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A TAvola con lo Chef

 


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di Maria Francesca Gallifante

Maria Francesca Gallifante accanto ad una scultura dell'artista belga Jean-Michel Folon al Giardino delle Rose. (foto Dawn Dubriel) Partir, la grande valigia bucata opera di Folon. (foto Firenze Turismo) Una rosa antica inglese. (foto Maria Francesca Gallifante)

Panorama di Firenze dal Giardino delle Rose. (foto Maria Francesca Gallifante) Veduta della città dal Giardino di Villa Bardini. (foto Maria Francesca Gallifante) Un angolo del Giardino Bardini. (foto Maria Francesca Gallifante)

Il tunnel dei glicini. (foto Maria Francesca Gallifante) Il belvedere, sullo sfondo a destra la Basilica di S. Croce. (foto Maria Francesca Gallifante) La Fontana e il Canale del Drago. (foto Maria Francesca Gallifante)

Gruppo scultoreo degli Amanti. (foto Maria Francesca Gallifante) Il viale d'ingresso del Cimitero degli Inglesi. (foto Maria Francesca Gallifante) Tomba di G.P. Vieusseux. (foto di Maria Francesca Gallifante)

Cimitero degli Inglesi, Viale con alberelli di rose dono della Marchesa Venturi Ginori Lisci, foto di Maria Francesca Gallifante Sepolcro della poetessa Elizabeth Barrett Browning. (foto Maria Francesca Gallifante) Fioritura di iris fiorentino. (foto Maria Francesca Gallifante)

Il mese di giugno segna l’avvicendarsi fra l’ultima parte della primavera e l’inizio dell’estate ed è l’ideale, se non arriva il caldo afoso, per fare un breve soggiorno a Firenze e approfittare del tempo soleggiato per visitare alcuni giardini meno famosi di quello di Boboli, nato nel periodo granducale con Palazzo Pitti, o del Parco delle Cascine.

Per la strepitosa fioritura di rose amo recarmi nel Giardino delle Rose, situato in Oltrarno, sotto il piazzale Michelangelo. Fu realizzato nel 1865 dall’architetto Giuseppe Poggi, in occasione dello spostamento della capitale d’Italia da Torino a Firenze. A due passi dal quartiere e dalla chiesa di San Niccolò, fra il piazzale Michelangelo e il Forte Belvedere gode di una splendida vista sulla città. Per accedervi l’ingresso che preferisco è quello sulla scalinata di via Monte alle Croci. Se avete parcheggiato la macchina nella zona di Piazzale Michelangiolo allora potete entrare da Viale Giuseppe Poggi 2. L’orario di visita, in questo periodo, è dalle 9 del mattino alle 20 e vedere il tramonto è uno spettacolo meraviglioso. L’ingresso è gratuito e sono ammessi i cani.

La struttura è formata da vari terrazzamenti, in cui sono coltivate oltre mille varietà di rose, fra cui 350 specie di rose antiche. Ci sono anche altre piante ornamentali, fra cui tanti limoni e una piccola vasca con delle ninfee.

Disseminate nel giardino potete ammirare 12 opere scultoree di Folon, donate dalla moglie del celebre artista, morto nel 2005, alla città di Firenze. La più fotografata è quella appartenente alla serie dei famosi “omini” con cappotto e cappello, con il personaggio seduto su una panchina che tiene un libro in mano. Non si può resistere alla tentazione di farsi immortalare, seduti accanto a lui e ringrazio la cara amica americana Dawn Dubriel per la bella foto che mi ha scattato e che vedete sopra l’articolo. Per gli amanti dei gatti c’è “Chat”, un magnifico felino che dorme nel verde del prato, in mezzo ai cespugli di rose.

Come seconda tappa, vi propongo il magnifico Giardino Bardini, non lontano da quello delle Rose, ridiscendendo la scalinata di via Monte alle Croci e percorrendo via San Niccolò, fino ad arrivare in via dei Bardi 1r, che è l’ingresso inferiore. L’altro è in Costa S. Giorgio 2, vicino al Forte di Belvedere. Il giardino, annesso alla Villa Bardini, è stato restaurato con il contributo dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. La passeggiata fino ad arrivare alla splendida terrazza con belvedere, posta in alto, permette di scoprire a poco a poco il panorama sulla città: il duomo con cupolone del Brunelleschi e il campanile di Giotto sembrano vicini ed è bello ammirarli, contornati dal verde del parco. Per arrivare in alto si passa sotto il “tunnel dei glicini”, che tra aprile e la prima decade di maggio è uno spettacolo straordinario! Ma ci sono anche ortensie, diverse varietà di rose, iris e alberi da frutto. L’architettura del giardino, che era in stato di abbandono, è stata recuperata magistralmente e fa parte della Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron. Dal belvedere è visibile anche, come in un quadro, la chiesa di S. Miniato al Monte. Ridiscendendo sul lato sinistro si arriva al canale del Drago, dove l’acqua scorre snodandosi fra fontane e sculture decorative. Nella Villa Bardini ci sono due collezioni permanenti: quella del pittore Pietro Annigoni e la collezione di abiti che sembrano sculture di Cappucci, una parte poi è dedicata alle mostre temporanee.

