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    La Casa dei Carraresi presenta Inge Morath
    e la civiltà del Giappone

    a cura della Redazione di Travel Carnet 

     

    Una mostra appena inaugurata, e un'altra di prossima apertura: la Casa dei Carraresi, a Treviso, si propone come affascinante cornice di un doppio appuntamento con l'arte, fino al periodo di passaggio tra la primavera e l'estate.

    Inge Morath. La vita, la fotografia 

    Eveleigh Nash a Buckingham Palace, Londra 1953. (foto Studio Esseci/Fotohof Archiv/Inge Morath/ Magnum Photos) Un lama a Times Square, New York 1957. (foto Studio Esseci/Fotohof Archiv/Inge Morath/ Magnum Photos) Autoscatto, Gerusalemme 1958. (foto Studio Esseci/Fotohof Archiv/Inge Morath/ Magnum Photos) Marylin Monroe sul set di Misfits, Nevada 1960. (foto Studio Esseci/Fotohof Archiv/Inge Morath/ Magnum Photos)

    Dal 28 Febbraio al 9 Giugno 2019 (Treviso, Casa dei Carraresi) Impropriamente nota alle cronache più per aver sostituito la mitica Marilyn Monroe nel cuore dello scrittore Arthur Miller, di cui è stata moglie e compagna di vita,  Inge Morath è stata in realtà soprattutto una straordinaria fotografa e una raffinata intellettuale. Il suo rapporto con la fotografia è stato un crescendo graduale: dopo aver lavorato come traduttrice e scrittrice in Austria, inizia a scattare nel 1952, e dall’anno successivo, grazie ad Ernst Haas, inizia a lavorare per Magnum Photos a Parigi. 

    Per questa ampia retrospettiva, i curatori Brigitte Blüml–Kaindl, Kurt Kaindl e Marco Minuz hanno selezionato oltre 150 immagini e decine di documenti. Vengono presentati ai visitatori tutti i principali reportage realizzati dalla grande fotografa: da quello dedicato alla città di Venezia a quello sul fiume Danubio; dalla Spagna alla Russia, dall’Iran alla Cina, alla Romania, agli Stati Uniti d’America passando per la nativa Austria. 

    Sono anche esposti i suoi celebri ritratti di scrittori, pittori, poeti. C'è spazio anche per il mondo del cinema: nel 1960, infatti, Inge Morath viene inviata dall’agenzia Magnum sul set della pellicola hollywoodiana “The Misfits”, che coinvolgeva John Houston (regia), Arthur Miller (sceneggiatura) e gli attori Clark Gable e Marilyn Monroe. All’epoca il matrimonio tra Miller e la Monroe era già in crisi, e proprio sul set del film la Morath ebbe modo di conoscere lo scrittore, diventato successivamente suo marito.

    Giappone. Terra di geisha e samurai 

    Utagawa Toyokuni III alias Kunisada, Scene di teatro kabuki. (foto Studio Esseci) Utagawa Toyokuni III alias Kunisada, Beltà femminile con fubako. (foto Studio Esseci) Yoshu Chinkanobu, Scena di teatro kabuki. (foto Studio Esseci) Yoshu Chinkanobu, Passatempi di beltà femminili in un giorno nevoso. (foto Studio Esseci) Utagawa Kuniyoshi, Kumagaya, serie 69 stazioni sulla strada del Kisokaido. (foto Studio Esseci) Beltà femminili, paravento a 6 ante, periodo Taisho. (foto Studio Esseci) Geisha, periodo Meiji. (foto Studio Esseci)

    Dal 4 Aprile al 30 Giugno 2019 (Treviso, Casa dei Carraresi) Questa prossima mostra, a cura di Francesco Morena e prodotta da ARTIKA, proporrà una selezione di opere databili tra il XIV e il XX secolo e provenienti dal fondo privato di Valter Guarnieri, appassionato collezionista trevigiano. Il percorso espositivo partirà dal binomio Geisha e Samurai per proporre un quadro d'insieme dei costumi e delle arti tradizionali che si sono sviluppate in terra nipponica attraverso i secoli.

    Ci sarà spazio per il Buddhismo, ma anche per la quotidianità del popolo giapponese: dalle attività di intrattenimento come il teatro Kabuki all’utilizzo del kimono e alla predilezione degli artisti giapponesi per la micro-scultura. Il clou della  mostra sarà riservato al rapporto tra i giapponesi e la natura, che nello Shintoismo, la dottrina filosofica e religiosa autoctona dell’arcipelago, è espressione della divinità. 

    Da ricordare che a metà dell’Ottocento, dopo oltre due secoli di consapevole isolamento, il paese decise di aprirsi al mondo. Così, nel volgere di pochi decenni, il Giappone avanzò con convinzione verso la modernità, tanto che il mutato scenario portò molti artisti ad adottare tecniche e stili provenienti dall'estero. Tra le forme d’arte inedite per il Giappone di quei tempi, la fotografia d’autore occupa senz’altro un posto d’elezione, ben documentato nella mostra. L'ultima sala, che ospiterà grandi paraventi ornati di splendide calligrafie, sarà riservata ad una delle forme d’arte più complesse e insieme più affascinanti del Giappone, la scrittura.

    www.casadeicarraresi.it