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Una mostra a Trieste ospita decine di suoi memorabili manifesti

a cura della Redazione di Travel Carnet  

 

 

Manifesto per i Grandi Magazzini dei Fratelli Emiddio e Alfonso Mele. (foto Studio Esseci) Pubblicità per Distillerie Italiane, 1899. (foto Studio Esseci) Manifesto per l'opera lirica Madama Butterfly, 1904. (foto Studio Esseci) Inaugurazione del Traforo del Sempione, 1906. (foto Studio Esseci) Poster per l'operetta Sogno d'un valzer, post 1910. (foto Studio Esseci) Profumo Liane Fleurie Sauzé Frères, 1911. (foto Studio Esseci)

Manifesto per l'operetta Il ragno azzurro, post 1912. (foto Studio Esseci) Poster per il film Cabiria, 1914. (foto Studio Esseci) Pubblicità per il quotidiano La Sera, 1914. (foto Studio Esseci) Feste municipali di Montevideo, 1922. (foto Studio Esseci)

150 anni fa nasceva a Trieste, figlio d’arte, Leopoldo Metlicovitz, uno dei maestri assoluti del cartellonismo italiano, autore di decine di manifesti memorabili, dedicati a prodotti commerciali e industriali, ma anche a grandi eventi come l’Esposizione internazionale di Milano del 1906, a famose opere liriche (Madama Butterfly, Manon Lescaut, Turandot) e a film dell’epoca del muto (primo fra tutti Cabiria, storico precursore del kolossal).

Assieme ad artisti quali Hohenstein, Laskoff, Terzi e al più giovane concittadino Marcello Dudovich, Metlicovitz (che di quest’ultimo fu il “maestro”) operò per decenni alle Officine Grafiche Ricordi di Milano, dopo un avvio come pittore paesaggista nella città natale e un apprendistato come litografo (professione ereditata dal padre) in uno stabilimento grafico di Udine.

Fu proprio grazie all’intuito di Giulio Ricordi che Metlicovitz poté esplicare, dagli ultimi anni dell’Ottocento, tutte le proprie potenzialità espressive, non solo come grande esperto dell’arte cromolitografica, ma pure come disegnatore e inventore di quegli “avvisi figurati” (così chiamati allora) che, affissi a muri e palizzate, mutarono il volto delle città con il loro vivace cromatismo, segnando anche in Italia la nascita di quell’arte della pubblicità sintonizzata su quanto il “modernismo” internazionale andava proponendo nelle arti applicate, sotto i vari nomi di Jugendstil, Modern Style, Art Nouveau, Liberty.

A lui la città di Trieste dedica, nel 150° anniversario della nascita, la prima grande retrospettiva monografica, che accoglierà dal I6 dicembre 2018 al I7 marzo 2019 l’intero arco della produzione dell’artista sotto il titolo “Metlicovitz. L’arte del desiderio. Manifesti di un pioniere della pubblicità”. La mostra presenterà ai visitatori 73 manifesti (alcuni di dimensioni “giganti”), tre dipinti e una ricca selezione di “grafica minore” (cartoline, copertine di riviste, spartiti musicali ecc.), e prevede otto sezioni espositive, sette delle quali ospitate presso il Civico Museo Revoltella e una – la sezione dedicata ai manifesti teatrali per opere e operette – nella Sala Attilio Selva al pianterreno di Palazzo Gopcevich, sede del Civico Museo Teatrale Carlo Schmidl.

Commenta Roberto Curci, storico dell'arte e curatore della rassegna: “A questo eccellente artista, caratterialmente schivo ed estraneo ad ogni mondanità, alle prove – affascinanti per verve ed eleganza stilistica – da lui devolute sia a realtà commerciali come i popolari Grandi Magazzini napoletani dei Fratelli Mele sia all’universo musicale e teatrale, spiritualmente a lui congeniale (conoscente di Verdi, fu amico soprattutto di Puccini), è dedicata questa mostra che si propone di rappresentare il tutto Metlicovitz, straordinario cartellonista, certo, ma anche eccellente pittore ed efficace grafico e illustratore”. La mostra è corredata da un raffinato catalogo, a cura di Roberto Curci e Marta Mazza (Lineadacqua Edizioni).


www.museorevoltella.it




 

 

 





 



 

 

 

 

 

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