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Un'isola dell'Arcipelago Toscano dalla natura rigogliosa

di Luisa Sodano

 

Tratto di costa rocciosa dell'isola. (foto Luisa Sodano) Particolare di una falesia. (foto Luisa Sodano) Promontorio dello Zenobito con la Torre cinquecentesca e Cala Rossa. (foto Luisa Sodano) La particolare colorazione della roccia di Cala Rossa. (foto Luisa Sodano)

Il porto turistico. (foto Luisa Sodano)  Fiori di fico d'india. (foto Luisa Sodano) Fioritura di mirto. (foto Luisa Sodano) Particolare del decoro di un'abitazione nel centro storico. (foto Luisa Sodano)

Diramazione della colonia penale.(foto Luisa Sodano) Il Forte di San Giorgio sullo sperone roccioso nei pressi del porto. (foto Luisa Sodano) Particolare di antichi palmenti per la pigiatura dell'uva all'interno del  Forte di San Giorgio. (foto Luisa Sodano)

Da molto tempo desideravo andare all’isola di Capraia e, finalmente, lo scorso giugno ho avuto l’occasione di fare una bella escursione in questo lembo di Toscana. L’isolamento di Capraia rispetto alla terraferma (è più vicina alla Corsica che alla costa italiana) e l’avere ospitato per più di un secolo (dal 1873 al 1986) una colonia penale hanno sempre esercitato un grande fascino su di me. E Capraia non mi ha deluso!

Intanto, per fortuna, ci sono solo 800 metri di strada e ciò ha preservato le sue bellezze naturali, che si esprimono al meglio con la fioritura primaverile. Lungo il sentiero percorso durante la mia gita ho potuto apprezzare, tra gli altri, i fiori bianchi del mirto e quelli gialli del fico d’India, in un tripudio di profumi davvero inebrianti.

Per due terzi area protetta, inserita nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano (www.islepark.it), Capraia è l’unica isola di origine vulcanica delle sette che compongono questo arcipelago ed è punto di sosta e di riproduzione di molti uccelli, oltre a essere al centro del “santuario dei cetacei”. Insomma, un posto quasi del tutto incontaminato, dove il turismo di massa non si trova a proprio agio, essendo troppo selvaggia per chi ama comode mete dal mare facilmente accessibile. Le spiagge sono minuscole, essendo le sue spettacolari coste in gran parte a strapiombo sul mare; esse colpiscono anche per le diverse sfumature cromatiche, frutto della storia geologica dell’isola che ha in Cala Rossa una delle sue massime espressioni.

Un vero paradiso per gli amanti del trekking e dei fondali marini ancora intatti, Capraia presenta un valore aggiunto per quel che rimane dei diversi edifici, chiamati diramazioni, della colonia penale, esempio di organizzazione penitenziaria fondata sul lavoro dei reclusi impegnati in diverse attività quali pesca, agricoltura e allevamento. Il primo edificio che si incontra, sbarcando sul porto, è la Salata, così definito perché adibito alla salatura di acciughe e sardine; molti altri sono sparsi sull’isola e sono raggiungibili a piedi con percorsi più o meno impegnativi. Purtroppo, quasi tutti versano in condizioni di semiabbandono; sarebbe davvero bello se venissero ristrutturati in una sorta di “parco carcerario”.

Da non perdere una visita al centro del paese e alla fortezza genovese di San Giorgio, risalente al XVI secolo, che riserva una chicca: sono infatti visibili vari palmenti, coppie di vasche scavate nella roccia, utilizzate per la pigiatura dell’uva e la produzione del vino, che mi hanno ricordato analoghe strutture viste al Castello Aragonese di Ischia. E se proprio siete allenati, non mancate la passeggiata (si fa per dire) fino alla Torre dello Zenobito, costruita con pietre vulcaniche, che domina la Cala Rossa.

Infine, qualche informazione di servizio: Capraia è raggiungibile in circa tre ore con i traghetti Toremar che partono da Livorno; un’alternativa è offerta dall’associazione Toscana Trekking (www.toscanatrekking.it) che organizza ottime escursioni complete di guida e giro dell’isola in barca.


www.isoladicapraia.it







 

 

 

 

 

 

 

 

 





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