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Una città un libro: Baalbek
“Hezbollah: storia del Partito di Dio” di Marco Di Donato (Mimesis)

 

 

Testo e foto di Bruga

 

L'area archeologica della città di Heliopolis.(foto Bruga) Particolare della corte esagonale del Santuario di Giove. (foto Bruga) I propilei del Santuario di Giove. (foto Bruga)

La Grande Corte del Santuario di Giove. (foto Bruga) Particolare del fregio del Tempio di Giove. (foto Bruga) Il Tempio dedicato a Bacco. (foto Bruga)

L'ingresso al Tempio di Bacco. (foto Bruga) L'alto colonnato all'interno del Tempio di Bacco. (foto Bruga) Rilievo di figura femminile del Tempio di Bacco. (foto Bruga)

Un grande capitello di ordine corinzio con decorazione a foglie d'acanto. (foto Bruga) Il Tempio di Venere noto anche come Tempio delle Muse. (foto Bruga) La cava con il gigantesco monolite. (foto Bruga)

Una sala del nuovo museo archeologico. (foto Bruga) La moschea sciita. (foto Bruga) Le arcate del Grande Palazzo di Anjar. (foto Bruga)

Un ambiente della Baalbek Guest House. (foto Bruga) Le cantine Chateaux de Ksara nel paesino di Zahle. (foto Bruga) Il distillato di acquavite e anice Ksarak. (foto Bruga) <Il cardo della città omayade di Anjar. (foto Bruga)

Il libro storico di Marco Di Donato, Mimesis 2015. La bandiera a disegni verdi su sfondo giallo che compare sulla copertina di questo libro la vedrete spesso lungo la strada di avvicinamento a Baalbek … Ma niente paura: se è per questo, scendendo dalle vette del Monte Libano verso la Valle della Bekaa, nella quale si trova questo incredibile sito archeologico, troverete anche le famose piantagioni di marijuana che da decenni danno da vivere ai contadini locali, e che per innumerevoli volte il governo e le autorità internazionali hanno tentato di estirpare. Con scarso successo, poiché nella totale mancanza di certezze che da 50 anni tormenta il Libano e in particolare questa valle (occupata fino a pochi anni fa dall’esercito siriano, che esercitava il suo potere in maniera arbitraria e feroce), una delle poche entrate sicure per gli abitanti della zona è stata appunto quella derivante dalla droga.

Sono cose che è bene sapere, arrivando a Baalbek, ma che per fortuna non toccano direttamente i turisti interessati ai templi: però la prossima volta saprete di cosa si parla, quando vi capiterà di sentire al telegiornale notizie dalla Valle della Bekaa o su Hezbollah, partito fondamentale negli equilibri libanesi e nella lotta contro l’Isis, ma anche violentemente anti-israeliano e considerato da molti un’organizzazione terroristica, la cui roccaforte elettorale è proprio in questa zona.

Tornando allo scopo del vostro itinerario fin quasi al confine con la Siria, Baalbek è una perla rara, una meta che da sola giustifica un viaggio in Libano: la Heliopolis di epoca preromana, la città dedicata al dio fenicio Baal fu poi colonia romana nel primo secolo avanti Cristo e in età imperiale fu arricchita progressivamente con una serie di templi di dimensioni  inimmaginabili. Una vicina cava custodisce un masso non ancora staccato ma simile a quelli usati nella costruzione del complesso: è talmente grande rispetto a una figura umana, che per secoli ci si è chiesti come sia stato tecnicamente possibile edificare templi e altri edifici così maestosi e sontuosi. Purtroppo i terremoti, la trasformazione di alcuni edifici in chiese e soprattutto la fortificazione del complesso in epoca araba, fino alla decadenza sotto l’impero ottomano, hanno segnato la quasi scomparsa delle rovine sotto metri di sabbia. Questa coltre però ha funzionato come le ceneri di Pompei, preservando molte opere, che sono state progressivamente scoperte negli ultimi 150 anni, soprattutto da tedeschi e francesi, come documenta una bella mostra sulla storia del sito aperta in uno spazio visitabile prima di uscire dal complesso. Anche la cooperazione italiana sta lavorando da anni alla conservazione e messa in sicurezza del sito, che richiede una visita di qualche ora a causa della sua estensione, della particolare complessità e ricchezza di motivi ornamentali, oltre che delle varie esposizioni che documentano i vari aspetti del sito, dalla storia degli scavi alla dominazione araba.

Usciti dal sito, un posto piacevole nel quale mangiare e perfino dormire (hanno poche stanze ma confortevoli) è la Baalbek Guest House, una sorta di agriturismo aperto negli ultimi anni di relativa tranquillità con l’aiuto proprio della nostra cooperazione.

Per completare la visita della Bekaa, andando verso sud a Zahle ci si può fermare presso alcune celebri cantine libanesi, come lo Chateau Ksara, fondato a metà dell’Ottocento da monaci francesi che dopo un secolo hanno poi venduto a investitori privati. Molto spettacolari le cantine sotterranee, lunghe un paio di chilometri (www.chateauksara.com ).

Ultima tappa, veramente a pochi chilometri dal confine siriano lungo l’antica strada fra Beirut e Damasco, le rovine della città omayade di Anjar, risalente alla prima metà del settimo secolo dopo Cristo e inserita nel patrimonio Unesco. Sembra si trattasse di una specie di gigantesco centro commerciale con seicento negozi, che restò in funzione per una quarantina d’anni prima che fosse sconfitto il califfo che l’aveva fondato. E’ dunque molto interessante, anche perché del periodo dell’occupazione omayade del Libano restano solo Anjar e una moschea a pochi passi dai templi di Baalbek. Per la sua posizione, la parte moderna di Anjar, che un secolo fa era stata occupata da profughi armeni in fuga dal genocidio perpetrato dai Turchi, ora è piena di profughi siriani, in attesa di rientrare nel loro paese non appena sarà sicuro.

 

4 - continua 

 

www.destinationlebanon.gov.lb/


 

 

  






 









 

 

 









 

 

 

 

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