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A TAvola con lo Chef


 

 

 

 

 

dell’Astrologa Martina

 

 

Gustave Caillebotte (a destra) con il fratello Martial. (foto Comité Caillobotte) Caillebotte nella sua serra a Yerres in una foto del 1892. (foto Comité Caillebotte) Autoritratto con cappello d'estate, 1873. (foto Comité Caillebotte) L'edificio principale della Proprietà Caillebotte. (foto Comité Caillebotte)

L'esedra nel grande cortile. (foto Christophe Branchet/(foto Comité Caillebotte) L'Orangerie. (foto Stephane Mélard/(foto Comité Caillebotte) Il parco della Proprietà Caillebotte a Yerres, 1875. (foto Brame & Lorenceau Editions)

I giardinieri, 1875-1877. (foto Brame & Lorenceau Editions) Giardino a Yerres, 1876. (foto Comité Caillebotte) Bagnanti sulle rive dello Yerres, 1878. (foto Comité Caillebotte) Canoe sullo Yerres, 1878. (foto Musée des Beaux-Arts de Rennes)

Leone, segno zodiacale di Gustave Caillebotte. (foto Library of Congress)

Nato sotto il segno del Leone, figura tra le più emblematiche del Movimento Impressionista, accordò sostegno finanziario ai protagonisti di quella corrente pittorica e s'impose egli stesso come pittore: Gustave Caillebotte.

*****

La seconda Esposizione impressionista, nel 1876, avrebbe potuto facilmente essere anche l’ultima, ironicamente prima ancora di assumere questo nome. Della trentina di artisti presenti alla precedente, due anni prima, disprezzati e scherniti dalla critica (lo stesso termine Impressionismo deriva da una facile ironia di un critico relativa al capolavoro di Manet Impression, soleil levant), molti, tra cui lo stesso Manet, rinunciano e alla fine solo diciannove pittori presentano le loro opere. I critici restano feroci e il pubblico è più scarso di due anni prima: ben poco sembra incoraggiare quel drappello di artisti che, pur con le loro differenze, avevano grande necessità di fare fronte comune contro l’accademia e i tradizionalisti che li emarginavano dal ricco mercato d’arte parigino e dalle mostre “laureate” del celebre Salon

Eppure, questa edizione dell’Esposizione è decisiva per la storia del movimento, perché vede l’ingresso di Gustave Caillebotte, un silenzioso outsider, un borghese dotato di ampi mezzi economici e di una formazione in legge ma appassionato d’arte e amico del pittore italiano Giuseppe De Nittis che aveva partecipato alla prima Esposizione. Per anni a venire, questo versatile personaggio sarà l’anima, il manager e il finanziatore del movimento, oltre a essere, per usare le parole di Camille Pissarro, «un pittore di talento, il che non guasta».

Nato a Parigi il 19 agosto 1848, figlio di terzo letto di un ricco commerciante di tessuti, Gustave non aveva mai conosciuto la precarietà, o addirittura l’indigenza, che affliggeva diversi dei suoi amici pittori: anzi, dopo la morte del padre nel 1874, la cospicua eredità gli consentì di acquistare insieme al fratello Martial un prestigioso appartamento in Boulevard Haussmann e una residenza di campagna, che furono i luoghi in cui visse sino alla morte. La perdita del fratello René nel 1876 lo indusse a temere una morte prematura e lo convinse a predisporre in anticipo il suo testamento, che sarebbe stato a sua volta decisivo per la definitiva fortuna del movimento impressionista. 

Nel 1877, Caillebotte organizzò e finanziò la Terza Esposizione Impressionista, la prima ad assumere questo nome, e poi quelle successive del 1879, 1880 e 1882; fu amico e mecenate di Monet, di cui acquistò diverse opere, e anche di Pissarro e Renoir, ma soprattutto fu colui che più di tutti fece per mantenere unito il movimento, finché gli artisti, finalmente apprezzati dal pubblico e dai collezionisti, finirono per disperdersi. Caillebotte allora, pur non abbandonando la pittura, si dedicò con costanza e successo ad altre passioni, come la filatelia, l’ingegneria nautica e il giardinaggio, tutti hobby che condusse ai limiti dell’impegno professionale. 

Come pittore, Caillebotte, che aveva frequentato la Scuola delle Belle Arti, possedeva uno stile del tutto personale, che fondeva il rigore compositivo della pittura tradizionale col trattamento del colore e della luce tipico degli impressionisti, e con un’attenzione al dettaglio che ad alcuni appariva troppo “borghese” ma che in realtà arricchisce le sue opere di un realismo coerente con i soggetti scelti, dove ai paesaggi naturali e cittadini si alternano scene di vita quotidiana con una frequenza abbastanza rara nella corrente impressionista. Grande estimatore dell'allora nascente tecnica fotografica, ne conservò l'impronta nei suoi dipinti; utilizzò spesso nelle sue opere l'innovativa ripresa soggettiva, felicemente coniugando in maniera personalissima realismo, accademismo e impressionismo.

Nato sotto il segno del Leone, con ascendente Sagittario, da questo aspetto astrale Gustave Caillebotte attingeva il suo carattere fiducioso e appassionato, e la grande generosità d'animo che lo rendeva benvoluto e stimato da tutti. Giove in Leone nel tema natale gli donava forza di volontà, diretta al perseguimento di un obiettivo e assicurava il successo e la riuscita in campo artistico e sociale. La vivacità intellettuale, la capacità di afferrare e amplificare idee e tendenze nuove, lo spirito penetrante erano caratteristiche dovute alla presenza di Marte in Vergine; la creatività, le intuizioni geniali, l'apertura mentale erano enfatizzate in Caillebotte da Mercurio in Leone. 

L'immaginazione, la sensibilità istintiva e la capacità di iniziativa derivavano da Luna in Ariete, l'inclinazione per l'arte e la lungimirante attitudine di curiosità verso il mondo erano potenziate da Nettuno in Pesci. L'amabilità, la disponibilità e il desiderio di favorire e incoraggiare progetti altrui, anche attraverso gesti concreti, gli provenivano da Venere in Vergine nel cielo di nascita.

Il suo presagio d’una vita breve fu purtroppo veritiero: il 21 febbraio 1894, a soli 45 anni, Gustave Caillebotte muore improvvisamente per un’ischemia cerebrale. Il suo testamento, però, doveva rinnovare lo scalpore e le polemiche degli anni delle prime Esposizioni Impressioniste, perché lasciava la sua preziosa collezione di sessantasette dipinti allo Stato francese, a patto che questo attribuisse loro una sistemazione nel prestigioso Museo del Luxembourg, così da consentire al pubblico di apprezzarli. Ne seguì una lunga controversia, perché gli ambienti accademici continuavano a considerare “inferiore” la pittura impressionista e gli spazi del Museo erano già affollati di opere; alla fine, fu costruito un ampliamento del Museo nel quale trovarono posto trentotto delle sessantasette tele. 

Questa collezione, che oggi è prevalentemente esposta al Museo d’Orsay, consolidò quindi definitivamente il riconoscimento dell’Impressionismo come un movimento pittorico fondamentale e rappresenta forse il coronamento postumo dell’impegno di Caillebotte, che oggi è ricompensato anche da un rinnovato apprezzamento della sua personale opera artistica, e i suoi migliori quadri dividono le pareti del Museo d’Orsay con i capolavori dei suoi amici, che tanto della loro produzione e della loro fortuna dovettero al tenace e creativo Gustave.





 

 

 

 





 

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