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A Subiaco, dove il Patrono d’Europa compì la sua scelta spirituale


di Luisa Sodano

 

Ruderi della Villa imperiale di Nerone. (foto Bruga) Scorcio della Rocca abbaziale risalente all'XI secolo e trasformata tra il XVI e il XVII secolo. (foto Bruga) Particolare del Monastero di San Benedetto detto Santuario del Sacro Speco. (foto Bruga)

L'orto e l'uliveto che fiancheggiano il Monastero. (foto Bruga) Affreschi della Chiesa Inferiore. (foto Bruga) Gli affreschi della Sala del Capitolo Vecchio. (foto Bruga)

Affresco dell'Ultima Cena nella Sala del Refettorio. (foto Bruga) Particolare dell'Ultima Cena nella Sala del Refettorio. (foto Bruga) Gli affreschi della Chiesa Superiore. (foto Bruga)

Passeggiata verso il laghetto di San Benedetto. (foto Bruga) Il laghetto del Santo. (foto Bruga) La statua di San Bendetto nella grotta. (foto Bruga)

Lo scalone del Monastero di Santa Scolastica. (foto Bruga) Il campanile romanico visto dal chiostro cosmatesco. (foto Bruga) Il chiostro cosmatesco del XIII secolo. (foto Bruga)

Affresco del chiostro cosmatesco. (foto Bruga) Il grande arco in stile gotico fiammeggiante del chiostro medievale. (foto Bruga) Il chiostro tardorinascimentale, fine del XVI secolo. (foto Bruga)

Di Subiaco avevo una vaga idea: sapevo che aveva avuto a che fare con San Benedetto e che vi era nata Gina Lollobrigida. Malgrado la sua vicinanza a Roma, città in cui abito, non avevo mai avuto occasione di visitare questo borgo altomedievale inserito tra quelli più belli d’Italia. Per fortuna, grazie alla proposta di un tour “fuori dalle rotte”, nell’autunno scorso sono finalmente approdata a Subiaco; come spesso accade quando non si fanno molti programmi, è stata una sorprendente e piacevole scoperta.

Intanto, il contesto ambientale ha la bellezza dei luoghi un po’ aspri e selvaggi: Subiaco sorge su uno sperone di roccia calcarea a dominare la valle dell’Aniene ed è inserito nel fascinoso Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini (www.simbruini.it), ricco di faggete, ampi pianori e acque sorgive. Che il sito fosse attrattivo lo dimostra il fatto che Nerone fece costruire nei pressi del fiume una grandiosa villa, i cui resti sono ancora visibili; la dimora imperiale si specchiava nei “Simbruina stagna”, cioè tre laghi che il discusso imperatore volle creare appositamente mediante la costruzione di una diga.

Proprio sulle rovine di uno dei corpi della villa neroniana San Benedetto fece erigere il primo dei dodici monasteri da lui voluti in questa zona. Qui, infatti, quello che sarebbe diventato il Patrono d’Europa si rifugiò a soli 17 anni per sfuggire alla vita mondana di Roma e ritirarsi in eremitaggio. Nonostante siano passati molti secoli dai tempi del Santo, si respira ancora tanto misticismo in questa parte del Lazio, soprattutto se ci si immerge nell’atmosfera dei due monasteri esistenti, di cui uno intitolato a Benedetto (http//monasterosanbenedettosubiaco.it) e l’altro a sua sorella, Santa Scolastica (www.benedettini-subiaco.org). Il primo, chiamato il Sacro Speco, è un bell’esempio di architettura rupestre in cui si realizza mirabilmente l’integrazione tra la mano dell’uomo e la natura; vi si custodisce la grotta dove il Santo visse da eremita e conserva affreschi di grande pregio dei secoli XIII e XIV, oltre al più antico ritratto esistente di San Francesco d’Assisi. Da non trascurare il monastero di Santa Scolastica, edificio composito ricco di tre chiostri di epoche e stili diversi e di un’importante biblioteca, dove nel 1465 due chierici tedeschi impiantarono la prima tipografia italiana.    

A San Benedetto è intitolato pure un ameno laghetto, ubicato in una stretta e suggestiva gola ai piedi del Sacro Speco, che secondo la leggenda sarebbe il solo superstite dei tre di Nerone. La passeggiata è agevole e consente di avere un assaggio della ricchezza della vegetazione del Parco dei Monti Simbruini, oasi di frescura durante la stagione estiva.  

Non si può lasciare Subiaco senza provare la sua gastronomia, a cominciare dagli strozzapreti, da gustare nelle diverse varianti, per continuare con ottime carni o i prodotti ittici dell’Aniene, come i gamberi di fiume e le trote, fino al dolce tipico, il “subiachino”, un biscotto fatto con mandorla dolce e amara, zucchero e albume. Un posto per tutti: La Panarda in Piazza Emilio Blenio 4, da cui si gode anche una bella vista sul paese.


www.subiacoturismo.it

 

 

 







 

 

 

 

 

 

 

 

 





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