| HOME PAGE | MERIDIANI E PARALLELI | ASTROLOGIA E DINTORNI | ANNIVERSARI | CALENDARIO | LOUNGE TIME | IL RESORT DEL MESE | LO SCAFFALE | GALLERIA DEL GUSTO | RENDEZ VOUS | ASTERISCHI |
| VARIAZIONI D'AUTORE | PHOTO TIME | SPIGOLATURE | ITINERARI | PROTAGONISTE | RITRATTI DI ARTISTA | NON SOLO HOTEL | ATTIMI DI CINEMA | NEWSLETTER | FORUM | CONTATTI | LINK CONSIGLIATI |

 

 

 

clicca sulle miniature
per ingrandirle

 

 

Dove il “continente liquido” del Mediterraneo fa la differenza


di Luisa Sodano

 

Le Colonne, faraglioni di roccia trachitica all'imbocco del canale di San Pietro. (foto Carloforte Turismo) La scogliera di tufo della spiaggia di Cala Lunga. (foto Carloforte Turismo) L'acqua cristallina della spiaggia di Girin. (foto Carloforte Turismo)

Fenicotteri rosa nelle saline, area dichiarata Sito di Importanta Comunitaria. (foto Carloforte Turismo) Il lungomare disseminato di hotel e ristoranti. (foto Bruga) La statua del re Carlo Emanuele III sistemata sul lungomare. (foto Bruga) Un tratto dell'antica cinta muraria. (foto Bruga)

La caratteristica targa toponomastica in ceramica dipinta. (foto Bruga) L'arco tra via Solferino e via Duca San Pietro, luogo estivo di musica e poesia. (foto Bruga) L'edificio del Centro Culturale Casa del Proletariato in via Roma. (foto Bruga)

L'albero secolare in una piazzetta del centro storico. (foto Bruga) La statua lignea del patrono San Pietro durante la festa del 29 giugno. (foto Carloforte Turismo) La processione della Madonna nera dello Schiavo, protettrice degli schiavi. (foto Carloforte Turismo)

Il belu di tonno con patate, piatto della tradizione carlofortina. (foto Carloforte Turismo) Il couscous carlofortino, detto cascà, con tonno e ortaggi vari. (foto Carloforte Turismo) La tavola imbandita nell'ambito del Tuna Cuisine Competition 2017, gara internazionale e fulcro della manifestazione Girotonno. (foto Girotonno/Comune di Carloforte)

“Noi a Carloforte siamo il frutto di una doppia migrazione nel Mediterraneo: prima i Genovesi, o meglio alcune famiglie di Pegli, si spostarono nel XVI secolo nell’isola di Tabarca in Tunisia per praticarvi la pesca del corallo e poi i loro discendenti arrivarono due secoli dopo nell’isola di San Pietro di fronte alla costa sudoccidentale della Sardegna, fondandovi Carloforte”; così racconta con passione e orgoglio Natalia Lapicca, creativa guida professionista, punto di riferimento irrinunciabile se si vuole penetrare l’universo carlofortino (www.sanpe.it). Seguirla nelle sue peregrinazioni terrestri e marine è una continua scoperta di questa isola che, secondo la leggenda, avrebbe dato riparo a San Pietro nel suo viaggio di ritorno a Roma dall’Africa intorno al 46 dopo Cristo. Cristoforo Colombo vi fece poi tappa nel 1475, prima ancora dell’arrivo dei tabarchini!

Io, meno avventurosamente, vi sono approdata lo scorso giugno in occasione di Girotonno, manifestazione gastronomica che da molti anni anima Carloforte e che gira intorno al suo prodotto simbolo, il tonno rosso, squisito ingrediente di tanti piatti. È stata l’occasione per conoscere “il mondo a parte” di questo lembo ligure in terra sarda; non solo la costa con le sue spiagge, calette e falesie (imperdibili le cosiddette Colonne, pilastri di pietra vulcanica), ma anche il paese di Carloforte con la sua storia e gli angoli più nascosti. 

Inaspettato il palazzo degli anni venti del Novecento fatto erigere dalla cooperativa dei galanzieri, marinai carlofortini che in quell’epoca trasportavano via mare la galena o galanza, minerale di piombo caricato dalle vicine miniere del Sulcis Iglesiente sino al porto di Carloforte, dov’era immagazzinato in attesa di essere imbarcato sulle navi dirette nella penisola; furono proprio loro i protagonisti della lega dei battellieri, primo esempio di organizzazione sindacale. Di quegli anni duri e difficili rimane appunto U Palassiu (Il Palazzo), un tempo “Casa del Proletariato”, oggi cineteatro dedicato a Giuseppe Cavallera, fondatore della lega.

Storie di galanzieri, ma anche ovviamente di tonnarotti e del loro capo, il Rais, una specie di monarca che dirigeva il rito della mattanza, cruento e suggestivo al tempo stesso. Oggi di fatto la mattanza non si fa più a Carloforte, dove comunque i tonni continuano a essere catturati, anche se poi sono trasportati a Malta per essere uccisi e lavorati. Sicuramente si è persa un po’ di tradizione, ma per fortuna il tonno rosso continua a esserci, anche se, giustamente, la sua pesca è regolamentata. 

Non è stata persa invece la tradizione gastronomica carlofortina; per gustarla appieno consiglio due ristoranti storici: “Da Vittorio” e “Da Nicolo”, entrambi sul lungomare di Carloforte, ai lati opposti della statua dedicata al Re Carlo Emanuele III, chiamato amichevolmente “Pittaneddu”, che tanto si adoperò per la colonizzazione dell’isola da parte dei tabarchini.  


www.carloforteturismo.it







 

 

 

 

 

 

 

 

 





A Tavola con lo Chef