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Spunti biografici e ritratto astrale
di uno dei più grandi artisti del ventesimo secolo 

dell’Astrologa Martina

 

Un ritratto fotografico di Chagall conservato a Nizza al museo a lui dedicato. (foto Nice Musée National Marc Chagall) Casa natale di Marc Chagall a Vitebsk. (foto Vitebsk Chagall Museum) Chagall nel 1919 seduto (terzo da sinistra) tra i professori della Scuola Popolare di Belle Arti di Vitebsk. (foto Vitebsk Chagall Museum) La scrittrice Bella Rosenfeld prima moglie di Chagall. (foto pubblico dominio)

Il grande affresco del soffitto all'Opera de Paris. (foto Office de Tourisme et des Congrès de Paris) I murales a destra e a sinistra nella hall della Metropolitan Opera di New York. (foto Metropolitan Opera NY) La mostra-spettacolo conclusa lo scorso gennaio al Palazzo della Permanente a Milano. (foto La Permanente) Il murales all'ingresso del Musée National Marc Chagall di Nizza. (foto Nice Tourisme)

Una sala del museo di Nizza. (foto Nice Tourisme) Bella con un colletto bianco, 1917. (foto Philippe Migeat/Centre Pompidou/Dist. RMN-GP Adagp Paris) Avanti, avanti, 1918. (foto Philippe Migeat/Centre Pompidou/Dist. RMN-GP Adagp Paris) Senza titolo, 1941-1943. (foto Philippe Migeat/Centre Pompidou/Dist. RMN-GP Adagp Paris)

Il Diario sentimentale di Bella Rosenfeld Chagall, Stampa Alternativa 1993. L'autobiografia di Chagall scritta prima di lasciare la Russia, SE Editrice 1998. Raccolta di fiabe di Jean de La Fontaine illustrate da Chagall, Donzelli 2009. Cancro, segno zodiacale di nascita di Marc Chagall.

È la sera del 21 giugno 1941, e i passeggeri che a bordo del transatlantico Mouzinho fanno il loro ingresso nella baia di New York non sono viaggiatori di piacere. Partiti da un’Europa travolta dalla guerra, molti tra loro sono ebrei, sfuggiti miracolosamente dalla Francia occupata dai nazisti per rifugiarsi negli Stati Uniti. Nella piccola folla sul molo, in attesa dell’attracco, c’è anche Pierre Matisse, figlio del celebre pittore Henri e a sua volta noto e stimato mercante d’arte. Pierre si trova lì per accogliere un altro dei grandi pittori del Novecento, nato in Bielorussia, allora parte dell'Impero russo, col nome di Moishe Shagal, ma che ha trovato a Parigi la sua seconda patria diventando universalmente noto come Marc Chagall. Appena scesi dalla nave, gli Chagall apprendono con ulteriore sconcerto che durante il loro viaggio la Germania nazista ha invaso la Russia.

Marc e sua moglie Bella sono fuggiti dalla Francia davvero all’ultimo momento possibile, lasciando a malincuore quel paese così amato dal pittore; e in effetti, nonostante la stima di cui Chagall gode nell’ambiente artistico, gli Stati Uniti sono per loro, che pure sono abituati a vivere lontano dalla terra natale, davvero un paese straniero. Non comprendono l’inglese, e si trovano a disagio a New York, dove passano parecchio tempo nella zona del Lower East Side, dove vivono molti ebrei e possono leggere giornali scritti in yiddish e ritrovare un po’ delle loro abitudini europee. Paradossalmente, sebbene per entrambi la Francia non sia che una terra d’adozione, abbandonarla risulta loro più doloroso di quanto non sia stato lasciare la Russia, e le difficoltà del periodo bellico non fanno che peggiorare la situazione. Bella non vedrà la fine del conflitto, colpita da una fatale infezione virale nel settembre del 1944.

La perdita dell’adorata moglie, conosciuta nel lontano 1909 e anche lei proveniente dalla cittadina bielorussa di Vitebsk dove l'artista era nato il 6 luglio 1887, fu per Chagall un colpo terribile, un «tuono, seguito dall’oscurità». Bella era stata per lui, oltre che la modella preferita e la madre della figlia Ida, un saldo punto di riferimento, una sapiente organizzatrice e un legame indissolubile con l’amata terra natale. Fu Ida a subentrarle nella gestione dei rapporti di lavoro e della vita domestica del padre che, come disse lui stesso, «era incapace di vivere da solo» e aveva un assoluto bisogno del sostegno e dell’approvazione di una donna dal carattere forte, come era peraltro stata la madre. Tornato in Francia nel 1948 e stabilitosi in Costa Azzurra, Chagall si risposò nel 1952 con Vava Brondsky, che finì per allontanare Ida dal padre e che gli rimase accanto per il resto della sua lunga vita, fornendogli quel sostegno affettivo e quella guida pratica di cui lui aveva bisogno.

Nato sotto il segno del Cancro, con ascendente Scorpione, Chagall era dunque sensibile, emotivo, intuitivo, passionale e affascinante; da Marte in Gemelli attingeva l'elevato livello intellettuale, la curiosità, la predisposizione alle arti figurative, da Mercurio in Leone l'intelligenza creativa e ispirata e l'ambizione. Giove in Bilancia favoriva la carriera artistica, il successo e la sicura riuscita, mentre le idee originali ed estrose, l'immaginazione fervida e visionaria, l'apertura al cambiamento, erano dovute a Luna in Acquario.

Artista originale ed eclettico, capace di spaziare anche in diverse forme artistiche, incluse scenografie e costumi teatrali e molte splendide vetrate per chiese e sinagoghe, tra cui la sinagoga dell’Università Ebraica di Gerusalemme, Chagall ebbe come costante della sua opera una straordinaria sensibilità per il colore. «Il colore è tutto. Quando il colore è giusto, la forma è giusta. Il colore è tutto, è vibrazione come la musica; tutto è vibrazione» scrisse Chagall, e in effetti nelle sue opere più celebri il colore ha un ruolo decisivo, che sia il vivace arancio della stanza che ospita gli sposi innamorati in Compleanno, il contrasto tra il verde della terra e il viola del cielo in La passeggiata, il cupo rosso della Caduta dell’angelo o l’azzurro che invade diversi dipinti come Amanti al chiaro di luna.

Marc Chagall, la cui lunga vita, dalla nascita alla fine dell'Ottocento fino alla morte avvenuta il 28 marzo 1985, attraversò eventi drammatici come la rivoluzione russa e l’avvento del regime sovietico, il nazismo e la seconda guerra mondiale, amava dipingere temi sganciati dalla cronaca, e ispirati da sentimenti amorosi o dalla mai abbandonata memoria delle sue radici, che fossero la sua eredità ebraica o la sua terra bielorussa, in atmosfere magiche e quasi oniriche, eppure spesso abitate dall’inquietudine che attraversò tanta parte del Novecento. Poco sensibile alle mode, fu a tratti incompreso o considerato fuori tempo; ma come pochi altri grandi seppe creare un’opera inconfondibile e capace di rispecchiare un intero secolo, esprimendone il travaglio in un linguaggio simbolico che non rinuncia al figurativo, con una semplicità capace di toccare il cuore del pubblico, perché, come ripeteva Chagall, «nella nostra vita, come sulla tavolozza del pittore, c’è un solo colore che è in grado di dare significato alla vita e all’arte: il colore dell’amore».









 

 

 

 





 

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