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a cura della Redazione di Travel Carnet


ART DÉCO. GLI ANNI RUGGENTI IN ITALIA
Forlì, Musei San Domenico - 11 febbraio-18 giugno 2017

Dopo le grandi mostre dedicate al Novecento e al Liberty, nel 2017 Forlì dedica una grande esposizione all’Art Déco italiana. Innnazitutto va detto che l' Art Déco fu uno stile di vita eclettico, mondano, internazionale, cui non mancarono palesi corrispondenze col cinema, il teatro, la letteratura, le riviste, la moda, la musica. La relazione con il Liberty, che lo precede cronologicamente, fu dapprima di continuità, poi di superamento, fino alla contrapposizione. La differenza tra l’idealismo dell’Art Nouveau e il razionalismo del Déco appare sostanziale. 

L’idea stessa di modernità, la produzione industriale dell’oggetto artistico, il concetto di bellezza nella quotidianità mutano radicalmente: con il superamento della linea flessuosa, serpentina e asimmetrica legata ad una concezione simbolista che vedeva nella natura vegetale e animale le leggi fondamentali dell’universo, nasce un nuovo linguaggio artistico. 

Il gusto Déco fu lo stile delle sale cinematografiche, delle stazioni ferroviarie, dei teatri, dei transatlantici, dei palazzi pubblici, delle grandi residenze borghesi: si trattò, soprattutto, di un formulario stilistico, dai tratti chiaramente riconoscibili, che ha influenzato a livelli diversi tutta la produzione di arti decorative, dagli arredi alle ceramiche, dai vetri ai ferri battuti, dall’oreficeria ai tessuti alla moda negli anni Venti e nei primissimi anni Trenta, così come la forma delle automobili, la cartellonistica pubblicitaria, la scultura e la pittura in funzione decorativa.

Musei di San Domenico. (foto www.mostrefondazioneforli.it) Gio Ponti, Ciotola Emerenziana - 1927. (foto www.mostrefondazioneforli.it) Tamara de Lempicka, La sciarpa blu – 1930, (foto www.mostrefondazioneforli.it) Autovettura Isotta Fraschini – 1931. (foto www.mostrefondazioneforli.it)

Alberto Martini, Ritratto di Wally Toscanini, 1925, (foto www.mostrefondazioneforli.it) Guido Balsamo Stella per Manifattura SALIR, Venezia, Coppa Sirena e luna, 1925-1928, (foto www.mostrefondazioneforli.it) Francesco Nonni, Coppia di fanciulle (Riccioli d’oro), 1925, (foto www.mostrefondazioneforli.it)

Ciò premesso, va detto che la mostra ha soprattutto una declinazione italiana. Il fenomeno Déco attraversò con una forza dirompente il decennio 1919-1929 con arredi, ceramiche, vetri, metalli lavorati, tessuti, bronzi, stucchi, gioielli, argenti, abiti impersonando il vigore dell’alta produzione artigianale e proto industriale e contribuendo alla nascita del design e del “Made in Italy”.

La richiesta di un mercato sempre più assetato di novità, ma allo stesso tempo nostalgico della tradizione dell’artigianato artistico italiano, aveva fatto letteralmente esplodere negli anni Venti una produzione straordinaria di oggetti e di forme decorative: dagli impianti di illuminazione di Martinuzzi, di Venini e della Fontana Arte di Pietro Chiesa, alle ceramiche di Gio Ponti, Giovanni Gariboldi, Guido Andloviz, dalle sculture di Adolfo Wildt, Arturo Martini e Libero Andreotti, alle statuine Lenci o alle originalissime sculture di Sirio Tofanari, dalle bizantine oreficerie di Ravasco agli argenti dei Finzi, dagli arredi di Buzzi, Ponti, Lancia, Portaluppi alle sete preziose di Ravasi, Ratti e Fortuny, come agli arazzi in panno di Depero.

