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    Una grande mostra ricorda a Palazzo Ducale
    l'autore di "Le pietre di Venezia"

    di Eugenia Sciorilli

     

    Venezia, Diga Marittima. (© Ruskin Foundation, Lancaster) Ponte dei Pugni. (© Ruskin Foundation, Lancaster) Autoritratto con cravatta blu. (© The Morgan Library & Museum)

    Finestra di Ca' Foscari. (© Victoria and Albert Museum, Londra) Ca' d'Oro. (© Ruskin Foundation, Lancaster) Joseph Mallord William Turner, Venezia, Punta della Dogana e Santa Maria della Salute. (© The National Gallery of Art, Washington)

    "Grazie a Dio sono qui! È il paradiso delle città, e una luna sufficiente a fare impazzire metà dei savî della terra batte con i suoi puri sprazzi di luce sull’acqua grigia davanti alla finestra; e io sono più felice di quanto sia mai stato in questi cinque anni — felice davvero — felice come in tutta probabilità non sarò mai più in vita mia. Mi sento fresco e giovane quando il mio piede posa su queste calli, e i contorni di San Marco mi entusiasmano (….) Grazie a Dio sono qui!". Questo scriveva John Ruskin appena arrivato a Venezia, durante uno dei suoi frequenti e lunghi soggiorni nella fantasmagorica città lagunare.

    Dal 10 marzo scorso, e fino al prossimo 10 giugno, John Ruskin torna nella "sua" Venezia, grazie a una mostra di eccezionale spessore qualitativo ospitata nell'affascinante cornice dell'Appartamento del Doge di Palazzo Ducale, in Piazza San Marco, il più iconico dei luoghi veneziani. Voluta da Gabriella Belli - che dirige i Musei Civici Veneziani - quale tributo alla conoscenza e al mito di Venezia, la mostra è curata da Anna Ottani Cavina, e intende essere un omaggio a colui che fu il cantore della città forse più magica del mondo, e ne fu allo stesso tempo creatore del mito finora imperituro che spinge milioni di viaggiatori da ogni angolo del pianeta, ogni anno, a visitarla. Commenta la curatrice della mostra: “Lo sguardo colorato di Ruskin sarà una rivelazione per il pubblico italiano, poiché è lui il più grande acquarellista dell’età vittoriana”.

    Monito per la salvezza di Venezia, la mostra vuole dunque essere anche una sfida a celebrare John Ruskin come grande e singolare pittore, al di là del suo eclettismo e della sua stessa determinazione a privilegiare la parola scritta.
    Personaggio centrale nel panorama artistico internazionale del XIX secolo, scrittore, pittore e critico d’arte, l’inglese John Ruskin (1819-1900) ebbe un legame fortissimo con la città lagunare, alla quale dedicò la sua opera letteraria più nota,
    “Le pietre di Venezia”: uno studio della sua architettura, sondata e descritta nei particolari più minuti, e un inno alla bellezza, all’unicità ma anche alla fragilità di questa città .
    Ruskin, ammirato da Tolstoj e da Proust, capace di influenzare fortemente l’estetica del tempo con la sua interpretazione dell’arte e dell’architettura, torna dunque in questi mesi a Venezia nei luoghi della sua ispirazione; torna a Palazzo Ducale, storico ed emblematico palazzo che egli esplorò a lungo da angolazioni diverse, usando taccuini, acquarelli, e lasciando in nostra eredità rilievi architettonici, calchi in gesso, albumine, platinotipi.

    Ad ospitarlo è la sequenza di sale e loggiati tante volte raffigurati, ove la scenografia di Pier Luigi Pizzi dà risalto alle presenze architettoniche e scultoree della Venezia gotica e bizantina, medievale e anticlassica che Ruskin stesso tanto amava e che desiderava preservare dall’oblio.
    “[Venezia] giace ancora davanti ai nostri sguardi come era nel periodo finale della decadenza: un fantasma sulle sabbie del mare, così debole, così silenziosa, così spoglia di tutto all’infuori della sua bellezza, che qualche volta quando ammiriamo il languido ri esso nella laguna, ci chiediamo quasi fosse un miraggio quale sia la città, quale l’ombra. Vorrei tentare di tracciare le linee di questa immagine prima che vada perduta per sempre, e di raccogliere, per quanto mi sia possibile, il monito che proviene da ognuna delle onde che battono inesorabili, simili ai rintocchi della campana a morto, contro le pietre di Venezia” (John Ruskin, The Stones of Venice, vol. I).

    Il percorso espositivo si focalizza sull’artista, articolandosi attorno a cento sue opere che ne documentano la vocazione a tradurre in immagini la realtà , fissando su migliaia di fogli, a penna e acquarello, il suo “instancabile tentativo di comprendere il mondo”. Si tratta eccezionalmente di prestiti tutti internazionali – un grande merito dell’esposizione - considerato che i musei italiani non custodiscono sui lavori.
    Questo evento di livello internazionale, il primo nel suo genere in Italia, fa emergere lo straordinario talento multidisciplinare di John Ruskin, che nel corso della sua vita operò e s’interrogò su questioni sociali, sull’arte, sul paesaggio e sulla natura; scrisse di mineralogia e di botanica, così come di economia, architettura e restauro, preoccupato che le tecniche allora in uso finissero con il cancellare gli edifici medievali. Un uomo rinascimentale, in definitiva, proiettato nella dinamica e spesso inquieta società ottocentesca.

    palazzoducale.visitmuve.it/ruskin