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Full immersion nell’opera di un artista inimitabile 

di Luisa Sodano

 

Il moderno edificio del Museo Van Gogh. (foto Bruga) Il piano terra del museo. (foto Bruga) Il ponte sospeso sulla sala del piano terra. (foto Bruga)

I piani superiori. (foto Bruga) Proiezione e serata di musica al piano terra. (foto Bruga)

La Casa gialla, 1888. (foto Van Gogh Museum) Cortigiana (particolare), in esposizione per la mostra Van Gogh & Giappone. (foto Van Gogh Museum) Autoritratto con cappello di feltro grigio, dipinto conservato al Rijksmuseum. (foto Bruga) La Berceuse Augustin Roulin, Stedelijk Museum. (foto Bruga)

Orti a Montmartre, Stedelijk Museum. (foto Bruga) I gadget della linea Girasoli al Museumshop. (foto Bruga) Modellino della Stanza di Arles. (foto Bruga)

Del museo Van Gogh, visitato ad Amsterdam nel 1981, avevo un vago ricordo; quando lo scorso inverno sono tornata nella “Venezia del Nord”, per prima cosa mi sono recata al museo dedicato al grande pittore olandese. Entrando, al piano terra, sono stata folgorata dal giallo splendente dei suoi girasoli riprodotti dappertutto e mi sono ricordata del mio primo approdo ad Arles, proprio sulle tracce di Vincent Van Gogh, in particolare della sua “Casa gialla”. Fu infatti in questa cittadina della Provenza che il tormentato pittore avrebbe dipinto la serie dei girasoli che, sparsi nei musei di tutto il mondo, sono diventati il simbolo della sua straordinaria opera.

Solo 37 anni visse l’artista, oggi tra i più popolari, che dagli impressionisti francesi apprese l’utilizzo della luce, rielaborato poi con uno stile tutto personale segnato da espressive pennellate combinate con intensi colori.

Il museo Van Gogh di Amsterdam consente di seguire la breve e pregnante vita artistica del pittore in un percorso cronologico su quattro livelli, che dal periodo olandese (1882-85), segnato dal capolavoro “I mangiatori di patate”, si snoda attraverso la sua permanenza a Parigi (1886-88), per poi passare al periodo trascorso in Provenza e, quindi, alla sua ultima residenza a Auvers-sur-Oise, un villaggio nei pressi di Parigi. Qui morì nel 1890, dopo essersi sparato in un campo di grano, forse soggetto di uno dei suoi meravigliosi dipinti. 

E’ impressionante la prolificità dell’artista negli ultimi anni: 150 furono le tele prodotte tra il 1889 e il 1890 mentre era a Saint-Rémy, nel cui manicomio si ricoverò di sua iniziativa, e quasi un quadro al giorno dipinse nei tre mesi trascorsi a Auvers prima di suicidarsi. A questo periodo risalgono l’inquietante “Campo di grano con volo di corvi” e la barcollante “Chiesa di Auvers” che si staglia su un cielo color cobalto.

Non potremmo peraltro godere del museo di Amsterdam se la vedova del fratello Theo, morto poco dopo il pittore, non avesse raccolto e portato in Olanda le opere di Vincent. Grazie poi alla generosità di un suo nipote, agli inizi degli anni ’60 del secolo scorso, i dipinti ereditati approdarono al museo che aprì nel 1973. Il bellissimo edificio che oggi vediamo è frutto di una ristrutturazione della fine degli anni ’90, che si deve alla donazione di una società giapponese. Lo si trova nei pressi del Museumplein, una piazza immersa nel verde sulla quale si affacciano altre tre celebri istituzioni: la sala del Royal Concertgebouw, il Rijksmuseum e lo Stedelijk Museum, nei quali si trovano anche alcuni quadri di Van Gogh. Un concentrato di bellezza che da solo merita un viaggio ad Amsterdam!  


www.vangoghmuseum.nl

 

 

 







 

 

 

 

 

 

 

 

 





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