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Un libro una città : Isfahan
“La via per Isfahan” di Gilbert Sinouè (Neri Pozza)

di Bruga

 

Il ponte Khaju, considerato il più bello della provincia. (foto Bruga) L'ora del tramonto al ponte Khaju. (foto Bruga) Il seicentesco ponte delle 33 arcate costruito dalla dinastia dei Safavidi. (foto Bruga) Donna in preghiera alla Moschea Qom. (foto Bruga)

La cattedrale di Vank nel quartiere armeno chiamato Nuova Julfa. (foto Bruga) Il museo della cattedrale e della comunità armena. (foto Bruga) Gli ambienti interni dello storico Grand Bazar. (foto Bruga)

Piazza Naqsh-e-Jahan, la piazza reale tra le più grandi al mondo. (foto Bruga) Particolare del minareto della Moschea del Venerdì. (foto Bruga) Le arcate interne della Moschea dello Scià dichiarata Patrimonio Unesco nel 1979. (foto Bruga) I minareti che affiancano la facciata della Moschea dello Scià. (foto Bruga)

La cupola e il prospetto della Moschea intitolata al leader religioso Sheikh Lotfollah. (foto Bruga) Particolare del portale d'ingresso alla Moschea Sheikh Lotfollah. (foto Bruga) La facciata e il cortile del Museo di Arti Decorative. (foto Bruga) Decorazioni interne del Palazzo Ali Qapu, antica residenza degli scià di Persia. (foto Bruga)

La grande cupola centrale del Palazzo Hasht Behesht, bene protetto dall'Iran's Cultural Heritage Organization. (foto Bruga) Il padiglione Chehel Sotoun costruito in stile Talar agli inizi del XVIII secolo. (foto Bruga) Vendita di samovar in rame, ottone e acciaio. (foto Bruga) Ceramiche dipinte e tessuti rigorosamente realizzati a mano in un negozio di artigianato. (foto Bruga)

Un bel romanzo storico, che ci riporta indietro di un millennio ai tempi di Avicenna, grande scienziato islamico morto nella meravigliosa città persiana di Isfahan, che ancor oggi stupisce il turista con la seconda piazza più grande al mondo (dopo la pechinese Tien An Men) e con una impeccabile gestione del centro storico, fra i più ordinati e vivibili non solo del “Sud del mondo”, ma in assoluto!

Il romanzo di Gilbert Sinoué, Biblioteca Neri Pozza 2009. Una delle immagini che non dimenticherò mai, oltre alla partitella di calcio fra bambini in un angolo della gigantesca piazza Imam, è il tramonto visto dai ponti storici sul fiume Zayandeh: ce ne sono almeno due da ammirare, quello delle 33 arcate e il Khaju. Tutta la città o quasi vi si raduna, sul lato in ombra se fa troppo caldo, e passa un paio d’ore nei giardini circostanti, che sono – giova precisarlo visto che i nostri sono in genere ridotti in condizioni pietose – puliti, ordinati e accoglienti sia per i pedoni che per i ciclisti. In momenti come questi si ha un’idea chiara del popolo iraniano attuale, che spiega anche i recenti scontri di piazza (al di là di dietrologie e strumentalizzazioni): sono persone tranquille e aperte all’Occidente, ma da quasi 40 anni devono subire una teocrazia impostasi anche e soprattutto per colpa delle grandi potenze. Gli ajatollah non li tollera quasi più nessuno, ma non potendo liberarsene i saggi cittadini di Isfahan e delle altre grandi città iraniane hanno fatto di necessità virtù: rispettano in pubblico alcune imposizioni come il velo femminile o il divieto delle bevande alcoliche, ma danno sfogo alla loro vena anarchica andando in moto senza casco come nell’hinterland napoletano … In sostanza, aspirano a una vita tranquilla e semplice, con qualche bene di consumo ormai accessibile, dallo smartphone coreano alla lavastoviglie tedesca. Mai un accenno di proselitismo o di fanatismo, neanche nelle moschee più ufficiali come quella di Qom (famosa per la infiammata predicazione dell’ajatollah Khomeini), che ci è sembrata soprattutto un gigantesco centro sociale nel quale manca poco che i bambini tirino fuori un pallone …

Insomma, i pregiudizi che impediscono all’Iran un meritato decollo turistico sono dovuti a una dirigenza politica nel migliore dei casi impreparata alla modernità, e in altri periodi fanatica e avventurista. Proprio un peccato, perché la sola Isfahan meriterebbe ben più di un paio di giorni di visita, e forse dovrebbe diventare materia di studio per qualche primo cittadino di metropoli italiane allo sbando …

Moschee gigantesche, bazar tanto vasti quanto autentici e dunque  poco turistici, madrasse storiche e bellissimi palazzi del Cinque- Seicento sono nel programma di qualsiasi viaggio organizzato, ma Isfahan offre anche due o tre visite meno prevedibili: il quartiere armeno con relativa cattedrale seicentesca, ma anche il tempio del fuoco dell’antico culto zoroastriano. Il tour operator Apatam (www.apatam.it) si è rivelato particolarmente attento anche agli aspetti meno banali del viaggio, e mi sento di consigliarlo a chi volesse approfittare della imminente primavera per un viaggio - anche solo di una settimana – alla scoperta di un paese e di una società di estremo interesse.  

Un ultimo accenno pratico: gli hotel frequentati dagli occidentali sono puliti e di buon livello, con wifi gratuito e pasti a buffet abbondanti ma non molto fantasiosi …  Meglio andare in giro a cercare qualche buon locale tradizionale oppure, proprio nel quartiere armeno, alcuni tentativi di cucina fusion in ristoranti “ultramoderni” che stanno nascendo dopo la fine dell’embargo e l’aumento dei turisti stranieri. E se siete golosi, a Isfahan potete scegliere fra un locale tutto dedicato alla Nutella e alcune smisurate pasticcerie tradizionali, dove il miele scorre a fiumi!  








 

 

 









 

 

 

 

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