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Incastonata nell'Italia centrale, questa località dal passato millenario 
merita una sosta autunnale, alla scoperta di arte e gastronomia


di Luisa Sodano

 

La piazza centrale circondata da edifici medievali. (foto Bruga) Il quattrocentesco Palazzo Vitelleschi sede del Museo Archeologico Nazionale Tarquinese. (foto Bruga) La corte interna di Palazzo Vitelleschi. (foto Bruga) Il gruppo scultoreo dei Cavalli Alati proveniente dall'Ara della Regina. (foto Bruga)

Particolare delle teste dei Cavalli Alati. (foto Bruga) Il dio Mitra nel rito dell'uccisione del toro. (foto Bruga) Particolare della testa del toro. (foto Bruga) Il grande Palazzo Comunale costruito nel XIII secolo sull'antico tracciato della cinta muraria. (foto Bruga)

La torre e la facciata della chiesa romanica di Santa Maria in Castello. (foto Bruga) Il portale centrale della chiesa, opera di Pietro di Ranuccio. (foto Bruga) Particolare della bifora sovrastante il portale centrale. (foto Bruga)

La navata centrale con il pavimento a mosaico geometrico cosmatesco. (foto Bruga) La Fontana Nova, monumento romanico di XII secolo. (foto Bruga) L'area coltivata dell'agriturismo Casale Poggio della Nebbia. (foto Bruga)

L'edificio principale della struttura Casale Poggio della Nebbia. (fot Bruga) La pasta fatta in casa condita con sugo e scaglie di pecorino. (foto Bruga)

Banchetti, danzatori, suonatori, giocolieri, demoni, divinità, animali più o meno mostruosi, paesaggi… sono tanti i motivi degli affreschi dipinti sulle pareti delle tombe etrusche di Tarquinia, che “svetta” su un colle attorniato da ripidi strapiombi sulla riva sinistra del fiume Marta. C’è anche uno snello tuffatore, completamente nudo, sospeso in aria subito prima di immergersi nel mare, tra i personaggi che popolano la necropoli di Monterozzi (www.tarquinia-cerveteri.it) che, ricchissima delle sue circa 6.000 sepolture databili dal VII secolo avanti Cristo, si stende su una collina vicina al centro della cittadina laziale. Nonostante il depauperamento di questo straordinario patrimonio a opera dei tombaroli, è impressionante ed emozionante vagare tra le “poche” tombe visitabili, le cui pitture parietali ancora conservano la vivacità dei colori e delle espressioni delle figure, pur aggredite dall’implacabile umidità. 

Proprio per preservarle, alcune pitture sono state distaccate e trasferite nel museo archeologico nazionale di Tarquinia, ospitato nel palazzo Vitelleschi, mirabile edificio del primo Rinascimento, che accoglie i visitatori con un armonioso cortile delimitato su due lati da un leggiadro porticato a duplice ordine. Bello il contenitore, ma forse ancor più il contenuto che, tra antichi sarcofagi, vasi greci ed etruschi e suppellettili recuperate nelle tombe, riserva due chicche sorprendenti: la scultura in terracotta dei due cavalli alati, che faceva parte della decorazione del frontone del tempio etrusco dell’Ara della Regina, e il gruppo del Mitra tauroctono (che uccide il toro). Si tratta di un superbo gruppo marmoreo di epoca romana proveniente da scavi clandestini, fortunatamente recuperato dai carabinieri; solo nel febbraio scorso è stato portato in questo museo dove s’impone per la sua fattura e per il simbolismo del culto misterico del dio Mitra.

L’interesse della cittadina laziale non è solo dovuto alle suggestioni etrusco-romane; vagabondare per il suo centro storico, magari nella stagione autunnale, è molto rilassante e una gioia per gli occhi. Tra chiese e torri medievali, non ci si può non imbattere in Santa Maria in Castello, austera nella sua semplicità, che, alta su uno sperone a dominare il paesaggio circostante, ha il fascino dei posti belli ma poco frequentati; a presidiarla abbiamo trovato un custode forse improvvisato, che però ha saputo farci apprezzare questa chiesa nel suo insieme e nei magnifici dettagli cosmateschi.

Ma Tarquinia non finisce qui; al di là della porta Castello, vicino all’ex mattatoio, addossata alla roccia del colle, troverete la fascinosa Fontana Nova, anch’essa medievale, così chiamata perché probabilmente ne ha sostituito una ancora più antica.

Dopo tanto girovagare è d’obbligo una sosta gastronomica; un consiglio per tutti: andate all’agriturismo Casale Poggio Nebbia (www.poggionebbia.it), dove c’è un ristorante accogliente e molto curato, in cui potrete mangiare piatti genuini con materie prime biologiche a km quasi zero. Io ho il ricordo prelibato di una squisita pasta fatta in casa con un sugo saporitissimo cosparso di sottili scaglie di un ottimo pecorino!


www.tarquiniaturismo.it







 

 

 

 

 

 

 

 

 





A Tavola con lo Chef