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Una mostra della Fondazione Tito Balestra
presenta il suo intero itinerario artistico

 

di Inge E. Roiss 

Antonietta Raphael, nel 1930, mentre dipinge sulla terrazza di Via Cavour. (foto Centro Studi Raphael Mafai) Natura morta con chitarra, 1928. (foto Scuola Romana) Autoritratto con violino, 1928. (foto Centro Studi Raphael Mafai) Yom Kippur in Sinagoga, 1931. (foto Centro Studi Raphael Mafai)

Mia madre benedice le candele, 1932. (foto Centro Studi Raphael Mafai) Mafai col gatto, 1942. (foto Scuola Romana) Ibiza, 1957. (foto Centro Studi Raphael Mafai) Giuditta, 1960. (foto Centro Studi Raphael Mafai) Mafai nello studio, 1966. (foto Centro Studi Raphael Mafai) Ragazzo cinese, 1967. (foto Centro Studi Raphael Mafai)

Concerto, 1970. (foto Centro Studi Raphael Mafai) Nudo sulla poltrona, 1970-1971. (foto Centro Studi Raphael Mafai) La copertina del volume Antonietta Raphael, Sculture in villa, Palombi Editori 2007. Giulia Mafai racconta la madre ne La ragazza con il violino, Skira 2012.

Figura tra le più apprezzate del panorama artistico del Novecento italiano, Antonietta Raphaël viene ricordata in queste settimane grazie a una mostra antologica allestita presso la Sala della Fondazione Tito Balestra, al Castello Malatestiano di Longiano (un suggestivo borgo del territorio romagnolo, in provincia di Forlì-Cesena), che la ospita fino al 25 aprile 2017. La mostra, intitolata 

"Disegni, sculture, dipinti e opere grafiche 1925-1974", è curata da Giuseppe Appella ed è un'occasione imperdibile per ammirare da vicino le opere di una donna per più versi straordinaria, le cui vicende esistenziali si sono intrecciate con il sodalizio sentimentale che l'ha legata a uno dei più grandi pittori italiani del ventesimo secolo, Mario Mafai.

Nata in terra lituana, a Kovno (piccolo villaggio nei pressi di Vilnius), nel 1895, figlia di un rabbino, Antonietta Raphaël segue la madre che abbandona la Lituania dopo la morte prematura del marito per trasferirsi a Londra, a inizio Novecento. Nella capitale inglese si diploma in pianoforte alla Royal Academy, e vi rimane per circa due decadi. Nel 1924, lascia Londra per soggiornare qualche mese a Parigi, e si sposta ancora più a sud, arrivando a Roma. Sembra che la sua destinazione finale fosse la Grecia o l'Egitto, ma le luci e i colori mediterranei con cui Roma l'accoglie la convincono a interrompere il suo vagabondare. 

Sempre a Roma, infatti, nel 1925 comincia a frequentare l'Accademia di Belle Arti, e in quello stesso anno conosce un giovanissimo pittore, Mario Mafai, che all'epoca ha appena 23 anni. Si sposano l'anno dopo, e insieme danno vita a un percorso artistico e umano affascinante, anche se intriso di difficoltà e ostacoli, culminati con le leggi razziali imposte dal fascismo alla fine degli anni Trenta. Le loro tre figlie lasceranno un'impronta nel panorama culturale italiano: Miriam diventerà una famosa giornalista, Simona s'impegnerà nella scrittura e nel movimento delle donne, Giulia coglierà il successo come scenografa e costumista.

È nel dopoguerra che l'arte di Antonietta Raphaël s'impone all'attenzione dei critici d'arte, tanto che alla VIII Quadriennale di Roma (1959-1960) dedicata alla Scuola romana molti suoi lavori sono proposti al grande pubblico: è il riconoscimento della sua presenza di rilievo all'interno di quella prestigiosa corrente artistica. Separatasi dal marito, continuerà ad avere con lui rapporti di amicizia fino alla morte di Mafai, avvenuta nel 1965. Con il passare degli anni, Antonietta Raphaël si allontanerà sempre più dalla pittura per dedicarsi completamente alla scultura, prima di spegnersi a Roma il 5 settembre 1975. Attualmente viene considerata come un'antesignana dei più recenti movimenti artistici, come la Transavanguardia. I suoi capolavori ci riconsegnano in tutta la sua interezza l'anima di una donna anticonformista, cosmopolita grazie ai suoi numerosi viaggi anche dopo le nozze, in largo anticipo rispetto ai suoi tempi, ed eccezionalmente creativa.


www.raphaelmafai.org


 

 

 




 



 



 

 

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