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Un libro un territorio: Marrakesh
“Le voci di Marrakesh” di Elias Canetti (Adelphi)

L'affascinante città marocchina
rivela ancor oggi straordinarie atmosfere

di Bruga


Il libro-diario di Elias Canetti, Adelphi 2004. Il grande scrittore, insignito col Premio Nobel nel 1981, aveva pubblicato questo libro nel 1968, per descrivere la sua permanenza di qualche anno prima nella città marocchina, e soprattutto i suoi incontri e le sue esperienze nel confronto con una cultura e un modo di vivere così diversi dai nostri. Il libro è un long seller, visto che ancor oggi è citato in tutte le guide e letto da molti occidentali prima di un viaggio nel Marocco e soprattutto a Marrakesh, che peraltro ha anche ispirato celebri brani musicali e film, due dei quali curiosamente intitolati allo stesso modo (“Marrakesh express” è una canzone di Crosby Stills Nash e Young, così come una commedia on the road di Gabriele Salvatores).

Ma torniamo al nostro libro e all’oggi: le origini ebraiche di Canetti spiegano la notevole presenza di questa comunità nel suo libro, ma anche al viaggiatore contemporaneo non devono sfuggire la piccola sinagoga al centro del quartiere ebraico (detto mellah) e soprattutto, a poca distanza, il grande e affascinante cimitero della comunità, fortunatamente salvaguardato e ora in fase di completo restauro. Uno dei luoghi più tranquilli di un centro che purtroppo è soffocato dall’assedio dei turisti …

Un angolo del cimitero ebraico Miaara. (foto Bruga) Il mellah, antico quartiere ebraico. (foto Bruga) Il mercato del Mellah. (foto Bruga)

La piccola sinagoga al centro del quartiere ebraico. (foto Bruga) Il cortile interno della sinagoga. (foto Bruga) L'agrumeto dell'enorme cortile del Palazzo El Badi. (foto Bruga)

Ci sono un po’ di moda e anche di fortuna nel successo planetario della città, ma anche una sostanza innegabile: in questa prima puntata vi segnaliamo due monumenti molto migliorati rispetto a qualche anno fa, a cominciare dal palazzo El Badi, costruito nel 1500 dal sultano Ahmed El Mansour senza badare a spese… (www.palais-el-badi.com)

Ancor oggi, nonostante il restauro da completare, non si può non ammirarne il gigantesco progetto, con un cortile centrale che vede l’alternanza di enormi vasche e di agrumeti, e poi sale di rappresentanza, hammam, zone di preghiera e di soggiorno, fino ai sotterranei per servitori e schiavi, recentemente riaperti al pubblico.

L’altro edificio molto ben restaurato è a poca distanza dai monumenti già descritti, ma risale a poco più di un secolo fa: il palazzo della Bahia è una lussuosa ed enorme residenza privata di un gran visir, nella quale si alternano meravigliosi giardini e chiostri, sale di rappresentanza e camere private, all’insegna di un raffinatissimo artigianato della pietra e del legno, nonché di uno spiccato gusto per i colori e gli abbinamenti (www.palais-bahia.com ).

Gli ambienti interni del Palazzo El Badi. (foto Bruga) Un cortile del Palazzo El Bahia costruito in marmo di Carrara e mosaici in ceramica. (foto Bruga) Decorazioni di una sala del Palazzo El Bahia realizzate in zellige, mosaico di frammenti di piastrelle in terracotta. (foto Bruga)

La vasca ottagonale del Museo di Arte Marocchina Dar Si Said. (foto Bruga) La casa berbera del Museo Tiskiwin. (foto Bruga) Tessuti, tappeti e suppellettili in una sala del Museo Tiskiwin. (foto Bruga)

A non molta distanza, due piccoli musei che meritano una visita: il Dar Si Said si trova in un palazzo quasi gemello del Bahia, ma più piccolo e conservato peggio. Ospita comunque oggetti di grande interesse, così come il Tiskiwin (www.tiskiwin.com ), che raccoglie l’importante collezione di oggetti raccolti per decenni dall’antropologo olandese Bert Flint, che vi capiterà di incontrare nelle sale, ora che ha finito di esplorare l’Africa settentrionale e soprattutto le vie carovaniere che nei secoli sono arrivate a Marrakesh. Sono proprio queste che hanno reso il suo quartiere arabo (la medina) e il suo suk, cioè il luogo di produzione artigiana e di vendita delle merci, così importanti, anche se ora un po’ condizionati negativamente dal grande afflusso di turisti.  

Concludiamo questa prima puntata con le mura del 1100, che circondano per chilometri – come del resto in tutte le altre città imperiali del Marocco – il centro storico, cioè la medina. Molto belle anche alcune porte, a cominciare dalla Bab Aguenaou che immette nella kasba, all’interno della quale si trovano tanti riad, cioè antichi palazzetti magari molto belli in origine, ma poi finiti in pessimo stato. Da qualche anno il restauro e il recupero dei riad è inarrestabile, con un netto miglioramento urbanistico, anche se il rischio è lo stesso che si corre a Venezia: di avere fra qualche anno una città senza abitanti e a misura di turisti. Per ora non è così, e dunque ben vengano i riad, fra i quali vi segnaliamo “Dar al Sultan”, a pochi passi dai monumenti descritti in questa puntata. Oltre a essere molto bello e ben tenuto, ha il vantaggio di una proprietà e soprattutto di una gestione italiane: la manager  romagnola, Vania, vi potrà dare una mano sia per conoscere Marrakesh che per organizzare la vostra visita. Per giunta si mangia un’ottima cucina marocchina! (www.facebook.com/riaddaralsultanmarrakech).

L'antropologo olandese Bert Flint, fondatore del Museo Tiskwin. (foto Bruga) Bab Aguenaou, grande porta d'accesso alla Kasbah. (foto Bruga) Il minareto Koutoubia della moschea della Kasbah. (foto Bruga)

Prodotti del mercato della Medina, la città vecchia. (foto Bruga) Un ambiente del Riad Dar el Sultan. (foto Bruga)

www.visitmorocco.com

1 - continua




 

 

 









 

 

 

 

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