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Un libro una città: Cuzco
“La profezia della curandera” di Hernàn Huarache Mamani (Piemme)

Quinta tappa di un viaggio in terra peruviana 

di Bruga

 

 

Uno scorcio del centro storico Patrimonio Unesco 1983. (foto Bruga) Il patio del Museo Storico Regionale. (foto Bruga) Particolare del Palace of the Archbishopric, sede del Museo di Arte Religiosa. (foto Bruga)

La facciata del Tempio della Sagrada Familla, chiesa inclusa nel complesso della Cattedrale. (foto Bruga) La Chiesa della Compagnia del Gesù, uno dei migliori esempi di barocco coloniale del Sudamerica. (foto Bruga) Il complesso archeologico di Sacsayhuman nelle immediate vicinanze della città. (foto Bruga)

Particolare delle gigantesche pietre dei bastioni di Sacsayhuman. (foto Bruga) Uno sciamano durante un rito propiziatorio. (foto Bruga) L'ingresso del Ristorante Cicciolina dello chef italoargentino Luis Alberto Sacilotto. (foto Bruga)

Gli chef Luis Alberto Sacilotto e Rafael Rodriguez. (foto Bruga) La tipica causa del Ristorante Cicciolina. (foto Bruga) Il ceviche, pesce crudo marinato. (foto Bruga)

La pregiata carne di alpaca. (foto Bruga) Il dessert a base di frutti tropicali del Ristorante Cicciolina. (foto Bruga) San Blas, zona nota come il Quartiere degli Artigiani. (foto Bruga)

Il mercato nella Plazoleda San Blas, stand di formaggi andini. (foto Bruga) I vivaci colori dei tessuti in un negozietto di San Blas. (foto Bruga)

Il romanzo di Hernàn Huarache Mamani, Piemme 2013. È ambientato proprio a Cuzco questo “romanzo etnografico-antropologico” del prolifico autore peruviano. Mamani è morto alla fine del 2016, dopo aver divulgato con numerosi volumi la cultura andina e soprattutto la medicina tradizionale e la visione del mondo delle popolazioni indigene. Naturale quindi che l’antica capitale inca, situata a 3400 metri di altitudine e inserita fra i siti Unesco dal 1983, sia lo scenario di alcuni dei suoi libri. Tra l’altro il nome della città, in lingua quechua, significa ombelico: il centro del mondo, in altre parole!

Il centro storico è stupendo, con tre piazze attigue che occupano migliaia di metri quadrati con una profusione di facciate barocche, portici, strade vivacissime, mercati e negozietti. Da non perdere la Cattedrale, eretta nel sedicesimo secolo poco dopo la conquista spagnola sulle fondamenta del palazzo inca di Wiracocha, o la chiesa della Compagnia di Gesù. Ma un po’ tutto il centro di Cuzco è frutto della “riscrittura urbana” della capitale inca a opera dei nuovi padroni: una storia di sofferenze e umiliazioni, da cui però è scaturito un insieme che oggi produce un afflusso costante di turisti, attirati anche dal non lontano sito di Machu Picchu.

Più vicino ancora, però, è il sito archeologico inca di Sacsayhuamàn, costruito alla fine del 1400 sulla collina di Carmenca che domina la città di Cuzco con i suoi 3700 metri di altitudine. Settant’anni di lavori ciclopici, per creare una pianta urbana a forma di testa di puma (Cuzco rappresentava invece il corpo dell’animale), con cinte murarie altissime realizzate sovrapponendo pietre enormi tagliate alla perfezione. Molte pietre sono state poi trasferite a Cuzco per realizzare le opere successive alla conquista, ma ciò che resta del sito è comunque impressionante per la sua ampiezza e maestosità, e lascia immaginare l’imponenza delle cerimonie religiose che vi si svolsero per qualche decennio, fino all’invasione spagnola.

Non è un caso, forse, che a pochi chilometri da questo importante centro di culto ci sia capitato di incontrare uno sciamano, equivalente maschile della “curandera” al centro del nostro volume. Esperienza interessante, alla quale è difficile arrivare privi di scetticismo e pregiudizi, ma che non lascia indifferenti. La visione del mondo delle popolazioni indigene era complessa e ricca, impossibile da liquidare come ingenua o primitiva, ma anche difficile da comprendere bene in pochi giorni di viaggio.

Più facile,invece, immergersi nei sapori straordinari della cucina peruviana, anche grazie alla mediazione dello chef Rafael Rodriguez del “Nuna” di Porto Cervo: avendo guidato dal punto di vista gastronomico il viaggio realizzato dall’agenzia milanese Vuela, è stato coprotagonista di un eccezionale pranzo a quattro mani realizzato nel ristorante “Cicciolina” in calle Triunfo 393 (www.cicciolinacuzco.com). Non fatevi fuorviare dal nome, che a noi italiani sembra un po’ trash: si tratta di uno dei migliori locali del Perù, grazie allo chef italoargentino Luis Alberto Sacilotto, che con Rodriguez ha proposto il meglio della sua carta, dal ceviche alla causa,dalle carni di alpaca e lama ai dolci a base di frutta tropicale. Per chiudere, naturalmente, un pisco sour da manuale!

www.peru-travel.com






 









 

 

 









 

 

 

 

A Tavola con lo Chef