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C'è Bologna la dotta, ma anche Bologna la ghiotta...

 

di Luisa Sodano

 

 

L'aula dedicata a Giosuè Carducci a Palazzo Poggi sede centrale dell'Università. (foto Bruga) Un'opera conservata al Museo Europeo degli Studenti a Palazzo Poggi. (foto Bruga) I portici di via Zamboni cuore della zona universitaria. (foto Bruga)

Un murales sotto i portici di via Zamboni. (foto Bruga) Un murales a tema multietnico in via Zamboni. (foto Bruga) Il loggiato superiore del Palazzo dell'Archiginnasio. (foto Bruga)

La sala dell'Archiginnasio detta dello Stabat Mater in memoria di Gioachino Rossini. (foto Bruga) Il  seicentesco Teatro anatomico costruito interamente in legno. (foto Bruga) Le statue degli Spellati posti ai lati della cattedra del lettore. (foto Bruga)

Il Montblanc del Caffè Pasticceria Zanarini situato all'interno del Palazzo dell'Archiginnasio. (foto Bruga) L'ingresso al FICO (Fabbrica Italiana Contadina) Eataly World. (foto Bruga) L'agronomo ed economista Andrea Segrè, professore di politica agraria internazionale e comparata presso l'Università di Bologna. (foto Bruga)

Il pasto delle pecore nel settore degli allevamenti a FICO. 8Foto Bruga) La macina in pietra per i grani antichi. (foto Bruga) Cesto di pregiati confetti di Sulmona. (foto Bruga)

Che a Bologna ci sia la più antica università del mondo occidentale mi era noto, ma che siano stati gli studenti, e non i professori, i fondatori e i primi protagonisti di questa istituzione l’ho appreso durante una recente visita al Museo Europeo degli Studenti (MEUS), parte del Sistema Museale di Ateneo, che comprende ben quattordici spazi espositivi dedicati a diverse discipline (https://sma.unibo.it).

Ospitato nel bel palazzo Poggi, dov’è imperdibile l’aula in cui ha insegnato Giosuè Carducci, il MEUS consente di fare un intrigante viaggio di otto secoli nella vita degli studenti universitari e nei loro usi e costumi, viaggio che si completa con una mostra interattiva sul ’68, allestita con il contributo dei giovani iscritti all’ateneo bolognese. Intitolata “Je ne veux pas mourir idiot. Il sessantotto dall’università al mondo”, la mostra fa rivivere in modo emozionale ed emozionante un anno speciale, durante il quale l’università con le sue rivolte e contestazioni uscì fuori dai propri confini per coinvolgere tanti luoghi di vita e lavoro. E’ possibile vederla fino al 19 maggio e varrebbe da sola un viaggio a Bologna (https://sma.unibo.it/it/agenda/je-ne-veux-pas-mourir-idiot-mostra).

Naturalmente tanti altri sono i motivi di una visita nella città felsinea; sempre per rimanere in ambito universitario, impossibile non fare un salto all’Archiginnasio (www.archiginnasio.it), tempio della cultura, essendo stato la prima sede dell’università bolognese dalla seconda metà del Cinquecento agli inizi dell’Ottocento, per poi diventare una ricchissima biblioteca comunale. Qui un passaggio obbligato meritano il ligneo teatro anatomico del Seicento, dove lo sguardo viene catturato dalle due statue degli “Spellati”, e la decoratissima sala dello Stabat Mater, così chiamata in memoria della prima esecuzione dell’omonima opera di Gioacchino Rossini.  

Ed essendo Bologna dotta, ma anche ghiotta, e non dimenticando la valenza culturale del cibo, non si può trascurare un giro alla Fabbrica Italiana Contadina, nota come FICO (www.eatalyworld.it), ultimo nato tra i poli attrattivi di questa città. Anche se non scevra da un’enfasi forse eccessiva sul buon cibo di qualità, questa particolare Fabbrica messa su dall’inventore di Eataly, Oscar Farinetti, con il fondamentale contributo della Facoltà di Agraria, nella persona del professore Andrea Segrè, è un po’ una Disneyland del cibo, ma anche un polo didattico per grandi e piccini. Qui si può imparare a fare di tutto, dalla pasta al miele, e si ha pure l’opportunità di vedere da vicino animali delle più disparate razze. E così in una profusione di prosciutti, formaggi, pizze, confetti e ogni ben di Dio, il visitatore viene catturato dalla bellezza e dalla bontà delle proposte gastronomiche, oltre che stimolato dalle numerose “fabbriche” dove le aziende producono in situ le loro prelibatezze.

Nonostante le tante offerte di FICO, mi sento però di consigliare alcuni locali a mio parere deliziosi. Potrete così gustare ottime zuppe e dolci spettacolari da Zanarini in Piazza Galvani 1, nel palazzo dell’Archiginnasio (http://antoniazzi.biz/barcaffe/caffe-zanarini), oppure provare le pizze artigianali di Berberè in Via Petroni 9/c (www.berberepizza.it) o quelle del Forno Brisa (www.fornobrisa.it), dove il pane ha il sapore di un tempo. C’è solo l’imbarazzo della scelta!


www.bolognawelcome.com







 

 

 

 

 

 

 

 

 





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