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Inchiesta: Una donna, un museo / 2 - Firenze

Testo e foto di Maria Francesca Gallifante 

  

Amalia Ciardi Duprè al lavoro nel suo laboratorio. (foto Maria Francesca Gallifante) L'artista con un'allieva. (foto Maria Francesca Gallifante) Una sala del Museo-Fondazione Amalia Ciardi Duprè. (foto Museo CAD)

Abside della Chiesa di Santa Maria e San Lorenzo a Vincigliata, 1980-1987. (foto Diocesi di Fiesole) Abside della Chiesa di Santa Maria e San Lorenzo a Vincigliata, particolare Le donne della Bibbia,1980-1987. (foto Diocesi di Fiesole) Abside della Chiesa di Santa Maria e San Lorenzo a Vincigliata, particolare I profeti, 1980-1987.
(foto Diocesi di Fiesole)

Il catalogo della mostra Bios e Thanatos vita e morte, Editrice Socialmente 2009. Opere di Amalia Ciardi Duprè alla mostra 2012 del Gruppo Donatello di Firenze. (foto Maria Francesca Gallifante) L'angelo protettore, disegno. (foto Maria Francesca Gallifante) Madre e figlio, disegno. (foto Maria Francesca Gallifante) Donna con colomba, disegno. (foto Maria Francesca Gallifante)

Il poster della mostra Arte, mito e poesia tenuta a Siena in Contrada Capitana dell'onda. Il libro presentato da Amalia Ciardi Duprè in occasione del bicentenario dello scultore Giovanni Duprè, Il Valico Edizioni 2017. Il programma 2018 della seconda edizione di Un thè con Amalia, pomeriggi musicali al Museo CAD

Una vita a scolpire estraendo dalla terracotta e dal bronzo figure piene di suggestione, che ti incantano con la loro intensità, una grande artista: questa è Amalia Ciardi Duprè, fiorentina di nascita e di cuore, perché il legame con la culla del Rinascimento e la Toscana è molto forte.

Nel 2005 è stata insignita a Palazzo Vecchio del premio “Fiorino d’oro” per la scultura, lei che è la discendente del grande scultore Giovanni Duprè. Dieci anni dopo, nell’ottobre del 2015, Amalia ha voluto testimoniare la dedizione a Firenze aprendo, in Via degli Artisti, all’età di ottant’anni, la sua fondazione, che è un museo aperto gratuitamente al pubblico, attraverso il quale lei riesce ad “esprimere quello che mi nutre e stimola nel profondo”. Nell’intervista che le abbiamo fatto testimonia l’amore per la città natale: “Questo museo è un mio omaggio a Firenze, che ho tanto amato, qui ho raccolto opere significative, che possono insegnare qualcosa anche ai giovani”.

Un luogo aperto a coloro che lo vogliono visitare, senza biglietto, “perché l’arte deve diffondersi ed essere visibile a tutti”. Dal museo si varca una porta e si accede al laboratorio, che è “l’officina dove mente e mani si fondono per creare”. Il martedì mattina è il giorno dell’incontro con le allieve, ora sono otto, alcune vengono da più di quindici anni. Amalia spiega: “ho avuto anche uomini, ma sono le donne quelle che mi sono sempre rimaste accanto”.

Qual’è il tuo rapporto con le allieve? “Scolpire è condividere con loro la mia esperienza è donare una parte del cuore, per tramandarlo alle nuove generazioni”.

Cos’è per te l’arte? “E’ la ragione della mia vita, ma anche la testimonianza della mia fede. Buona parte delle opere che ho scolpito sono dedicate al sacro. Ma altre le ho forgiate per entrare nella storia e non solo quella antica, come ad esempio la mitologia etrusca”.

In una grande mostra: “Turan e il mistero etrusco”, allestita a Fiesole presso il Museo archeologico, da dicembre 2010 a febbraio 2011, Amalia ha ripercorso la storia religiosa del popolo etrusco, con un impegno di ricerca notevole, per poter forgiare le rappresentazioni delle molteplici divinità.

Amalia è sempre stata attenta ai temi civili e alle violazioni dei diritti umani come testimonia la mostra “Vita e morte” del 2009, presso la Sala delle Esposizioni dell’Accademia delle Arti del Disegno. La prima sezione era dedicata al tema dell’immigrazione e a Samba un giovane senegalese, ucciso di notte a Rimini nel 2001, mentre era intervenuto per difendere un fornaio che era stato aggredito da quattro balordi. Morire fra il pane, lui mussulmano, per aiutare un riminese cattolico. Questo ci insegna molto. Nella seconda sezione i crimini della storia dell’Argentina, con tanti civili “desaparecidos”, rapiti e fatti morire, e la protesta delle loro madri, che si radunavano per protestare, con le foto dei figli scomparsi nelle mani: “le madri della Plaza de Maio” di Buenos Aires. L’ultima sezione era dedicata alla mafia.

