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Intervista allo scrittore e critico letterario Diego Zandel

di Eugenia Sciorilli

 

Il saggio di Diego Zandel, edizioni Novecento. 2018 Uno scorcio del Parco Naturale di Papuk in Slavonia. (foto Papuk ParK) La cittadina di Osijek, situata sul fiume Drava in Slavonia. (foto Alessandra Baldassari) Veduta notturna del Parlamento ungherese a Budapest situato sulla sponda del Danubio nella zona di Pest. (foto Alessandra Baldassari)

La vasca centrale delle Terme Gellert a Budapest, sede della Società Internazionale di Balneologia. (foto Alessandra Baldassari) Veduta parziale di Sarajevo, il fiume Miljacka e il grande edificio della Vijenica, Biblioteca Nazionale ed Universitaria della Bosnia ed Erzegovina. (foto sito ufficiale Vijenica) Lo Stari Most di Mostar in Erzegovina, ponte ottomano di XVI secolo dichiarato Patrimonio Unesco nel 2005. (foto Sinisa Sesum/Unesco) Il palazzo del Parlamento serbo a Belgrado costruito in stile accademico nel 1907. (foto Alessandra Baldassari)

Il monumento equestre al Principe Michail davanti il Museo Nazionale della Serbia a Belgrado. (foto Alessandra Baldassari) Particolare della Fortezza veneziana di Cattaro, città costiera del Montenegro. (foto Alessandra Baldassari) Il porticciolo e il centro abitato di Perasto, frazione del comune di Cattaro nel Montenegro. (foto Alessandra Baldassari)

Il lago di Ocrida (Ohrid) in Albania, uno dei più vasti della penisola balcanica. (foto Alessandra Baldassari) La facciata del Museo Storico Nazionale di Tirana. (foto Alessandra Baldassari) Architettura antica e moderna in piazza Scanderger a Tirana. (foto Alessandra Baldassari)

Dalle coste della Croazia fino alla lontana porzione di Turchia europea, con la Bulgaria a nord e la Grecia a sud, si estende la Penisola Balcanica, incastonata tra Mar Adriatico e Mar Nero e percorsa da uno dei più iconici fiumi del nostro pianeta, il Danubio. A questa parte d'Europa straordinariamente ricca di etnie e infinitamente varia di paesaggi è dedicato "Balcanica", il nuovo libro dello scrittore e critico letterario Diego Zandel, appartenente a una famiglia di esuli istriani e da pochi mesi residente a Manziana, suggestiva località dei Monti Sabatini poco distante dal Lago di Bracciano, in compagnia della seconda moglie Alessandra, dopo aver vissuto fin dalla primissima infanzia nel Quartiere Giuliano-Dalmata di Roma.

A lui chiediamo:

D. - Quali sono le ragioni che ti hanno spinto alla genesi di "Balcanica"?

R. - Questo mio nuovo libro raccoglie tutte le mie recensioni dei libri di autori balcanici e di libri che parlano dei Balcani scritte negli anni, sia per la Gazzetta del Mezzogiorno che per il Piccolo di Trieste, ma in particolare per l'Osservatorio dei Balcani e del Caucaso. Lo scrittore Mario Quattrucci, che dirige la collana "Entroterra" per la casa editrice Novecento Libri mi ha chiesto un libro a riguardo e io l'ho realizzato, seguendo un filo che attraversa tutti i Paesi di questa vasta terra così vicina e così poco conosciuta.

D. - Quanto ha influito il tuo essere profugo istriano, nato proprio durante il tormentato esodo degli esuli fiumani dal territorio d'origine, con Roma come destinazione finale? 

R. - Certamente sono stato favorito dalle mie origini fiumane, oltre che dalle mie frequentazioni (di autori dei Balcani - n.d.r.) e dai miei viaggi in territorio balcanico.

Da ricordare che Diego Zandel, insieme a Giacomo Scotti, ha firmato per le Edizioni Mursia un "Invito alla lettura di Andric" (1981), saggio tascabile che fornisce ai lettori un ritratto a tutto tondo dello scrittore serbo Ivo Andric, Premio Nobel per la Letteratura nel 1961 e famoso nel mondo per il suo romanzo "Il Ponte sulla Drina", pubblicato nel 1945 da Mondadori.

Proponiamo ora ai lettori di Travel Carnet due stralci di "Balcanica", il primo dedicato a una descrizione tanto sintetica quanto affascinante della Ex Yugoslavia, e il secondo incentrato su un territorio particolarmente vicino all'Italia, la Slovenia.

