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A TAvola con lo Chef


 

 

 

 

 

 

Il più grande fotografo del Novecento era Leone ascendente Sagittario 

 

dell’Astrologa Martina

 

Una scena di Victoire de la vie, documentario sugli ospedali spagnoli durante la Guerra Civile Spagnola, diretto con Herbert Kline nel 1937. (foto MoMa New York) Un fotogramma da Le Retour, reportage del 1945 sul ritorno in patria dei prigionieri di guerra francesi. (foto U.S. Office of War Information) Henry Cartier-Bresson sulla copertina della sua biografia firmata Pierre Assouline, Collection Folio 2001. Il catalogo della mostra che il Museum of Modern Art di New York ha dedicato a Cartier-Bresson, Thames & Hudson e MoMa 2010.

Raccolta di interviste e conversazioni con Henry Cartier-Bresson, Contrasto Books 2014. Il volume fotografico Henry Cartier-Bresson, Photographe pubblicato da Delpire Edition nel 2016. Una foto di Cartier-Bresson esposta alla mostra. (foto © Eugenia Sciorilli) Una foto di Cartier-Bresson esposta alla mostra in corso al Vittoriano di Roma I grandi Maestri. 100 anni di fotografia Leica. (foto © Eugenia Sciorilli)

Fuoco su fuoco, Leone ascendente Sagittario... Sono le due valenze fondamentali, a livello astrale, di Henri Cartier-Bresson, il fotografo più importante e famoso del ventesimo secolo.

*****

Nel 1931, una lettera allarmante raggiunse Monsieur Laverdier, un anziano e molto conosciuto commerciante della Normandia. Era un uomo ricco, e sua figlia aveva sposato un altrettanto benestante imprenditore tessile, da cui aveva avuto cinque figli che con i genitori avevano spesso trascorso periodi di vacanza nel castello dei Laverdier a Dieppe, in Alta Normandia. Henri in particolare, il maggiore dei nipoti, che recalcitrava di fronte alla prospettiva di entrare nell’azienda del padre, amava quei luoghi che più dell’appartamento parigino e delle scuole esclusive che frequentava offrivano spazio alla sua irrequietezza e al suo temperamento artistico. Quella lettera, proveniente dalla lontana Costa d’Avorio, era sua: il giovane, che si trovava in Africa da mesi, informava il nonno di essere gravemente malato di una pericolosa malattia tropicale, e arrivava a dargli istruzioni sulla sua sepoltura, che desiderava avvenisse appunto in Normandia, ai bordi del faggeto di Eawy. Quel giovane però sarebbe presto guarito, e avrebbe goduto di una vita lunga e ricchissima di viaggi ed esperienze, diventando celebre come il padre della fotografia giornalistica dal vivo, autore di scatti capaci di cogliere quello che lui stesso chiamava “il momento decisivo”: il grande Henri Cartier-Bresson.

Che quel giovane borghese nato il 22 agosto del 1908, appassionato di pittura e arti visive, introdotto nel milieu del Surrealismo parigino, decidesse a ventun anni di partire per la Costa d’Avorio e vivere cacciando alligatori, non fu ovviamente solo dovuto alla sua irrequietezza e alla sua ricerca di una via personale. Una passione intensa e infelice lo aveva legato per due anni a Mary “Caresse” Crosby, un’americana trasferitasi a Parigi col marito poi morto suicida. La coppia aveva una casa editrice e pubblicavano loro stessi opere letterarie di mediocre valore, ma in compenso diedero alle stampe opere di Joyce, Ezra Pound, Hemingway, Sterne e diversi altri. Alla fine, Caresse troncò la relazione con Henri, che, ispirato dalla lettura di Cuore di tenebra di Conrad, decise di affrontare la sua personale discesa verso il cuore dell’Africa francese. Ne riemerse alla fine del 1931, attraccando a Marsiglia con la consapevolezza che la sua strada non era la pittura, ma la fotografia; proprio a Marsiglia acquistò la sua Leica, una piccola macchina fotografica che i suoi scatti avrebbero resa leggendaria. Proprio per le sue dimensioni ridotte, gli consentiva di scattare foto nelle strade senza farsi notare e di cogliere appunto il “momento decisivo” che cercava; per passare inosservato Cartier-Bresson arrivò a dipingere di nero le parti cromate della sua Leica in modo che non brillassero sotto la luce.

Le sue fotografie giornalistiche, mai convenzionali e rigorosamente in bianco e nero, segnarono la storia. Henri assieme ad altri colleghi fondò un’agenzia fotografica che divenne celebre, e poté così scegliere dove cercare i suoi “momenti decisivi”. Aveva infatti un istinto naturale per trovarsi al momento giusto nel posto giusto: fotografò Gandhi un’ora prima del suo assassinio, e realizzò uno sbalorditivo reportage sui suoi funerali; immortalò la guerra civile spagnola e la seconda guerra mondiale, durante la quale fu fatto prigioniero e fuggì da un campo di lavoro nazista; fu testimone delle guerre di liberazione dal colonialismo, della presa del potere di Mao in Cina e del post-stalinismo nell’URSS degli anni Cinquanta; ma allo stesso modo fu capace di catturare e trasformare in arte istanti di vita delle persone comuni, mentre si aggirava nelle strade di tutto il mondo cercando di rendersi invisibile. La sua opera attraversò il Novecento, costituendo allo stesso tempo un documento storico irripetibile e il fondamento di una nuova forma espressiva e artistica. Quella di Cartier-Bresson non fu mai una ricerca tecnica: «Sono, e sono sempre stato, completamente indifferente alla tecnica fotografica. Preferisco usare la macchina più piccola possibile: se la tua attrezzatura è piccola, la gente non fa caso a te». La sua era piuttosto una tecnica mentale: «È una questione di concentrazione», diceva.

Leone, segno zodiacale di nascita di Cartier-Bresson. Sagittario, segno zodiacale ascendente di Cartier-Bresson.

Nato sotto il segno del Leone, con ascendente Sagittario, dall'incontro di questi due segni di Fuoco Henri Cartier-Bresson traeva il suo carattere dinamico, espansivo e vitale e la passione per i viaggi, l'arte e la cultura; da questo aspetto astrale risultava anche accentuata la sua ambizione per il successo e la costante ricerca di arricchimento della personalità. Luna in Cancro nel tema natale gli donava intuito, sensibilità e fine intelligenza, ma anche una certa propensione alla dipendenza affettiva, caratteristiche, queste, potenziate da Venere nello stesso segno. Giove in Leone ne favoriva il successo e la notorietà in campo artistico, e una forte volontà nel perseguire obiettivi, sorretta da una solida fiducia in se stesso. Anche Marte in Leone conferiva a Cartier-Bresson un carattere attivo, intraprendente ed energico e ne garantiva l'affermazione personale e sociale. Mercurio in Vergine, infine, accresceva la sua capacità di concentrazione, l'attenzione al dettaglio e la ricerca della perfezione.

Cartier-Bresson morì nel 2004 con accanto la seconda moglie Martine e la figlia Justine, pochi giorni prima del suo novantaseiesimo compleanno, ben settantatré anni dopo quella vecchia lettera in cui disponeva dei suoi funerali. A partire dagli anni Settanta aveva quasi abbandonato la fotografia per tornare al disegno e alla pittura, che peraltro avevano continuato a rappresentare un modello consapevole per la sua opera fotografica: «La fotografia per come la concepisco è come un disegno: uno schizzo tracciato istantaneamente con l’intuito e che non si può correggere. La vita accade una sola volta.»








 

 

 

 





 

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