L’orario di apertura in questa stagione è dalle 8.15 alle 18.30, ma la biglietteria chiude un’ora prima dell’orario di chiusura. Per i residenti a Firenze, Arezzo e Grosseto l’ingresso al giardino è gratuito.

Da ultimo desidero proporre ai lettori di Travel Carnet la visita di un luogo molto particolare, con straordinarie fioriture, e poco frequentato dai turisti: il “Cimitero degli Inglesi”.

Fu realizzato dalla comunità svizzera che, nel 1827, acquistò dal Granduca lorenese, l’appezzamento fuori dalle mura cittadine, addossato all’antica Porta a’ Pinti, poi abbattuta insieme alle mura in seguito alla costruzione dei viali, su progetto dell’architetto Poggi, nel periodo di Firenze Capitale.

Il cimitero, che è di proprietà della Chiesa Evangelica Riformata Svizzera, di cui è Presidente la dott.ssa Francesca Paoletti, ora è completamente inglobato nella cerchia dei viali e domina, con le sue mura in pietra, su cui svettano i cipressi, il Piazzale Donatello.

L’immagine richiama quella di un’isola monumentale, idealmente rappresentata dal pittore Arnold Böcklin nel celebre quadro “l’Isola dei Morti”, che fu dipinto in svariate versioni, di cui una fu acquistata da Hitler.

Attorno alla collina circondata dall’anello di pietra sfrecciano le macchine, ma basta superare il cancello, oltrepassare l’arco dell’edificio all’ingresso e addentrarsi nel viale delimitato dalle siepi di bosso e dalla bordura di iris fiorentini, per scoprire un mondo silenzioso, dove le statue e le figure scolpite a rilievo dei sepolcri incantano lo sguardo, con la loro bellezza. Le iscrizioni riportano alla memoria la vita di illustri stranieri, non solo svizzeri, come il fondatore del circolo scientifico e letterario Giovan Pietro Vieusseux, di famiglia ginevrina, ma anche inglesi, francesi e russi che si innamorarono di Firenze.

Fra i tanti nomi inglesi il più celebre è quello della poetessa Elizabeth Barrett Browning, deceduta a giugno del 1861, il cui sepolcro è sulla sinistra del viale principale e ha davanti un cespuglio di rose scarlatte. Il monumento funebre fu progettato dal pittore preraffaellita Sir Frederick Leighton, nella seconda metà dell’Ottocento. La tomba è stata immortalata nel film di Franco Zeffirelli “Un tè con Mussolini”, girato nel 1999. Altri personaggi illustri sono il poeta Walter Savage Landor, i Trollope… fino alla neonata Maria Anna, morta a soli sette mesi, figlia di Arnold Böcklin.

Nel mese di aprile c’è la fioritura di innumerevoli iris azzurri, un mare in cui si stagliano, con il loro biancore marmoreo le sepolture. Ma tra la fine di maggio e giugno vedrete fioriti i dodici alberelli di rose rosa pesco, varietà Super Dorothy del floricoltore Rose Barni, disposti lungo tutto il viale d’ingresso, recentemente donati dalla Marchesa Venturi Ginori Lisci, in memoria del marito. A piantarli è stato il dott. Vieri Torrigiani Malaspina, che cura il bellissimo Giardino Torrigiani in via dei Serragli.

L’orario delle visite, nel periodo primavera-estate, al “Cimitero degli Inglesi” è il pomeriggio, dal martedì al venerdì, dalle 15 alle 18 e il lunedì dalle 9 alle 12, il cancello è aperto: un invito ad entrare. Si possono consultare anche i libri della biblioteca dedicata a Fioretta Mazzei, per essere associati non ci sono quote, basta donare un libro alla biblioteca.

Ad accogliervi con il suo sorriso Julia Bolton Holloway, londinese di nascita, poi trasferitasi in America, ex monaca anglicana, studiosa, scrittrice e nota dantista, che è la custode da diciotto anni di questo luogo dello spirito. Al suo arrivo trovò il cimitero in condizioni di abbandono, con il muro perimetrale e molte tombe danneggiate, erbacce ovunque ed è riuscita, con coraggio e perseveranza a restaurarlo e a farne un piccolo gioiello, che apre le sue porte a visitatori non frettolosi, che vogliono sostare in un luogo di pace e contemplazione.

 

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