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A TAvola con lo Chef

 


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Fotocronaca di un pomeriggio autunnale nel centro storico di Roma 

 

Testo e foto di Eugenia Sciorilli 

 

Uno scorcio di Piazza Trinità dei Monti. © Eugenia Sciorilli La silhouette di Villa Medici, che ospita l'Accademia di Francia. © Eugenia Sciorilli La rampa iniziale della celebre scalinata che da Trinità dei Monti conduce a Piazza di Spagna. © Eugenia Sciorilli Sullo sfondo di un cielo blu cobalto, la targa della scalinata a forma di farfalla progettata dall'architetto romano Francesco De Sanctis, agli inizi del 18simo secolo. © Eugenia Sciorilli  La parte centrale della scalinata, che dalle pendici del Pincio porta all'isola pedonale del Rione Campo Marzio. © Eugenia Sciorilli

Veduta d'insieme della scalinata di Piazza di Spagna, dominata dalla Chiesa di Trinità dei Monti, di epoca rinascimentale, e dall'Obelisco Sallustiano. © Eugenia Sciorilli L'ingresso della sempre frequentatissima ed elegante Sala da Tè Babington's, uno dei più antichi locali storici d'Italia. © Eugenia Sciorilli La parte della scenografica Piazza di Spagna che conduce a Via del Babuino e Via Margutta. © Eugenia Sciorilli La splendida Barcaccia, fontana che decora la parte centrale di Piazza di Spagna e che venne completata nel 1629 da Gian Lorenzo Bernini su progetto del padre Pietro, anch'egli architetto. © Eugenia Sciorilli

L'insegna del Keats Shelley Museum, che si affaccia su un lato della Scalinata di Piazza di Spagna e accoglie cimeli dei due poeti romantici inglesi John Keats e Percy Bysshe Shelley. © Eugenia Sciorilli L'atmosfera senza tempo di Via Margutta, con i rampicanti che adornano la strada e gli storici palazzi che la rendono una delle vie più affascinanti di Roma. © Eugenia Sciorilli L'incantevole Fontana degli Artisti, in Via Margutta. © Eugenia Sciorilli Il vecchio e il nuovo a confronto: qui compare la tradizione che resiste, il famoso "marmoraro" di Via Margutta. © Eugenia Sciorilli In questa immagine, una novità recente che attira l'occhio dei passanti su Via Margutta: il raffinato negozio/showroom di distillati "Whisky & Co". © Eugenia Sciorilli

Roma, pomeriggio del 14 ottobre. L'ennesimo grappolo di cortei di protesta mi sta guastando quelle ore di sabato scelte per fare una passeggiata, tra relax e shopping; qualcosa che da un paio di settimane non mi concedevo. All'autista dell'autobus, che dal mio quartiere mi avrebbe portato nel centro storico di Roma, a un certo punto del tragitto viene comunicata una deviazione: da Via Veneto in poi, le strade sono off limits per il traffico automobilistico. Sono costretta a scendere dal bus, obbligato a sua volta a tornare indietro, e come tutti gli altri passeggeri mi avvio a piedi, ciascuno di noi per la propria destinazione. 

La giornata luminosa e il clima mite, degni della migliore tradizione di ottobrata romana, m'impediscono di provare malumore per più di qualche istante. Da Via Veneto proseguo per Via Sistina, e m'imbatto nella bellezza sfolgorante della piazza dominata da Trinità dei Monti. La silhouette di Villa Medici sullo sfondo, incorniciata dai celebri pini di Roma immortalati dalle note di Respighi, cattura a lungo il mio sguardo, come un incantesimo. Gradino per gradino, scendo verso Piazza di Spagna percorrendo la scalinata più bella del mondo, che affascina chi viene a Roma dai vari punti del globo nella stessa misura di chi c'è nato. Raggiungo Piazza di Spagna. Mi tornano in mente i primi versi di una poesia che ho sempre amato moltissimo, intitolata "Passerò per Piazza di Spagna" e scritta da Cesare Pavese: Sarà un cielo chiaro. / S'apriranno le strade / sul colle di pini e di pietra. Erano versi del 1950, ma il grande scrittore piemontese (morto pochi mesi più tardi) avrebbe potuto scriverli anche in quel sabato pomeriggio.

Ecco il palazzo dai colori pastello che ospitò il poeta John Keats negli ultimi mesi prima della morte, quasi due secoli fa; ecco la splendida Barcaccia, la fontana ferita tempo fa dalla follia di alcuni vandali ubriachi, che continua, imperterrita, a regalare emozioni a chi vi si accosta. Ecco le vetrine seducenti della raffinata Babington's Tea Room, ecco il vociare della gente, romani e turisti mescolati insieme; ecco la strada contornata dalle palme che conduce a una delle vie più magiche di Roma, Via Margutta.

È in questo momento di gioia quasi entusiastica che penso: e se la vita, per tutti noi, fosse l'arte del kintsugi? Per chi non lo sapesse, il kintsugi è una parola giapponese che significa "aggiustare con l'oro", e indica una straordinaria tecnica millenaria, propria del Giappone, che utilizza l'oro fuso per dare nuovo valore agli oggetti in ceramica ridotti in frammenti. In pratica, l'oro colato tra i pezzi rotti ripara gli oggetti, e al tempo stesso li impreziosisce.

Voglio essere sincera: se non ci fosse stato un fastidioso contrattempo, che implacabilmente mi ha imposto la discesa dall'autobus, una lunga sequenza di bellezza senza tempo non si sarebbe rivelata ai miei occhi. Quella prolungata, suggestiva passeggiata a piedi, in un pomeriggio autunnale, mi ha offerto un meraviglioso esempio di kintsugi.

 

www.turismoroma.it