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Un percorso creato da Dante Ferretti
per il museo diretto da Christian Greco

di Luisa Sodano

 

Busto dell'esploratore e collezionista d'arte Bernardino Drovetti. (foto Bruga) Il primo nucleo di reperti egizi importati in Italia da Drovetti nei primi anni dell'Ottocento. (foto Bruga) L'ingresso principale del Museo Egizio in Via Accademia delle Scienze. (foto Bruga) Il percorso del Grande Nilo ideato dallo scenografo Dante Ferretti.

L'auto d'epoca e il grande cartello della mostra Missione Egitto 1903-1920. (foto Bruga) Sarcofago dello Scriba regio proveniente dalla necropoli di Butehamon. (foto Bruga) Sarcofagi in pietra nera nella Galleria dei sarcofagi. (foto Bruga) Particolare del sarcofago dell'architetto Kha. (foto Bruga)

Statuetta di Kha e corredo funebre dalla sua tomba e della moglie Merit. (foto Bruga) Piccole ampolle in pasta vitrea per la conservazione di unguenti provenienti dalla tomba di Kha e Merit. (foto Bruga) Vasellame rinvenuto nella Tomba di Kha e Merit. (foto Bruga) Scacchiera per l'antico gioco da tavolo noto come senet, appartenuta a Kha e Merit. (foto Bruga)

Tavoletta decorata con figure di faraone e dei. (foto Bruga) Frammento di pittura su pietra calcarea raffigurante una danzatrice, XIX dinastia. (foto Bruga) La Grande Sala dei Re nella nuova sistemazione di Dante Ferretti. (foto Bruga)

Gruppo scultoreo con faraone e dio Amon, XVIII dinastia. (foto Bruga) Statua in pietra arenaria del faraone Sethi II su piedistallo rettangolare. (foto Bruga) La statua in diorite raffigurante il faraone Ramses II in trono, XIX dinastia. (foto Bruga)

Christian Greco chiude la serata inaugurale di un congresso scientifico cui ho partecipato di recente a Torino e fa il botto: mai vista una sala di professori e studenti un po’ annoiati rianimarsi alle parole di un alieno, qual è il brillante quarantaduenne Direttore del Museo Egizio (www.museoegizio.it). La passione con cui parla di antichi sarcofagi, tecnologie innovative per studiare le mummie, nuove campagne di scavi intraprese dall’antica istituzione torinese contagia il pubblico e sono applausi a scena aperta.

Nelle stesse giornate sempre nella capitale sabauda sono invitata a una cena con un geniale produttore di riso: la serata scorre piacevolmente tra piatti della tradizione rivisitati con interessanti intuizioni dello chef (www.ristorantecarlina.it) e il discorso scivola ancora sull’Egitto. Il nostro ospite racconta la storia di un suo antenato, tal Bernardino Drovetti, un po’ avventuriero e voltagabbana, che si mise al seguito di Napoleone nella spedizione in Egitto, dove rimase anche dopo il Bonaparte. Tornò poi a Torino con un “malloppo” di antichità egizie che di fatto costituirono il primo nucleo del museo torinese, anno di fondazione 1824.

Risultato di queste strane coincidenze: decido di rivisitare dopo tanti anni una delle più importanti raccolte egizie del mondo, superando il ricordo non bellissimo di un luogo polveroso simile a un deposito, e … mi si apre un mondo, grazie al nuovo allestimento promosso dal Direttore Greco che consente un percorso di circa 5.000 anni, dal 4.000 a.C. al 700 d.C., nello spazio di un’ideale risalita lungo il Nilo, che lo scenografo Dante Ferretti riproduce lungo le scale mobili, in un originale omaggio ad Alberto Burri.

Intanto, all’ingresso mi accoglie un grande cartello “Missione Egitto 1903-1920. L’avventura archeologica M.A.I. (Missione Archeologica Italiana) raccontata” e mi chiedo “Cosa sarà MAI?”. Vengo a sapere, nella mia abissale ignoranza, del mitico Direttore degli inizi del Novecento, Ernesto Schiaparelli che, previa autorizzazione dell’egittologo francese Gaston Maspero, Direttore Generale delle Antichità al Cairo, suo amico ed ex professore, con un finanziamento di circa 20.000 lire/anno condusse ben dodici campagne in undici siti diversi dell’antico Egitto. Superando il puro collezionismo e adottando un rigoroso metodo di contestualizzazione, straordinarie furono le sue scoperte; per citarne alcune: la tomba di Nefertari, grande sposa reale di Ramesse II, e quella dell’architetto Kha e della consorte Merit, ritrovata intatta e attrazione fatale del museo. Solo per questa bisognerebbe visitare il museo torinese: è bello vagare ammirando il sarcofago antropomorfo di Kha in legno di cedro decorato d’oro, quello della consorte, le mummie, i vasi canopi, che contenevano le viscere estratte dal cadavere durante la mummificazione, oggetti della vita quotidiana come tuniche, vesti, scacchiere, lenzuola, sedie, armadietti, resti di cibo fossilizzato e gli strumenti del mestiere dell’architetto. Di Merit erano conservati anche gioielli, oggetti di bellezza e la sua splendida parrucca nera. Nella tomba fu rinvenuto pure un papiro con formule del Libro dei Morti. 

Una full immersion quasi onirica che si completa con la Galleria dei Sarcofagi e si conclude con il suggestivo Statuario di Dante Ferretti nel percorso denominato “Riflessi di pietra”.

Un gran bel posto, garantisco!

www.turismotorino.org

 

 

 







 

 

 

 

 

 

 

 

 





A Tavola con lo Chef