Obiettivo dell’esposizione è mostrare al pubblico il livello qualitativo, l’originalità e l’importanza che le arti decorative moderne hanno avuto nella cultura artistica italiana connotando profondamente i caratteri del Déco anche in relazione alle arti figurative: la grande pittura e la grande scultura. Sono qui essenziali i racconti delle opere di Galileo Chini, pittore e ceramista, affiancato da grandi maestri, come Vittorio Zecchin e Guido Andloviz, che guardarono a Klimt e alla Secessione viennese; dei maestri faentini Domenico Rambelli, Francesco Nonni e Pietro Melandri; le invenzioni del secondo futurismo di Fortunato Depero e Tullio Mazzotti; i dipinti, tra gli altri, di Severini, Casorati, Martini, Cagnaccio di San Pietro, Bocchi, Bonazza, Timmel, Bucci, Marchig, Oppi, il tutto accompagnato dalla straordinaria produzione della Richard-Ginori ideata dall’architetto Gio Ponti.

www.mostrefondazioneforli.it  

 

CAPOLAVORI DI BUDAPEST. DAL RINASCIMENTO ALLE AVANGUARDIE
Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza - 21 febbraio-28 maggio 2017

Si tratta di una mostra di particolare spessore artistico che, per la prima volta in Spagna, presenta una importante selezione di dipinti, disegni e sculture provenienti dalle collezioni del Museo di Belle Arti di Budapest (attualmente chiuso per ristrutturazione) e della Galleria Nazionale d'Ungheria. In totale, sono esposte al pubblico novanta opere dal 15° al 19° secolo che includono capolavori di grandi nomi della storia dell'arte, come Dürer, Leonardo da Vinci, Rubens, Velázquez, Tiepolo, Cézanne e Manet, oltre a interessanti opere di artisti ungheresi.

Il Museo Thyssen-Bornemisza. (foto www.esmadrid.com) Raffaello, Madonna con bambino e San Giovanni Battista. (foto www.museothyssen.org) El Greco, Santa Maddalena Penitente. (foto www.museothyssen.org) Tiepolo, San Giacomo il Grande Conquistatore dei Mori. (foto www.museothyssen.org)

L'esposizione è suddivisa in sette sezioni: il Rinascimento nel Nord, che si concentra sulla pittura tedesca del Cinquecento attraverso l'opera di artisti come Albrecht Dürer, Lucas Cranach il Vecchio e Hans Baldung Grien; Il Rinascimento nel Sud, con opere di Leonardo da Vinci, Lotto, Raffaello e Bronzino; Il Barocco nelle Fiandre e in Olanda, che comprende opere di Peter Paul Rubens e Anthony van Dyck; Il Barocco in Italia e Spagna, con tele di Annibale Carracci, Alonso Cano e Velázquez; Il Settecento in Europa, con un'affascinante rappresentazione della scuola veneziana guidata da Sebastiano Ricci e Giambattista Tiepolo, e con magnifiche opere di artisti dell'Europa centrale, tra cui un eccezionale gruppo di sculture di Franz Xavier Messerschmidt. La penultima sezione coincide con una sala monografica dedicata alla nuova immagine femminile, con opere di artisti da Manet a Kokoschka. A chiudere il percorso espositivo è L'età moderna, da Pissarro a Bortnyik, che presenta l'arte internazionale dall'Ottocento alla prima guerra mondiale. 

Vale la pena, a questo punto, di conoscere almeno a grandi linee la storia del Museo di Belle Arti di Budapest, nato dalla fusione di varie vecchie collezioni, principalmente quella degli Estherhazy, che fu acquisita dallo Stato ungherese nel 1870 e che venne presto ampliata con altre acquisizioni e donazioni private, per un totale di oltre centomila opere. Fondato nel 1896 in occasione della celebrazione del millenario della fondazione dell'Ungheria, il museo magiaro è stato aperto al pubblico soltanto dieci anni più tardi, nel 1906. Nel dopoguerra, più precisamente nel 1957, si decise che avrebbe ospitato unicamente l'arte europea dall'antichità ad oggi, mentre l'arte ungherese passò sotto appannaggio della nuova Galleria Nazionale d'Ungheria. 

www.museothyssen.org