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Un libro una città: Roma
“È così che si uccide” di Mirko Zilahy (Longanesi)

Interessanti scoperte, tra reperti industriali e mosaici millenari

di Bruga

La copertina del thriller di Mirko Zilahy, Longanesi 2016. Un bel giallo di grande successo internazionale, scritto dall’esordiente romano Mirko Zilahy, già noto peraltro come traduttore dall’inglese, ci porta in una zona di Roma che fino a qualche decennio era estrema periferia e ora sta diventando piuttosto nota come luogo di uscite serali e di esperimenti di riuso urbano. Parlo dell’Ostiense, area sviluppatasi poco più di un secolo fa su impulso del rivoluzionario Piano regolatore della Giunta Nathan. Il sindaco Ernesto Nathan (repubblicano, mazziniano e anticlericale di origine ebraica) insieme all’assessore Montemartini, decise di spostare in quell’area (allora semivuota) lungo il Tevere una serie di servizi che intasavano il già affollato centro della città: i Magazzini e i Mercati Generali, la centrale elettrica che prese il nome dall’assessore Montemartini prematuramente scomparso, e il cosiddetto Gasometro, che in realtà era un’area di centomila metri quadrati con tre gasometri più bassi e antichi, e un altro alto quasi cento metri, costruito nel 1937. Un’area che i non romani conoscono come sfondo di vari film, a partire dalle “Fate ignoranti” di Ferzan Ozpetek, che hanno rilanciato anche dal punto di vista dell’immagine una zona operaia e periferica, in seguito diventata più trendy grazie all’apertura di Eataly nel terminal ferroviario e alla vicinanza con il più… frizzante quartiere della Garbatella.

Una bella iniziativa del Fondo Ambiente Italiano, la “FAI Marathon” (contraltare autunnale delle “Giornate di primavera” previste fra pochi giorni), ha consentito a migliaia di persone di vedere più da vicino i quattro gasometri, che sono normalmente inaccostabili perché inseriti comunque – anche se fuori uso da vari decenni – nell’area produttiva dell’Italgas.

Sempre nell’itinerario FAI, ma visitabile regolarmente in quanto parte dei Musei Capitolini, la vicina Centrale Montemartini (www.centralemontemartini.org) è stata una sorpresa non solo per i numerosi turisti, ma anche per i cittadini della capitale che magari sottovalutano questa dependance periferica delle raccolte archeologiche del centro storico. Invece la vecchia centrale elettrica, capolavoro di archeologia industriale trasformata in museo alla fine dello scorso millennio, offre reperti straordinari in un contesto di grande fascino. Il cortocircuito cronologico e funzionale fra le turbine della Tosi e i mosaici del I secolo a.C., fra i lampioni di Duilio Cambellotti e i marmi di età imperiale, assicura l’originalità della visione e da solo merita una visita. Se aggiungiamo a questo il valore intrinseco di tanti reperti, dal tappeto musivo con scene di caccia esotica (IV secolo d.C.) alle tombe della famiglia Crepereia, ritrovate alla fine dell’Ottocento durante la costruzione del Palazzaccio di Piazza Cavour, ecco servito un altro tassello della “Grande bellezza”.

L'ingresso della Centrale Montemartini. (foto Bruga) La Sala Macchine. (foto Bruga) Teste di divinità esposte nella Sala Macchine. (foto Bruga)

La Sala Macchine con statua di divinità. (foto Bruga) Decorazione frontale del Tempio di Apollo Sosiano. (foto Bruga) Particolare della facciata Nord della Centrale Montemartini. (foto Bruga)

Bambola di avorio facente parte di un corredo funerario di II sec. (foto Bruga)  La facciata Nord della Centrale Montemartini, in primo piano il lampione Cambellotti. (foto Bruga) Statua di Agrippina Minore. (foto Bruga) Statua della Musa Polimnia esposta nella Sala Caldaie. (foto Bruga)

Tappeto musivo di IV secolo, esposto nella Sala Caldaie. (foto Bruga) Il Gasometro visto dai magazzini. (foto Bruga) I gasometri di Roma: le quattro strutture risalenti agli inizi del Novecento ormai non sono più utilizzate e rappresentano un monumento del passato della città. (foto Bruga)

 I gasometri di Roma: le quattro strutture risalenti agli inizi del Novecento ormai non sono più utilizzate e rappresentano un monumento del passato della città. (foto Bruga) Il Gasometro con il suo intreccio di acciaio. (foto Bruga)

Insomma, leggete pure il giallo di Zilahy che descrive quest’area come un paradiso dei serial killer …, ma non lasciatevi impressionare troppo. Come spesso accade a Roma, degrado e splendore convivono a pochi passi di distanza!


www.turismoroma.it









 

 

 

 

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