Ex Yugoslavia 

Negli anni Settanta, con la liberalizzazione del regime comunista di Tito, molti jugoslavi emigrarono in Germania occidentale, in particolare i croati. Molti di coloro che sono arrivati all’età della pensione, sono poi tornati a godersela in patria. Altri, in particolare i figli, che più si sono integrati nella società tedesca, acquisendone lingua e cultura, sono rimasti. Qualcuno è diventato scrittore, di lingua tedesca, naturalmente.

Penso a Nataša Dragnić, Zoran Drvenkar, Marica Bodrožić, dei quali parlerò più avanti, pubblicati poi, di rimessa, in Italia rispettivamente da Feltrinelli, Fazi e Zandonai, e ciò evidentemente per quegli incroci editoriali che nascono tra i grandi editori occidentali piuttosto che con quelli dei paesi più periferici, poco conosciuti o, comunque, poco influenti. Lo conferma il fatto che, tra gli scrittori che scrivono invece direttamente in croato, da noi grande fortuna hanno avuto, ad esempio, due autori come Predrag Matvejević e Dubravka Ugresić che, fuoriusciti negli anni Novanta dalla Croazia per la loro opposizione all’autoritarismo nazionalista di Franjo Tuđijman, sono venuti a vivere e a lavorare rispettivamente in Italia e in Olanda, ed entrambi, ben presto, conosciuti e pubblicati dai maggiori editori italiani.

C’è da chiedersi se avrebbero avuto analoga sorte se fossero rimasti in patria. Mi si permetta di dubitare, anche in considerazione del fatto che, ad esempio, un classico della letteratura croata del Novecento, che è anche un gigante della letteratura europea, come Miroslav Krleža, si è potuto leggerlo solo grazie all’impegno di una piccola casa editrice come Studio Tesi di Pordenone, per altro ora pure scomparsa.

Slovenia 

Gli Sloveni non amano essere definiti balcanici, preferiscono di gran lunga essere considerati parte della Mitteleuropa, il che, per cultura e influenze, corrisponde alla realtà. C’è però anche da aggiungere che Mitteleuropa e Balcani hanno un legame storico e culturale profondo. Oltre a ciò è anche innegabile che la Slovenia ha fatto parte della Jugoslavia, ovvero degli Slavi del Sud, prima del Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni, quindi della Repubblica Federativa Socialista di Jugoslavia, per aderire alla quale hanno partecipato alla lotta popolare con Tito, traendone addirittura vantaggi territoriali. Non potevo escluderli.

La sua letteratura vanta molti scrittori interessanti come Ivan Cankar, France Prešeren e Srečko Kosovel, il primo dei quali ho letto poco più che bambino grazie all’Edit, la casa editrice della minoranza italiana che, nata nel 1952, pubblicava, traducendone in italiano le opere, autori sloveni e degli altri paesi dell’allora Jugoslavia. Una conoscenza che ho poi approfondito attraverso il trimestrale letterario “La battana”, sempre dell’Edit e alcuni, come il poeta Ciril Zlobec, conosciuti personalmente da quando, affacciatomi al mondo delle lettere, ho cominciato ad allargare agli scrittori il mio giro di conoscenze nel corso delle mie vacanze fiumano/jugoslave. In questo ambito vanno considerati anche gli scrittori della minoranza slovena in Italia, con il loro decano, che in qusto capitolo considererò più da vicino, Boris Pahor, pur non essedo certo l’unico di una schiera di poeti e narratori, potendo la minoranza slovena in Italia contare anche su Aloiz Rebula, Miroslav Košuta e Tatjana Roić, della quale proprio recentemente l’editrice La nave di Teseo ha pubblicato il romanzo dai tratti autobiografici “La figlia che vorrei avere”.

Scrittori e poeti tutti che ho molto considerato vicini a me dal punto di vista emozionale per il comune destino che ha posto le nostre radici, pur appartenendo a lingue e culture 26 Diego Zandel diverse, sulla stessa linea di confine. Una frontiera che se da una parte divide dall’altra unisce, tenendo conto, come ha scritto lo studioso Angelo Floramo “che per secoli la ricca e complessa storia della Slovenia e quella del confine nord orientale del nostro Paese si sono intrecciate in comuni destini di corrispondenza storico-antropologica, culturale, sociale, pur con drammatici episodi di rottura che, malgrado inaccettabili radicalismi da ambo le parti, non hanno mai compromesso veramente il desiderio di un confronto, di uno scambio, di un riconoscimento di identità più profonde di quelle che un confine avrebbe voluto negare".

www.diegozandel.com