amato Libano, all’epoca ancora parte dell’Impero Ottomano. A differenza della maggioranza degli altri immigrati, infatti, non aveva e non avrebbe mai chiesto la cittadinanza americana, proprio per non recidere quel prezioso legame con la terra di nascita, dove era tornato quattro anni prima per frequentare una scuola superiore cristiano-maronita. All’addetto che gli chiedeva il nome, il giovane rispose con un sorriso: “Mi chiamo Gibran, Khalil Gibran”. “Come si scrive? Non importa, basta l’iniziale: K. Gibran”, annotò l’impiegato, riempiendo la scheda di immigrazione.

Khalil Gibran. La copertina de Il Profeta Gibran nel 1898 circa. (foto gibrankhalilgibran.org) Khalil Gibran. Gibran nel 1913. (foto gibrankhalilgibran.org) Ritratto a matita di Mary Haskell di  Khalil Gibran. (foto gibrankhalilgibran.org)

Questo rientro in America segnò per Gibran l’inizio di un periodo drammatico: quando giunse a Boston, la sua sorella quattordicenne Sultana era già morta di tubercolosi, la stessa malattia che pochi mesi dopo uccise il fratello Peter, mentre la madre morì di tumore. Nell’arco di un anno dal suo secondo attracco a Ellis Island, il ventenne Khalil si ritrovò solo con la sorella minore Mariana, che per mantenere se stessa e il fratello faceva la sarta.

All’epoca, Gibran aveva già dato segni del suo versatile talento artistico, e aveva frequentato corsi di arte ancora prima di lasciare la prima volta Boston. Le sue prime esperienze furono nel campo della pittura, e nel 1904 tenne la prima mostra dei suoi disegni nell’atelier di Fred Holland Day, un fotografo ed editore che fu il suo mentore nelle arti visive, lo incoraggiò nel suo interesse per il simbolismo e lo spinse a perfezionarsi frequentando per due anni l’Académie Julian a Parigi, sotto la guida di Auguste Rodin. Tuttavia presto Khalil comprese che la sua principale vocazione era letteraria, anche grazie al profondo legame che strinse con Mary Haskell. Mary, intelligente e colta direttrice di una scuola superiore femminile, influente nel mondo culturale dell’epoca e appassionata ammiratrice del peculiare talento poetico di Gibran, esercitò un’influenza decisiva sulla sua carriera e lo aiutò in molti modi, oltre ad avere con lui un ininterrotto rapporto spirituale e intellettuale.

Sebbene Gibran scrivesse le sue prime opere in arabo, dal 1918 cominciò a pubblicare in inglese, e ottenne rapidamente un successo inatteso. Il suo capolavoro, Il Profeta, scritto nel 1923, è uno dei libri più venduti di sempre, e con le altre opere di Gibran, pervase da una spiritualità espressa in forma poetica ma accessibile, esercitò un’influenza enorme non solo al tempo della sua pubblicazione ma ancor più a partire dagli anni Sessanta, quando la riscoperta di Khalil Gibran ne consolidò la fama e lo trasformò in uno degli autori più letti in America.

L'esterno del museo a Bsharreh in Libano. (foto gibrankhalilgibran.org) Una sala del Museo. (foto gibrankhalilgibran.org)

Autoritratto di Khalil Gibran. Sultana Gibran. (foto gibrankhalilgibran.org) Due croci. (foto gibrankhalilgibran.org) L'automne. (foto gibrankhalilgibran.org)

Il successo raggiunto non cambiò l’orientamento contemplativo e spirituale di Gibran, che rimase fedele alla sua vita semplice, alla passione per l’arte (continuò a disegnare e dipingere, dedicandosi soprattutto ai ritratti) e all’amore per la patria lontana. Come gli altri suoi familiari più stretti, non godette di buona salute, né di una lunga vita: morì a soli 48 anni, e volle essere sepolto nel natio Libano, lasciando in eredità i diritti delle sue opere alla città di Bsharri, dove era nato il 6 gennaio 1883.

Del segno zodiacale di appartenenza, il Capricorno, Khalil Gibran possedeva l'ambizione, la spinta all'ascesa sociale, l'oculatezza nello scegliere gli ambienti e le persone 'giusti', l'uso sapiente della diplomazia. Dall'ascendente Sagittario gli derivavano la socievolezza, l'intensa passionalità nei sentimenti, la tenacia e la determinazione nel perseguire gli obiettivi. Materialista e idealista allo stesso tempo grazie a queste influenze astrali, dalla presenza della Luna in Sagittario nel tema natale attingeva la fervida fantasia e la creatività, come pure l'impegno nel migliorarsi, e una certa irrequietezza nelle relazioni; la forza di carattere, l'indipendenza e il successo, erano dovuti a Marte in Capricorno. L'abilità comunicativa, la capacità di intrattenere con la parola, il desiderio di conoscenza, erano aspetti esaltati da Mercurio in Capricorno nel cielo di nascita, mentre Giove in Gemelli conferiva a Gibran il talento letterario e garantiva l'affermazione intellettuale. In amore, Venere in Sagittario incrementava il bisogno di condividere con la donna amata il modo di vivere, le idee e gli interessi; Nettuno in Toro favoriva una natura sensibile e ricca di ispirazione, così come l'inclinazione per l'arte e il misticismo.

Il Capricorno, segno zodiacale di Khalil Gibran.

L'opera di Khalil Gibran ebbe un’importanza notevole in particolare nella cultura americana, e la forma quasi sapienziale dei suoi testi, scritti sotto forma di brevi brani di prosa poetica, li rese particolarmente adatti a essere citati e ricordati dai suoi ammiratori, tra cui molti pensatori e artisti. Il più celebre passaggio del discorso di insediamento di John Fitzgerald Kennedy è certamente ispirato a un articolo di Gibran, intitolato La nuova frontiera, nel quale, riferendosi alla situazione del suo paese d’origine, il poeta scriveva: “Sei tu un politico che si chiede cosa il suo paese può fare per sé, o un cittadino devoto che si chiede cosa può fare per il suo paese? Nel primo caso sei un parassita, nel secondo un’oasi nel deserto”.

L’opera di Gibran, pervasa da una spiritualità espressa con semplicità ed efficacia, rimane ancora oggi unica e capace di ispirare anche i lettori contemporanei, offrendo loro una prospettiva affascinante e complementare alla razionalità. Come scrive lo stesso Gibran, “la fede è un’oasi nel cuore, che la carovana del pensiero non potrà mai raggiungere”.

 

www.gibrankhalilgibran.org



 

 

 

 





 

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