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Una città un libro: Byblos
“I fenici” di Michael Sommer (Il Mulino)

 

Testo e foto di Bruga

 

Le Grotte di Jeita situate sul fianco ovest del Monte Libano a pochi chilometri dalla costa mediterranea. (foto Bruga) La cabinovia per raggiungere le Grotte di Jeita. (foto Bruga) L'interno della chiesa cristiano-maronita di Nostra Signora del Libano ad Harissa. (foto Bruga) Il golfo di Jounieh dalla collina di Harissa. (foto Bruga) La collezione di reperti archeologici all'interno del bar ristorante Pèpè Abed a Byblos. (foto Bruga) L'area archeologica di Byblos l'odierna Jbeil dichiarata Patrimonio Unesco nel 1984. (foto Bruga) Il Tempio degli Obelischi dedicato al dio fenicio Rashef. (foto Bruga) Scorcio di vestigia romane sul sito archeologico di Byblos. (foto Bruga) Il Castello dei Crociati costruito nel XII secolo su fondazioni fenicie e romane. (foto Bruga) Il battistero della Chiesa crociata di San Giovanni. (foto Bruga) Il Castello crociato St Gilles a Tripoli. (foto Bruga) La piazza d'armi del Castello St.Gilles. (foto Bruga) Un ambiente del Museo del Castello St.Gilles. (foto Bruga) La cupola di un hammam a Tripoli, bagno pubblico riservato agli uomini. (foto Bruga) Un minareto nel centro storico di Tripoli. (foto Bruga) Il souk Al-Harajb di Tripoli. (foto Bruga) Lavorazione artigianale del sapone. (foto Bruga)

Il saggio di Michael Sommer, Il Mulino 2010. Ho scelto un volume sintetico ma autorevole, nonché abbastanza recente, sui Fenici perché Byblos è un po’ un simbolo di questa antica civiltà. Avrei potuto citare però anche un volume sulla storia della scrittura, perché anche di questo è simbolo la località costiera situata una quarantina di chilometri a nord di Beirut: il nome deriva infatti da quello dei papiri (per secoli il più importante “supporto” della scrittura), che dall’Egitto raggiungevano il porto fenicio e da lì erano commercializzati in tutto il Mediterraneo. Il legame con la scrittura è doppio: sembra che proprio a Byblos sia nato il primo alfabeto fonetico, cioè la versione semplificata – i Fenici erano navigatori e commercianti, gente pratica senza tempo da perdere … - dei complessi geroglifici egiziani. Dall’alfabeto fenicio a quello che sto usando adesso il passo è stato, tutto sommato, breve, e il merito è tutto di questo antico popolo.

Ma torniamo al nostro percorso lungo la costa libanese a nord della capitale: in realtà, prima di raggiungere Byblos ci sono due fermate obbligatorie, le spettacolari grotte di Jeita e la grande e moderna chiesa cristiano-maronita di Nostra Signora del Libano ad Harissa, sopra Jounieh. Le grotte sono incredibilmente belle, pure per noi italiani che ne abbiamo tante e molto affascinanti. La visita è movimentata, perché si prendono vari mezzi, dalla cabinovia alla barca, e anche senza essere speleologi il posto vale assolutamente il tour.

Lo stesso impiego di mezzi diversi, dalla funicolare alla funivia - vale per la salita a quasi settecento metri dal golfo di Jounieh ad Harissa, dove ha sede la grande statua di Nostra Signora del Libano e l’omonima interessante cattedrale maronita, costruita pochi anni fa a forma di nave. La chiesa domina il golfo, bello ma ormai completamente coperto di edifici che furono usati dagli abitanti di Beirut come case relativamente più sicure, durante i lunghi anni della guerra civile. Nella chiesa, se vi capiterà di entrare durante una funzione, avrete la strana esperienza di sentire la messa in arabo, una lingua da noi istintivamente ed erroneamente associata alla religione islamica. E’ uno dei tanti paradossi del Libano!

Byblos, dunque: adesso ci si va soprattutto per la grande area archeologica che riassume in pochi ettari settemila anni di storia, ma questa è stata – soprattutto negli anni Sessanta, prima della guerra civile – una delle località balneari più alla moda del Mediterraneo. Per rendersene conto basta andare nel mitico bar ristorante aperto da Pépé Abed nel porticciolo dei pescatori: lui è morto da una dozzina d’anni, ma suo figlio mantiene vivo sia il museo, pieno dei ritrovamenti archeologici fatti dal padre nei fondali, sia il locale, tappezzato di foto in bianco e nero di celebrità ospitate ai suoi tavoli.  Pensate che anche questo piccolo museo privato è sotto l’egida dell’Unesco, che dal 1984 ha inserito Byblos fra i siti considerati Patrimonio dell’Umanità.

Gli scavi cominciarono negli anni Venti del secolo scorso, durante il protettorato francese, e sono stati condotti con criteri che oggi ci fanno sorridere (o arrabbiare), spostando e ricostruendo a qualche metro di distanza le opere sovrapposte. Insomma, di materiale se ne trovò tanto, ma la pianta attuale è di fantasia, perché molti ritrovamenti sono in posti completamente diversi da quelli originali, senza considerare ovviamente le singole opere trasferite al Museo di Beirut. Le sovrapposizioni, dicevo, sono tante, perché il sito è abitato ininterrottamente da sette millenni, e dunque ai Fenici hanno fatto seguito praticamente tutti,dai Romani agli Arabi, dai Crociati agli Ottomani.

Ultima tappa sulla costa, ancora più a nord, la città di Tripoli: fin dal suo nome denuncia il suo essere un coacervo di diverse componenti, in origine tre colonie fondate da diverse cittadine fenicie. Anche oggi la città, oltre a un notevole disordine urbanistico, mostra la sovrapposizione degli stessi periodi storici già elencati per Byblos. Su tutto domina l’imponente Cittadella, un grande castello sede anche di un nuovissimo, piccolo ma efficace museo storico-archeologico realizzato dalla cooperazione francese. Nella parte bassa, un vivace souk con moschee, madrasse, hammām e caravanserragli. Al termine della visita si lascia la costa per salire verso l’interno, dove spicca la catena del Monte Libano. Ma di questo parleremo nella prossima puntata.  


www.destinationlebanon.gov.lb/

  






 









 

 

 









 

 

 

 

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