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Una città un libro: Tiro
“Una donna per soldato:
Diario di una tenente italiana in Libano” di Marina Catena (Bur)

 

 

Testo e foto di Bruga

 

Scorcio dell'area archeologica di Al Bass a Tiro. (foto Bruga) La via principale della necropoli di Al Bass fiancheggiata da sarcofagi romano-bizantini. (foto Bruga) L'arco trionfale di II secolo. (foto Bruga)

I sarcofagi bizantini di II-III secolo nella vasta necropoli di Al Bass. (foto Bruga) Particolare dello stadio, in primo piano resti del gigantesco ippodromo romano. (foto Bruga) L'antico porto egizio del sito di Al Mina a Tiro. (foto Bruga)

La lunga strada colonnata verso il porto di Al Mina. (foto Bruga) Il vasto complesso termale di Al Mina. (foto Bruga) Pavimentazione del Tempio dedicato ad Eshmun, divinità della città di Sidone. (foto Bruga)

Particolare di un mosaico policromo del Tempio di Eshmun. (foto Bruga) Il medievale Castello del Mare, fortezza edificata su un isolotto davanti al porto di Sidone. (foro Bruga) Il Khan al-Firanj, caravanserraglio di Sidone oggi sede dell'Istituto francese. (foto Bruga)

L'ingresso al souk el Tayeb di Sidone. (foto Bruga) L'antica saponeria della famiglia Audi di Sidone oggi Museo del sapone. (foto Bruga) Il taglio della pasta di sapone. (foto Bruga)

Bambole realizzate con il sapone disponibili allo shop del museo. (foto Bruga) La sala interna del ristorante Tawlet Saida a ridosso del porticciolo di Sidone.(foto Bruga)

Questo libro, scritto qualche anno fa da una nostra soldatessa coinvolta nella “missione Leonte”, l’intervento di peacekeeping che l’Italia effettua da più di 10 anni nel sud del Libano, ci aiuta a capire cosa sia successo in questa parte del paese mediorientale, caratterizzata da gravi problemi sociali e politici e da reperti archeologici di grande interesse, tanto che nessuna visita del Libano può dirsi completa senza un passaggio a Tiro e Sidone.

L'esperienza in Libano del tenente Maria Catena raccontata nel suo diario, Bur 2008. Tiro è la città più meridionale del Libano; dopo di essa l’autostrada che da Beirut scende verso sud si interrompe, e inizia una terra di nessuno, una zona-cuscinetto che separa il paese da Israele, che da queste zone si è ritirato nel 2000 dopo oltre venti anni di occupazione; da allora non ha mai ripreso i rapporti diplomatici con la “repubblica dei cedri”, tanto che il passaggio fra i due stati è impossibile nonostante la vicinanza.

E’ ovvio che le due città ne hanno pagato il prezzo, fra crollo turistico ed economico, presenza di centinaia di migliaia di rifugiati palestinesi radicalizzati, prepotenze delle varie milizie e così via.

Nonostante tutto, però, l’Unesco ha voluto dare una mano e nel 1984 ha inserito le rovine di Tiro, divise in varie sezioni della città, nel suo Patrimonio mondiale. Non ha sbagliato, perché la città ha una storia plurimillenaria, che decolla in età fenicia grazie al commercio della porpora, il prezioso pigmento ricavato dal murice. I coloni provenienti da Tiro fondarono colonie in Sicilia, Sardegna e soprattutto Cartagine in Tunisia. Della Tiro romana e bizantina restano due siti ampi e piuttosto spettacolari, Al Bass più all’interno (con una necropoli e le rovine di un gigantesco stadio per le corse alla Ben Hur…)  e Al Mina sul mare, con meravigliosi colonnati, mosaici e marmi pregiati quasi lambiti dalle onde.

Risalendo verso nord e dunque verso la capitale, ci si ferma a Sidone: stesso scenario socioeconomico, e in più il Castello dei Crociati sul mare, un caravanserraglio sede dell’Istituto francese, un souk piuttosto caratteristico con il bellissimo “Museo del sapone” della fondazione Audi (www.audifoundation.org.lb ) e una piccola nota di speranza, rappresentata dal ristorante Tawlet. Ricordate il farmers’ market nel ricostruito souk di Beirut? Ebbene, questo ristorante di Sidone si deve sempre all’iniziativa di Kemal Mouzawak. Lo chef pacifista ha creato in tutto il Libano una rete di locali a scopo sociale che – come in questo caso – danno lavoro a brave cuoche scelte fra le donne libanesi meno fortunate, fra le profughe palestinesi e in altre categorie svantaggiate. Grazie a un piccolo ma elegante punto vendita, permette anche uno sbocco sul mercato a piccole cooperative che producono spezie, sapone e altri prodotti di artigianato.

E se il contributo italiano si nota negli scavi di Tiro, qui ad arredare il ristorante ci ha pensato la cooperazione norvegese, che ne ha fatto un piccolo pezzo di Oslo in pieno Medio Oriente … Inutile dire che si mangia benissimo: piatti nel solco della tradizione (peraltro ottima), ma con quel pizzico di cura artigianale e di passione civile che ne fanno un posto da non perdere (www.soukeltayeb.com).

Ultima tappa prima di tornare nella capitale, pochi minuti dopo aver lasciato Sidone, è il  tempio di Eshmun, antico e misterioso luogo di culto dedicato alla divinità fenicia della guarigione. Situato vicino al fiume Awali e colpito durante la guerra civile, il tempio ha perso i suoi gioielli che sono per fortuna, anche se parzialmente, esposti nel Museo archeologico di Beirut. Ma il luogo di provenienza ha comunque un fascino particolare, sia pure nella triste situazione di trascuratezza nella quale si trova attualmente. Le guide temono che i turisti attuali siano gli ultimi a trovare ancora qualcosa in quel sito, che a breve potrebbe essere cancellato dallo sviluppo urbanistico e dall’incuria.

 


5 - fine



www.destinationlebanon.gov.lb/



 

 

  






 









 

 

 









 

 

 

 

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