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Una città un libro: Machu Picchu
“La città d’oro” di Sabrina Janesch (Neri Pozza)

Quarta tappa di un viaggio in terra peruviana 

di Bruga

 

 

Il fiume Urubamba nel tratto ai piedi del Machu Picchu. (foto Bruga) Il complesso archeologico del Machu Picchu, eletto una delle Sette Meraviglie del mondo moderno. (foto Bruga) Il settore agricolo con i resti delle fattorie. (foto Bruga

Particolare dei terrazzamenti ad uso agricolo. (foto Bruga) I resti delle case nobili sul lato che affaccia sul fiume Urubamba. (foto Bruga) Un edificio con le tipiche finestre trapezoidali costruito con pietre semilavorate. (foto Bruga)

Particolare della porta d'accesso alle abitazioni degli agricoltori. (foto Bruga) Interno del tempio principale del nucleo religioso. (foto Bruga) Alcuni lama tra le rovine, animale simbolo del Perù. (foto Bruga)

Una delle trentasette sculture del circuito artistico Cronicas de Piedra ad Aguas Calientes dedicato alla storia e alla mitologia Inca. (foto Bruga) Un vecchio guerriero Inca nella gigantesca scultura del ciclo Cronicas de Piedra.  (foto Bruga) Sito archeologico e abitato attuale di Ollantaytambo, importante centro religioso e commerciale di epoca inca. (foto Bruga)

Gli edifici incaici ai piedi del Tempio del Sol. (foto Bruga) I terrazzamenti del Santuario di Ollantaytambo. (foto Bruga) Il caratteristico acciottolato delle stradine di Ollantaytambo. (foto Bruga)

Tappeti e maschere in legno in vendita nei vicoli di Ollantaytambo. (foto Bruga)

Il romanzo di Sabrina Janesch sulla vera storia della scoperta del Machu Picchu, Neri Pozza 2018. C’è una storia parallela dietro la scoperta di Machu PIcchu, attribuita finora all’archeologo americano Hiram Bingham, che vi mise piede nel 1911 e trovò poche famiglie di indigeni che vivacchiavano fra le rovine della mitica città inca, a 2500 metri di altitudine. Se da un lato i peruviani  rivendicano la scoperta per il connazionale Agustìn Lizàrraga nel 1902, dall’altro, secondo questo recente e documentato libro di una scrittrice tedesca, a individuare il presunto Eldorado – che invece di oro non recava traccia! – è stato tre decenni prima l’avventuriero tedesco Berns il quale, deluso dall’assenza del vagheggiato tesoro, decise sostanzialmente di tacere la notizia e di sfruttarla soprattutto ai fini di una truffa …

Sta di fatto che ancor oggi, per chi approda la prima volta al sito, l’esperienza è fortissima: sveglia alle 4 di mattina, partenza alle 5 in bus dalla cittadina di Aguas Calientes, arrivo alla biglietteria di Machu Picchu pochi minuti prima dell’apertura e ingresso, con qualche centinaio di altri mattinieri, alle 6 in punto. Il clima è fresco, non ci sono zanzare e il luogo è davvero magico, con una corona di altre montagne verdissime che spuntano qua e là bucando una spessa coltre di nubi. Nelle prime foto domina il biancastro di nuvole e nebbia, poi emerge soprattutto il verde della vegetazione quasi amazzonica (siamo fra le Ande e l’Amazzonia peruviana), infine compare il grigio delle pietre con le quali, intorno al 1440, gli Inca edificarono questa città ideale pochi decenni prima dell’invasione spagnola, che ne provocò il rapido e definitivo abbandono. Le immagini della cittadella sono tra le più diffuse nel mondo, ma trovarcisi dentro, sia pure in mezzo a una folla internazionale di selfisti in delirio, è comunque incredibilmente emozionante. Non mi dilungo sui particolari delle rovine, ma prestate attenzione anche alle montagne circostanti e al fiume Urubamba nel fondo valle: sono altrettanto affascinanti.

Il sito Unesco meriterebbe ore di visita, ma un po’ la stanchezza un po’ i tempi di accesso limitati (per dare spazio ai visitatori meno mattinieri), impongono di tornare per pranzo ad Aguas Calientes, cittadina che vive la bolla speculativa di tutti i luoghi che sono porta d’accesso obbligata a grandi mete turistiche. E dunque, alberghi costruiti in fretta, ristoranti dai menù o scontati o improbabili, e per contro il tentativo – lodevole e originale – del Comune di creare nel centro una serie di grandi sculture urbane che illustrino la storia e la mitologia inca. Scultori locali hanno già realizzate molte di queste “Cronicas en piedra”, con risultati interessanti (www.munimachupicchu.gov.pe ).

Aguas Calientes si raggiunge e si lascia con un treno, che percorre come un serpentello tutta la valle dell’Urubamba, fino alla città inca di Ollantaytambo. Anche questa ferrovia è una piacevole scoperta: il viaggio è comodo e apparentemente sicuro (a parte un recente incidente), spesso in carrozze panoramiche e sempre con un servizio di ristoro forse migliore che sul Frecciarossa. In un’oretta, passando in mezzo ad arditi terrazzamenti che trasformarono il canyon in una vasta zona agricola, si arriva alla cittadina e al sito archeologico di Ollantaytambo: rilassante e ordinata la prima, vera e propria testimonianza vivente del passato con le sue stradine lastricate e l’assetto idrico originario; spettacolare e originale il secondo, sul fianco di una collina che domina la vallata, con aspetti che non sfigurano anche se paragonati al più famoso Machu Picchu.

 

www.peru-travel.com




 









 

 

 









 

 

 

 

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