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Un libro una città: Meknès
“La concubina del sultano” di Jane Johnson (Longanesi)

di Bruga

Il romanzo di Jane Johnson, Longanesi 2013. Un romanzo d’avventura, pieno di sorprese e colpi di scena, ma anche una perfetta descrizione di luoghi e situazioni tipici della fine del Seicento in Marocco. È il periodo nel quale il sovrano Moulay Ismail sposta la capitale a Meknès, considerata più sicura anche grazie alla costruzione di quelle mura spettacolari e potenti che ancor oggi si possono ammirare, con relative porte monumentali. Moulay Ismail è un sultano ricordato ancor oggi per la sua forte personalità, per la sua ambiziosa politica e per i suoi eccessi: fra essi – e il libro parte proprio da questo – un harem con 500 fra mogli e concubine …

Ciò che di Meknès si può vedere ancor oggi sono le rovine della città imperiale, con un immenso bacino d’acqua, granai e scuderie altrettanto grandiosi e il mausoleo, che nei mesi scorsi però era in restauro. La città, dopo quel mezzo secolo di splendore sotto Moulay Ismail, da quasi trecento anni è tornata … nei ranghi, ma con i suoi 550mila abitanti è comunque la sesta del Marocco per importanza ed è piacevole da visitare, magari non solo per turismo ma anche in occasione di una delle fiere ospitate nella vecchia città imperiale.

La porta Bab El Mansour simbolo della città di Meknes. (foto Bruga) L'edificio dei granai reali. (foto Bruga) Le arcate delle scuderie reali del sultano Moulay Ismail. (foto Bruga)

A una trentina di chilometri di distanza, ai piedi delle montagne dell’Atlante, è obbligatoria una visita attenta al principale sito archeologico del paese, patrimonio Unesco e luogo di straordinario fascino: la città romana di Volubilis, che fra il secondo e il terzo secolo d.C. divenne un avamposto dell’impero già in grave crisi, tanto che da quella lontana provincia nota come Mauretania Tingitania giunsero al potere supremo, sia pure per pochi mesi, imperatori “minori” come Macrino. La cosa importante per noi è che la città, in quei due secoli di opulenza prima di un oblio durato fino al 1700, fu ricchissima e bellissima, come dimostra la visita che richiede alcune ore, una scorta di acqua e un buon cappello contro il sole e il caldo. In cambio Volubilis offre edifici pubblici e privati stupendi, abbelliti da mosaici preziosi e discretamente conservati. La fattura è dello stesso, altissimo livello (tipico dei mosaicisti nordafricani di duemila anni fa) che si può ammirare a Tunisi nel Museo del Bardo, luogo imperdibile del quale abbiamo parlato in una puntata del 2011, prima del tragico attentato del marzo 2015.    

La Basilica e il Capitolium dell'antica città romana di Volubilis. (foto Bruga) Il Tingis Gate, porta d'accesso al decumano massimo. (foto Bruga) Vista nord-est del decumano massimo. (foto Bruga) Una colonna tortile della Casa delle Colonne. (foto Bruga)

Un altro luogo imperdibile, ai margini delle montagne del Rif ritornando verso nord e dunque verso Tangeri, è la cittadina di Chefchaouen, fondata come avamposto militare contro i portoghesi alla fine del 1400, poi occupata dagli spagnoli nel 1920 e in seguito isolata fra le montagne, fino all’esplosione turistica degli ultimi anni, cominciata con i visitatori locali e ormai estesa a spagnoli, francesi e anche molti italiani. Il luogo è talmente fotogenico da sembrare finto: case bianche con porte di un azzurro carico, o più spesso facciate ton-sur-ton nella gamma che va dall’azzurro al blu. L’onda azzurra coinvolge talvolta perfino stradine e scalini!

Il mosaico pavimentale delle Terme di Gallieno. (foto Bruga) Particolare del mosaico della Casa delle Fatiche di Ercole. (foto Bruga) Un vicolo della medina della città di Chefchaouan. (foto Bruga)

Si sale e si scende, dalla parte bassa e moderna a quella alta e storica, in mezzo a negozietti pittoreschi fino all’eccesso, in un clima peraltro placido e senza l’assalto dei venditori tipico di altri tipi di kasba. Una tappa ottima anche dal punto di vista gastronomico, perché a Chefchaouen si fondono due grandi cucine, quella marocchina e quella iberica, con risultati eccellenti. Per dormire, un riferimento può essere proprio una pensione nella parte alta della città vecchia, che mostra fin dal nome la sua doppia anima ispano-marocchina: Casa Miguel (www.hotelcasamiguel.com), una sorta di riad con… impluvium centrale e stanze un po’ piccole ma molto originali, e naturalmente un’ottima cucina!

La tipica colorazione azzurra delle case di Chefchaouan. (foto Bruga) L'Hotel Casa Miguel situato nel cuore della medina di Chefchaouan. (foto Bruga) L'ingresso a una stanza dell'Hotel Casa Miguel. (foto Bruga)

Riso speziato con verdure. (foto Bruga) Tajina di sardine con patate, peperoni e pomodori. (foto Bruga) Crema pasticcera e fragole fresche per il dessert di Casa Miguel. (foto Bruga)


www.visitmorocco.com




 

 

 









 

 

 

 

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