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Andando a zonzo nella sua (extra)ordinaria metropolitana

di Luisa Sodano

 

L'opera dell'artista texano Robert Wilson Relative light alla Stazione Toledo. (foto Bruga) Particolare di Relative light. (foto Bruga) Il mosaico del sudafricano William Kentridge alla Stazione Toledo. (foto Bruga)

Un pannello alla Stazione Quattro Giornate. (foto Bruga) Decorazione di un edificio all'esterno della Stazione Salvator Rosa. (foto Bruga) La guglia ideata dall'Atelier Mendini posta sul basamento con ceramiche di Enzo Cucchi in Via Salvator Rosa. (foto Bruga)

Cartapesta e vetroresina per la scultura firmata Perino & Vele posta all'interno della Stazione Salvator Rosa. (foto Bruga) Carpe diem, opera in bronzo policromo di Luigi Serafini sistemata all'uscita della Stazione Materdei. (foto Bruga) Il mosaico di Sandro Chia nell'atrio della Stazione Materdei. (foto Bruga)

Particolare dell'opera del pittore e scultore greco Jannis Kounellis alla Stazione Dante. (foto Bruga) Universo senza bombe, regno dei fiori, 7 angeli rossi, grande mosaico di Nicola De Maria alla Stazione Dante. (foto Bruga)

Dicembre 1976: ero da poco tornata ad abitare a Napoli e accadde un fatto rilevante per l’intera città, l’apertura del primo cantiere della metropolitana collinare in una delle piazze più frequentate della collina del Vomero. Per me, vomerese di nascita e di residenza, pensare di poter “scendere giù a Napoli”, cioè andare nel centro storico, senza “arrampicarsi” sugli autobus o senza dover prendere una delle funicolari, ai tempi era un miraggio. E per lunghi anni lo è rimasto; solo molto tempo dopo, nel dicembre 2002, il tratto Dante (centro storico) - Piscinola (zona collinare) è stato ultimato e del tutto recentemente, alla fine del 2013, è stata aperta la metro nei pressi della stazione ferroviaria.

IL SOGNO SI ERA AVVERATO! 

Dopo 37 anni potevo finalmente raggiungere la casa di famiglia senza cambi e i soliti imprevisti del traffico.

Oltre però all’indubbio vantaggio per la mobilità partenopea, la metro ha anche dotato  Napoli di una risorsa artistica inestimabile: numerose stazioni sono vere e proprie opere d’arte, cui hanno concorso diversi artisti e architetti, da Gae Aulenti a Dominique Perrault, da Michelangelo Pistoletto a Mimmo Paladino, per citarne solo alcuni. 

Forse la più bella è quella di Toledo, nel cuore del centro storico, dove la discesa nel sottosuolo è un’affascinante immersione nei colori del mare grazie all’opera “Relative light” di Robert Wilson, che con l’installazione di migliaia di LED regala ai passeggeri suggestive armonie luminose in un’ampia gamma cromatica degli azzurri. Ma sono almeno altre otto le stazioni da non perdere; eccole nell’ordine dalla zona collinare alla stazione ferroviaria: Vanvitelli, Quattro Giornate, Salvator Rosa, Materdei, Museo, Dante, Università, Garibaldi.

Anche se per gli utenti servirebbero corse più frequenti, per gli appassionati dell’arte contemporanea la metropolitana partenopea è un autentico museo a cielo aperto; si passa dalla divertente installazione di Giulio Paolini a Vanvitelli alle quattro figure femminili delle Combattenti di Marisa Albanese, omaggio all’eroica pagina delle Quattro Giornate di Napoli del 1943 cui la stazione è dedicata, per poi scendere a Salvator Rosa e a Materdei, dove l’atelier Mendini ha lavorato anche per valorizzare le aree vicine alla metro. La mano di Gae Aulenti è riconoscibile nella stazione del Museo, in cui ci accoglie un calco in vetroresina dell’Ercole Farnese, a ricordarci che siamo vicinissimi al Museo Archeologico Nazionale, uno dei più importanti d’Italia. 

È un tripudio di colori il lungo mosaico dell’”Universo senza bombe, regno dei fiori, 7angeli rossi” di Nicola De Maria a Piazza Dante, stazione ricchissima di altre imperdibili opere. Ed é dedicata ai saperi e ai linguaggi dell’era digitale, secondo il progetto dell’architetto e designer anglo-egiziano Karim Rashid, la metro vicina alla sede centrale della gloriosa Università Federico II, fondata dallo stupor mundi nel 1224. Infine, eccoci arrivati a Piazza Garibaldi, dove i passeggeri del trompe- l'œil di Michelangelo Pistoletto ci accompagnano nella luminosissima salita verso l’uscita.

Nel lontano 1976 non avrei mai potuto immaginare che nella mia città natale potessero costruire una metropolitana così bella, tanto da costituire una vera attrazione. Andateci e non ne rimarrete delusi!  

 

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