Ma è il sacro l’elemento predominante della scultura di Amalia e il suo capolavoro, frutto di nove anni di assiduo lavoro, è l’abside e la cappella del Santissimo Sacramento della chiesa di Santa Maria e San Lorenzo a Vincigliata, una piccola frazione immersa fra le colline di uliveti e cipressi, fra Settignano e Fiesole.

Nell’abside della chiesa in tre grandi pareti sono raffigurate scene bibliche tratte dell’Antico e dal Nuovo Testamento, un percorso sacro in terracotta, che parte dalla creazione e dal peccato di Adamo ed Eva, per giungere alla venuta di Gesù e al Giudizio universale. Al centro dell’abside domina un Cristo, con le braccia che sembrano volersi staccare dalla croce, per abbracciare il viandante che, nella sua passeggiata fra le ridenti colline, si sofferma in questo angolo di Paradiso e fa una sosta raccogliendosi in preghiera. Nella cappella del Santissimo, a lato dell’altare in bronzo opera di Amalia, si cela un’altra meraviglia: una parete con la storia di S. Lorenzo, diacono e martire, e una splendida Madonna. Peccato che la chiesa ora sia chiusa e visitabile solo in occasione di rari eventi particolari, come passeggiate fra le colline alla scoperta del sacro, organizzate da associazioni locali.

Ma tornando all’intervista chiedo ad Amalia quali sono le persone che hanno più contato nella sua carriera artistica. Risponde: “I miei genitori Erminia e Giovanni, ma in particolare mio padre, che ha creduto nelle capacità e talenti che possedevo, lui mi ha sempre incoraggiato. Ho iniziato a modellare la creta che ero una bambina di sei anni, per me era come un gioco, ma papà Giovanni mi faceva capire che era un impegno, come di fatto è diventato per tutta la mia vita”.

Dopo i genitori una figura carismatica, quella di Don Pesci che sopraintendeva anche alla chiesa di Vincigliata. “Con don Pesci ho avuto un rapporto di autentica amicizia e fiducia reciproca, con lui ho maturato un percorso sacro che si è riflesso nelle opere che ho creato”, a iniziare dal decoro della chiesa per completarsi con innumerevoli opere d’arte, fra cui il “Cristo fra gli ulivi” e “San Francesco e il lupo”, che erano integrati nella natura dell’eremo di Vincigliata, dove la scultrice ha vissuto per quindici anni.

Poi Amalia mi parla di Paolo, l’amore che ha arricchito la sua vita: “Sono stata felice negli anni trascorsi accanto a lui, mi manca, perché Paolo non era solo un compagno, lui era con me creativo, un grande amante dell’arte pur essendo un medico”.

Sorride Amalia raccontando momenti della limpida carriera, sempre all’insegna della riservatezza. Il suo amore per la scultura dura da oltre settant’anni, nel 1957 fu premiata ad Assisi in occasione della Mostra d’arte sacra alla Pro Civitate Cristiana e da allora ha allestito numerose personali e partecipato a Biennali d’arte e mostre in Italia e all’estero.

Su un tavolino, entrando nella sala del museo, c’è una cartolina che si può prendere, c’è raffigurata Amalia che lavora la creta di una scultura, con una frase di San Francesco d’Assisi: “Chi lavora con le mani è un operaio, chi lavora con le mani e la testa è un artigiano, chi lavora con le mani, la testa e il cuore è un artista”.

Grazie Amalia, tu sei davvero una grande artista, che ama la semplicità e rifugge i successi mondani e la notorietà, vive nella sobrietà e si dedica con cuore ed anima alla passione più grande: l’amore per l’arte e la scultura.

Fondazione Amalia Ciardi Duprè
Via degli Artisti 54r Firenze
Tel. 055.579326

www.amaliaciardidupre.it

info@amaliaciardidupre.it

I cataloghi delle mostre citate sono acquistabili presso la Fondazione Amalia Ciardi Duprè.

2 - continua

Prossima puntata della nostra inchiesta:
3 - Milano, Museo Poldi Pezzoli (di Eugenia Sciorilli)






 

 

 




 



 



 

 

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