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Un libro una città: Marrakesh
“Il cantastorie di Marrakesh” di Joydeep iRoy-Bhattacharya (Mondadori)

Un tour della città, dalla piazza più famosa del Maghreb
ai minareti e ai parchi secolari (seconda puntata)

di Bruga


Il romanzo di Joydeep Roy-Bhattacharya, Mondadori 2011. Questo curioso romanzo di uno scrittore indiano che vive negli Stati Uniti, ci porta nella celebre piazza Jemaa el-Fna, sterminato palcoscenico di teatro di strada, ma anche set cinematografico per “La donna che sapeva troppo” di Hitchcock e soprattutto, in passato più che adesso, vero centro della vita di una città come Marrakech, che prima del successo turistico è stata soprattutto il terminal delle vie carovaniere in arrivo dall’Africa centrale. Ai viandanti reduci da un viaggio lungo e pericoloso, si offriva dunque in piazza lo spettacolo – oggi irrimediabilmente datato, purtroppo – di cantastorie e incantatori di serpenti, ammaestratori di scimmie e acquaioli, oltre al cibo di strada più fantasioso e profumato …

Un patrimonio Unesco, la piazza, ma anche uno spettacolo che rischia di diventare patetico e finto; per ora, è disturbato da grandi lavori di risistemazione urbanistica. In ogni caso da vedere, anche solo per andare a fotografare l’altro landmark, il massiccio ma elegante minareto della Koutoubìa, del 1100. In Marocco moschee e minareti non si possono visitare, con la fortunata eccezione della moderna e bellissima moschea di Hassan II a Casablanca: il minareto dunque si può ammirare da tutti i lati (leggermente diversi fra loro) e in tutte le ore, ma niente di più. 

I giardini della Moschea della Koutoubia, magnifico esempio di architettura islamica almohade. (foto Bruga) Il minareto costruito in arenaria di Gueliz secondo la tipica pianta quadrata. (foto Bruga) La piscina del lussuoso Hotel Les Jardins De La Koutoubia. (foto Bruga) Il soggiorno di una stanza dell'hotel Les Jardins De La Koutoubia. (foto Bruga)

Il bar dell'Hotel La Mamounia. (foto Bruga) Il parco dell'hotel La Mamounia disseminato di ulivi, aranci, roseti e ben ventuno specie di cactus. (foto Bruga) Scorcio del Cop 22 Village, spazio espositivo creato per la 22^ Conferenza Internazionale sui cambiamenti climatici. (foto Bruga) Scultura nel Cop 22 Village, parco ideato dall'urbanista paesaggista Oualalou-Choi. (foto Bruga)

Si possono invece percorrere e vivere i bellissimi giardini della Koutoubìa, così come il patio con piscina dell’omonimo bell’albergo di lusso (ottima e abbordabile la cucina! – www.lesjardinsdelakoutoubia.com ). E a proposito di lusso, al termine dei giardini vi troverete all’ingresso del celebre Mamounia, uno dei simboli mondiali della hôtellerie di alto livello (nonché a sua volta set hitchcockiano). Rifatto interamente dopo quasi un secolo di onorata attività, offre a sua volta un parco, che è aperto ai clienti esterni dei numerosi bar e ristoranti (ovviamente costosi), fra i quali uno gestito dal grande “Don” Alfonso Iaccarino (www.mamounia.com).

Andando a piedi dalla Koutoubìa verso il quartiere moderno di Gueliz, costruito dai francesi un secolo fa, troverete un altro interessante giardino pieno di opere di arte povera, create da artisti di tutto il mondo con materiali di recupero: l’occasione è stata il COP 22, grande meeting mondiale sul clima svoltosi a Marrakech nel novembre 2016, durante il quale è stato anche inaugurato il nuovo splendido aeroporto. Dopo il giardino … ecologista, un posto che mescola storia e classe, ottime proposte e prezzi ragionevoli: il Grand Café de la Poste, dove si può mangiare o anche solo prendere un ottimo cocktail analcolico (www.grandcafedelaposte.restaurant).

La sala del Grand Café de la Poste, armonia di stile moresco ed europeo. (foto Bruga) La Piazza Jemaa, riconosciuta dall'Unesco come patrimonio immateriale dell'umanità. (foto Bruga) Gli stand di cibo in Piazza Jemaa. (foto Bruga) Ginseng e origano tra le molte spezie in vendita al mercato di Piazza Jemaa. (foto Bruga)

I caratteristici recipienti per la cottura della tajina, piatto tradizionale berbero. (foto Bruga) La Fontaine Blue Carré del Jardin de la Majorelle. (foto Jardin Majorelle) Il Memoriale dedicato a Yves-Saint-Laurent. (foto Jardin Majorelle) Utensili e recipienti conservati al Museo berbero del Jardin de la Majorelle. (foto Musée Berbere/Jardin Majorelle)

Al ritorno, provate a prendere uno degli autobus gestiti in maniera impeccabile dalla spagnola Alsa: il biglietto si fa salendo dalla porta anteriore, costa meno di 40 centesimi di euro e non è difficile orientarsi, perché le linee convergono sempre verso il centro (la piazza Jemaa, per capirci).

Con lo stesso sistema, o con un taxi anch’esso piuttosto economico (a patto di contrattare prima un prezzo molto più basso di quello che vi chiederanno prendendovi per gonzi), si può andare in altri due luoghi da vedere assolutamente: il parco della Menara, grande giardino concepito quasi mille anni fa, e i giardini Majorelle, creati invece un secolo fa dall’omonimo artista francese (www.jardinmajorelle.com). Comprati nel 1980 dallo stilista Yves Saint Laurent e dal suo compagno Pierre Bergé, sono oggi anche la sede di un piccolo ma interessante Museo della cultura berbera e, fra poche settimane, del nuovo Museo Yves Saint Laurent.


2 - fine


www.visitmorocco.com




 

 

 









 

 

 

 

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