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Una montagna un libro: Il Monte Libano
“Il profeta” di Khalil Gibran ( Feltrinelli)

 

 

Testo e foto di Bruga

 

Scorcio della Valle Santa di Kadisha. (foto Bruga) Il Monastero di Sant'Antonio addossato alla roccia e costruito intorno a una grande grotta. (foto Bruga) La navata della chiesa all'interno del santuario maronita. (foto Bruga)

La loggia con vista sulla Valle Santa. (foto Bruga) La Grotta di Sant'Antonio, meta di pellegrinaggio da tutto il Medio Oriente. (foto Bruga) Il cedro del Libano, albero simbolo del Paese a rischio di estinzione. (foto Bruga)

Particolare del tronco di un cedro del Libano. (foto Bruga) Dayr al-Kamar, storico villaggio nel Distretto dello Shuf. (foto Bruga) L'antica Moschea di Fakhr al-Din a Dayr al-Kamar. (foto Bruga)

La Chiesa maronita di Saidet el Talle, importante sito religioso di Dayr al-Kamar. (foto Bruga) L'interno della chiesa maronita. (foto Bruga)  Il Palazzo di Beittedine oggi museo e sede dell'annuale festival musicale della città. (foto Bruga)

Logge e terrazze del complesso architettonico. (foto Bruga) La corte interna, a sinistra l'ingresso principale del palazzo. (foto Bruga) Un balcone interamente realizzato e decorato in legno. (foto Bruga)

Gli intarsi e i mosaici in marmo degli interni. (foto Bruga) Una sala del Beittedine Palace Museum. (foto Bruga)

Alcuni mosaici della collezione museale. (foto Bruga) Il mosaico romano del Leopardo. (foto Bruga)

Il Libano è costituito a grandi linee da due zone di pianura alternate a due catene montuose: in totale quattro strisce, che lo attraversano da nord a sud. Della prima zona pianeggiante, quella sulla costa, abbiamo parlato nelle due precedenti puntate, e torneremo a descriverne la zona sud nell’ultimo articolo della serie. Della seconda zona pianeggiante, la Valle della Bekaa, parleremo la prossima volta con un accenno alla catena dell’Antilebanon, mentre oggi ripercorriamo la catena del Mount Lebanon o Monte Libano. E’ un luogo importante per la storia di questo paese, perché ad esso sono legate due correnti religiose molto originali: i Maroniti nell’ambito cristiano e i Drusi sul versante musulmano.

L'opera di Kahlil Gibran, Feltrinelli edizione 2013. I primi cristiani devoti a San Marone arrivarono su queste alture come profughi dalla Siria, alla fine dell’ottavo secolo, e si insediarono nelle zone più impervie della Valle di Kadisha (la “Valle sacra”), al seguito di monaci eremiti che ancor oggi coltivano la loro fede nell’isolamento. La comunità divenne più folta e sempre più forte economicamente nei secoli successivi, fino al periodo delle Crociate, durante le quali fu un potente alleato delle armate cristiane insediate nel paese. Alla nascita del Libano moderno, nel 1943, i maroniti erano la comunità di maggioranza relativa, e ottennero dall’originale Costituzione, creata per gestire questa non facile convivenza, il diritto di esprimere il Presidente della repubblica. Dal punto di vista religioso, sono in comunione con il Pontefice, ma sono guidati da un Patriarca, eletto dal Sinodo dei vescovi che rappresentano le comunità del Libano e di altri 15 paesi. Molto ben conservato è il Monastero di Sant’Antonio, con un piccolo museo e una vista sulle foreste che per secoli hanno dato rifugio a questa comunità.

Uno dei maroniti più famosi nel mondo è lo scrittore e pittore Khalil Gibran, nato in una piccola località della valle di Kadisha, Bsharre, nel 1883. All’età di 12 anni, però, la madre si trasferì con i figli negli Stati Uniti, dove Gibran visse gran parte della sua esistenza – morì non ancora cinquantenne -, salvo essere poi sepolto in Libano. La sua fama, ancor oggi solidissima, è dovuta proprio al ruolo di cerniera culturale fra oriente e occidente.

Adiacente alla valle di Kadisha è uno dei “santuari” dove – sotto la protezione dell’UNESCO – si tenta di mantenere in vita ciò che resta degli alberi che, non a caso, sono al centro della bandiera libanese: i mitici cedri del Libano, che nel corso dei millenni sono stati vittima delle loro caratteristiche eccezionali. Decimati a beneficio dei cantieri navali di tutto il Mediterraneo antico, ne sono rimasti pochissimi, tanto che si ricorre a formule tipo “adotta un cedro” per piantarne di nuovi, anche se per raggiungere i 40 e perfino 50 o 60 metri di altezza la pianta impiega una buona parte della sua vita lunghissima, calcolata addirittura in millenni.

La zona sud della catena del Mount Lebanon è lo Shuf, il bastione della comunità drusa, che vi arrivò, come i Maroniti, per sfuggire alla persecuzione. Nati nell’ambito degli Sciiti, i Drusi sono considerati dagli altri musulmani non solo molto chiusi (non vi si entra per conversione, ma solo in quanto figli di genitori drusi), ma quasi eretici perché il loro credo è piuttosto eclettico. I Drusi infatti credono nella reincarnazione, non festeggiano il ramadan e non hanno moschee ma semplici luoghi di meditazione detti khalwa.

Due località dello Shuf sono particolarmente interessanti: molto piacevole è l’atmosfera di Dayr al-Qamar (che vuol dire “Monastero della Luna”),  dove ancor oggi convivono moschee e khalwa, chiese maronite e cattoliche melchite. Tutto questo nonostante i ripetuti e violenti scontri, negli ultimi 150 anni, fra Drusi e Maroniti …

Un vero capolavoro si trova poi nel capoluogo Beiteddine, che vuol dire “Casa della religione”. Circa due secoli fa l’emiro cristiano Bashir Shihab vi costruì un enorme e bellissimo palazzo, per fortuna in gran parte visitabile anche se adesso è la residenza estiva del Presidente libanese. Sale meravigliosamente decorate, cortili, hammam e una pregevole e ampia raccolta di mosaici imperiali e bizantini sono il motivo della sua fama, ampiamente meritata.

3 - continua

www.destinationlebanon.gov.lb/

 

 

  






 









 

 

 









 

 

 

 

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