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Sono ospiti del Vittoriano di Roma fino al prossimo febbraio
i capolavori accolti in permanenza dal Marmottan di Parigi

di Eugenia Sciorilli

L'ingresso dell'Ala Brasini del Vittoriano di Roma (Via San Pietro in Carcere) che accoglie la mostra fino all'11 febbraio 2018. (foto Eugenia Sciorilli) La tavolozza di Monet e gli occhiali adoperati dopo l'operazione agli occhi. (foto Eugenia Sciorilli) Una pannello esplicativo della mostra con una foto d'epoca che ritrae Monet. (foto Eugenia Sciorilli) Particolare del lungo e suggestivo corridoio che conduce all'inizio del percorso espositivo. (foto Eugenia Sciorilli)

Il Castello di Dolceacqua, 1884. (foto Musée Marmottan Monet, paris c Bridgeman- Giraudon / presse) Barca a vela. Effetto sera, 1885. (foto Musée Marmottan Monet, paris c Bridgeman- Giraudon / presse) La Senna a Port-Villez. Effetto rosa, 1894. (foto Musée Marmottan Monet, paris c Bridgeman- Giraudon / presse) Emerocallidi, 1914-1917. (foto Musée Marmottan Monet, paris c Bridgeman- Giraudon / presse)

Ninfee e agapanti, 1914-1917. (foto Musée Marmottan Monet, paris c Bridgeman- Giraudon / presse) Ninfee, 1917-1919. (foto Musée Marmottan Monet, paris c Bridgeman- Giraudon / presse) Il ponte giapponese, 1918-1919. (foto Musée Marmottan Monet, paris c Bridgeman- Giraudon / presse)

Salice piangente, 1918-1919. (foto Musée Marmottan Monet, paris c Bridgeman- Giraudon / presse) Salice piangente, 1921-1922. (foto Musée Marmottan Monet, paris c Bridgeman- Giraudon / presse) Iris, 1924-1925. (foto Musée Marmottan Monet, paris c Bridgeman- Giraudon / presse) Le rose, 1925-1926. (foto Musée Marmottan Monet, paris c Bridgeman- Giraudon / presse)

Quando si varca l'ingresso della mostra di Monet ospitata dal Vittoriano di Roma fino all'11 febbraio 2018, c'è un lungo corridoio scuro ad attendere i visitatori. Il buio, però, permette di ammirare meglio le magnifiche immagini che vengono proiettate in rapida sequenza sulle pareti: i dipinti di Claude Monet in alternanza con le foto del suo giardino di Giverny. Dopo questo primo assaggio dell'arte di vita e di tavolozza di uno dei pittori più amati in assoluto della storia dell'arte, si approda all'esposizione vera e propria, oltre 60 opere di eccezionale valore e bellezza, giunte per la prima volta in Italia e provenienti dal Marmottan di Parigi, museo che nel 2016 ha festeggiato gli 80 anni di vita. 

Curata da Marianne Mathieu, la mostra presenta un raffinato allestimento, con frasi di Monet (ma non solo) che illustrano e raccontano i quadri esposti. Semplicemente spettacolare la sala che chiude la rassegna antologica del periodo di Giverny, con le enormi, splendide tele raffiguranti le Ninfee che quasi abbracciano chi le guarda in uno spazio intimo, quasi una nicchia, come ad esaltare le notevoli dimensioni dei quadri in una superficie così raccolta. In modo a volte quasi labirintico, il percorso espositivo affascina il pubblico con tele che in più di un secolo di esistenza non hanno cessato di donare gioia e appagamento a decine di generazioni.

Ha commentato Marianne Mathieu: "Quando si trasferisce a Giverny, nel 1883, Monet ha quarantadue anni. Non sa ancora di aver finalmente trovato la casa dei suoi sogni, il posto in cui abiterà per oltre metà della sua esistenza, fino alla morte.

I due giardini del Pressoir – uno di fiori, il clos normand, e l’altro acquatico, lo stagno delle ninfee – gli consentono di conciliare le sue due passioni: il giardinaggio e la pittura. Monet, pittore di paesaggi, è il demiurgo di una natura a sua misura che in cambio gli regala – con le fronde dei salici, le corolle dei nenufari e i loro riflessi nell’acqua – il soggetto di trent’anni di pittura e l’emblema di un’intera carriera". 

Da parte sua, Iole Siena, presidente del Gruppo Arthemisia - che ha organizzato la mostra - ha voluto sottolineare che "ci sono alcuni artisti che entrano prepotentemente nel cuore di tutti, a prescindere dalle latitudini e dall’età". Rappresentano quel particolare genere di artisti, ha aggiunto, che non hanno bisogno di essere spiegati o capiti; sono semplicemente amati.

DA SAPERE - “C’è voluto del tempo affinché io capissi le mie ninfee”, dichiarò un giorno Claude Monet quando già stava dipingendo da tempo i suoi capolavori, ispirandosi allo stagno creato nei pressi della sua casa di Giverny, “le avevo piantate per puro piacere, e non avrei mai pensato di dipingerle…

All’improvviso mi accorsi di quanto fosse magico quello stagno. Afferrai la mia tavolozza, e da allora non ho praticamente più avuto altro modello per dipingere”. Acqua e ninfee. Lo stesso tema così costante e così amato, quasi un’ossessione per Monet, che spinse il grande critico d’arte Cesare Brandi a commentare: “Accanto a questi quadri incandescenti qualsiasi espressionista diventa un mucchio di cenere”.

www.ilvittoriano.com