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A TAvola con lo Chef

 


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Dalle baie sull'Oceano Indiano a una megalopoli. Consigli di viaggio 

 

di Franco Martano

 

 

La basilica di Bom Jesus nella capitale Panaji. (foto Goa Department of Tourism) La Chiesa francese di St. Anne nelle immediate vicinanze di Panaji. (foto Goa Department of Tourism) I resti della Torre St. Augustine a Panaji. (foto Goa Department of Tourism) Raccolta di riso, prodotto agricolo principale della regione.  (foto Goa Department of Tourism)

Maschere in corteo durante il carnevale. (foto Goa Department of Tourism) Vendita di pesce al mercato di Colva. (foto India Tourism) Musical Fountain all'Ana Font Garden di Margao. (foto Margao Municipal Council)

Nel paese delle distanze spropositate, in cui un centro abitato di 100.000 persone è considerato poco più di un villaggio, lo Stato di Goa è una piacevole anomalia. Solo 100 km di lunghezza e 40 di larghezza, per circa un milione e mezzo di abitanti: il più piccolo degli stati indiani, ma anche il più ricco.

Il nome Goa ci riporta agli anni ’60, quando andare a Goa era considerato simbolo di perdizione e di vizio. Era la meta sognata da hippies con il loro alone di droga, amore libero, vita senza regole: un luogo ”pericolosissimo” da evitare per “non perdersi”. Sarà cambiata Goa o siamo noi che ci siamo liberalizzati?

Una superficie ridotta, ma di una bellezza eccezionale. La costa è un susseguirsi di baie lunghe e bianche con spiagge incorniciate da palme, le città un mix di culture indoeuropee con architetture portoghesi che si armonizzano con quelle orientali. Nel XVI secolo i portoghesi ne fecero un punto di riferimento per i loro traffici marittimi e fino al 1961 non se ne sono andati, conquistando le terre con Alfonso di Albuquerque e le anime degli indigeni con “San” Francesco Saverio che provvedeva alla conversione al cristianesimo con la carota (poco) e con il bastone (molto). Chi non era d’accordo se la passava male e doveva scappare.

La capitale è Panaji, cittadina ordinata che fa da divisorio tra il nord e il sud. Le spiagge più belle sono al sud: Colva, Agonda, Palolem. Il periodo migliore per andarci è fuori stagione, fine aprile e maggio. Qui il lusso non esiste. La maggior parte degli alloggi sono capanni, più o meno confortevoli, sulla spiaggia dove si trascorrono giornate in dolce ozio. Si vive in costume e si mangia pesce freschissimo nelle semplici trattorie sulla spiaggia. A due passi dal mare si trovano divertenti e colorati bazar dove con quattro soldi compri di tutto da mercanti sempre sorridenti e disponibili a trattare. Vale la pena dedicare una giornata ad una escursione all’interno. Margao, Panaji, Old Goa, Ponda sono i centri principali, dove la regola non è il turismo, ma la vita vera delle genti locali e dove colpisce vedere tante insegne e targhe con nomi come Da Silva, Ribeira ecc.

Qui il lavoro di “San” Francesco Saverio ha dato grandi risultati: la maggior parte della popolazione è cristiana, quindi le chiese non si contano, mentre i templi indù sono praticamente inesistenti. Uno da visitare assolutamente si trova a Velinga, vicino Ponda, e si chiama Sri Laxmi Narasimha. Risale al XVIII secolo ed è dedicato a Lord Visnù e a sua moglie Laxmi. È difficile da trovare (neanche i locali lo conoscono), ma è un piccolo angolo di serenità con una grande vasca circondata da palme.

Veduta notturna dell'India Gate a Nuova Delhi. (foto Delhi Tourism) Particolare di un edificio del Red Fort a Nuova Delhi. (foto Aneta Ribarska/Unesco) La Humayun Tomb, complesso di edifici per la sepoltura dell'imperatore moghul Humayun. (foto Delhi Tourism)

Il moderno e suggestivo Lotur Temple, luogo di preghiera aperto a tutte le fedi. (foto Delhi Tourism) Statuette in legno al Dilli Haat, il grande bazar della città. (foto Delhi Tourism) Bracciali artigianali in argento, ottone e rame. (foto Delhi Tourism)

Sulla via del ritorno in Italia, una sosta di 2/3 giorni a New Delhi è un must. E’ una megalopoli di 30 milioni di abitanti in cui spostarsi da un luogo all’altro in auto richiede tempi biblici. Negli ultimi anni sono state costruite 5 linee metropolitane, ma il traffico sembra non essersene accorto.

È una città interessante ed in continuo fermento con una parte vecchia, tra i luoghi più caotici e inquinati che si possano immaginare, ed una più recente, residenziale, ricca di parchi. La parte vecchia ha il cuore pulsante in Connaught Place, chiaro esempio di eredità coloniale, centro di commerci di tutti i tipi. Oltre al Red Fort simbolo di New Delhi, i luoghi principali sono il vecchio, sconfinato Bazar, la zona del Parlamento, l’India Gate e Agrasen ki Baoli, un'antica cisterna restaurata nel XIV secolo. Un po’ fuori, ma merita una visita, il Lotus Temple, il simbolo della fratellanza di tutte le religioni eretto in un parco ben conservato. Fuori da tutti gli itinerari turistici c’è Majnu Ka Tilla. All’inizio degli anni ’60, dopo la cacciata del Dalai Lama dal Tibet, molti tibetani si rifugiarono a Delhi e formarono una comunità ben organizzata: il tempio, delle abitazioni, i servizi comuni ecc. Sembra impossibile, ma nel cuore della vecchia Delhi esiste ancora questa specie di enclave in cui vivono tranquillamente circa 2000 persone, come se il caos che li circonda non esistesse. Vi accoglieranno con gran calore.

Al ritorno in Italia si ha la sensazione di aver visto due paesi diversi: il paradiso tropicale di Goa e l’India dell’immaginario collettivo, New Delhi. Allora c’è da chiedersi: “Chissà se esiste una terza India”? Chissà! Forse sarebbe il caso di scoprirlo, tornandoci di nuovo per sincerarsene.


CONSIGLI PRATICI

Come andare: Voli diretti Air India per New Delhi da Roma e Milano. Coincidenza per Goa.

Dove soggiornare: a Palolem, Marron Sea view Resort, prenotabile tramite il sito www.booking.com, a New Delhi vasta scelta di hotels di 4 e 5 stelle.

Dove mangiare: a Goa, ampia scelta di trattorie. Da non perdere il Martin’s Corner a Betabatim e il Wisherman’s Wharf a Panaji. A New Delhi, Swagath Restaurant (3 locations tutte buone) e Chor Bizarre, nella città vecchia.

I cottage in legno del Marron Sea view Resort di Palolem. (foto Marron Sea) La grande sala da tè del Taj Palace Hotel di Nuova Delhi. (foto Taj Palace)

L'esterno del Martin's Corner a Betalbatim. (foto Martin's Corner Goa) Il Chor Bazarre dell'Hotel Broadway a Nuova Delhi. (foto Hotel Broadway)

Quando andare: tutto l’anno tranne da giugno ad agosto (periodo dei monsoni)

Costo della vita: molto basso per i nostri standards. 1 Euro = 70 Rupie. Un pasto a base di pesce in un buon ristorante 8/10 Euro.

Vaccinazioni richieste: Nessuna. Consigliabile portare qualche disinfettante intestinale. (Immodium, ecc)

www.indiatourismmilan.com