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Un libro una città : Persepolis
“Oltre il velo dell’Iran” di Marco Crisafulli (Goware)

di Bruga

 

Panoramica del sito archeologico di Persepoli. (foto Bruga) La Porta di tutte le Nazioni. (foto Bruga) Particolare dei rilievi dell'Apadana, grande sala ipostila. (foto Bruga)

L'ala sud del Tachara, palazzo di Dario il Grande. (foto Bruga) Capitelli a forma di grifone sul Viale delle Processioni. (foto Bruga) La Tomba di Ciro il Grande nella piana di Pasargade. (foto Bruga)

Il complesso delle tombe rupestri di Naqsh-e Rostam. (foto Bruga) Particolare della Tomba di Dario I. (foto Bruga) Rilievo raffigurante l'incontro tra Dario e Serse. (foto Bruga)

Rilievo del Trionfo di Shapur I. (foto Bruga) La moschea Nasir ol Molk, nota come moschea rosa a Shiraz. (foto Bruga) Il santuario dello Scià Cheragh a Shiraz. (foto Bruga)

Il Palazzo del Golestan, residenza reale della dinastia Qajar a Teheran. (foto Bruga) Una sala del Museo del Vetro e della Ceramica a Teheran. (foto Bruga) La Torre Azadi, porta d'ingresso alla città di Teheran e monumento commemorativo dei re. (foto Bruga)

Filati di lana per la realizzazione dei tappeti Shiraz. (foto Bruga) Stand di spezie e caramelle a Shiraz. (foto Bruga)

Il libro di Marco Crisafulli, GoWare 2016. Uno dei capitoli più belli del recente volume dedicato da Crisafulli ai suoi numerosi viaggi nell’Iran contemporaneo è dedicato a ciò che resta del momento storico più memorabile di questo paese, l’impero degli Achemenidi. Persepolis era una sorta di capitale virtuale, un gioiello fatto apposta per impressionare e incutere timore ai visitatori stranieri, con il suo gigantismo e la sua magnificenza che possiamo intuire dalle rovine (per fortuna salvaguardate nei secoli dalla sabbia che ricoprì il tutto) e che una bella videografica, proiettata di continuo all’ingresso del sito, fa rivivere efficacemente.

Una visita superficiale richiede almeno un paio d’ore, ma naturalmente la grande scalinata, la porta di Serse, il palazzo e la scalinata di Apatam o il palazzo delle Cento Colonne richiederebbero molto più tempo … Comunque, dopo aver studiato da piccoli l’impero persiano e averlo considerato un nemico dei nostri “amici” greci, questa è l’occasione per rileggere la storia con occhi diversi e ammirare il livello di ricchezza e di civiltà raggiunto dal primo artefice di Persepoli, Dario il Grande, e dai suoi successori, i due Serse e i tre Artaserse, da noi in genere vituperati e considerati alla stregua di barbari.

Altri due monumenti fondamentali dell’ impero si trovano a poca distanza: il primo è la collina delle tombe rupestri di Naqsh-e Rostam, attribuite a quattro dei sovrani achemenidi. Avete presente il monte Rushmore, quel sito dove termina “Intrigo internazionale” di Hitchcock? Quello con i ritratti di alcuni presidenti USA scolpiti nella pietra? Beh, qui invece di Lincoln e Washington ci sono Dario e Serse a cavallo…

Uno spettacolo incredibile, almeno quanto la Tomba di Ciro che spicca nella piana di Pasargade. Una bellezza meno appariscente, ma altrettanto densa di storia. E siamo fortunati a poterla vedere, così come Persepoli, perché questi monumenti sono sopravvissuti non solo ai saccheggi di Alessandro Magno nel 330 a.C. , ma alla teocrazia khomeinista. Nei primi mesi dopo la rivoluzione, qualche ajatollah più esagitato tentò addirittura di distruggere questi monumenti, seguendo lo stesso contorto ragionamento dell’Isis (fanatici sunniti, e dunque ferocemente ostili agli sciiti iraniani, che infatti hanno contribuito in modo decisivo alla loro cacciata): si tratta di testimonianze di un periodo estraneo alla storia islamica, quindi meglio cancellarle!

L’opposizione degli abitanti della zona, fieri dei loro monumenti e anche consci del loro valore a fini turistici, riuscì a sventare questa follia.

Il punto di partenza della visita a Persepolis è Shiraz, città anch’essa interessante, e il punto di ingresso e di uscita dall’Iran è inevitabilmente la megalopoli di Teheran, la capitale. In entrambe vale la pena di vedere palazzi,moschee e musei dove vi porteranno, ma soprattutto di osservare la gente (molto amichevole tranne che al volante!), i negozi che vanno dall’antiquato spinto al modernissimo Apple Store, gli abiti assolutamente poco tradizionali e molto simili ai nostri, i nasi delle ragazze coperti in alta percentuale da cerotti (non per un precetto religioso ma perché, non essendo vietata, è di gran moda la rinoplastica) e l’alimentazione, molto più simile alla nostra dieta mediterranea di quanto possiate pensare.









 

 

 









 

 

 

 

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