Tweet

 


 

| HOME PAGE | MERIDIANI E PARALLELI | ASTROLOGIA E DINTORNI | ANNIVERSARI | CALENDARIO | LOUNGE TIME | IL RESORT DEL MESE | LO SCAFFALE | GALLERIA DEL GUSTO | RENDEZ VOUS | ASTERISCHI |
| PHOTO TIME | SPIGOLATURE | ITINERARI | PROTAGONISTE | RITRATTI DI ARTISTA | NON SOLO HOTEL | ATTIMI DI CINEMA | NEWSLETTER | FORUM | CONTATTI | LINK CONSIGLIATI |

 

 

clicca sulle miniature
per ingrandirle

 

 

Scaruca l'articolo in PDF

 

 

 

 

 

 

 

Vai all'elenco
degli articoli pubblicati
nella stessa rubrica
.
Li trovi nell'Archivio
divisi per anno
di pubblicazione.

 

Ultimi articoli


A TAvola con lo Chef


 

 

 

 

 

 

 

dell’Astrologa Martina

 

 

Maria Wislawa Anna Szymborska, Premio Nobel 1996. (foto Nobel Prize) La Vistola a Cracovia in una foto d'epoca. (foto Archiwum Narodowe w Krakowie) Campo di concentramento nei pressi di Cracovia durante la Seconda Guerra Mondiale. (foto Archiwum Narodowe w Krakowie)

Il poeta, editore e traduttore Adam Wlodek, marito di Wislawa. (foto Alchetron) Wislawa Szymborska a Torino durante la Fiera Internazionale del Libro 2005. (foto Creative Commons) La poetessa con il futuro Presidente della Polonia a Cracovia nel 2010. (foto Wikimedia Commons)

La raccolta di poesie scritte tra il 1945 e il 2009, Adelphi 2009. Ironia, delicatezza e originalità nel volume Amore a prima vista, Adelphi 2017. La biografia a fumetti firmata Alice Milani, Fandango Editore 2016.

Il 3 ottobre del 1996, molto atteso come ogni anno, giunge l’annuncio dell’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura. Il comunicato stampa della Fondazione Nobel informa che il premio viene assegnato a una poetessa che «è stata definita “il Mozart della poesia”, e non a torto, ma c’è anche qualcosa della furia di Beethoven nella sua opera artistica». La scrittrice degna di questo raro elogio è la polacca Wislawa Szymborska, che, pur essendo già nota agli appassionati di poesia, diventa immediatamente popolare in tutto il mondo.

Nata il 2 luglio 1923 in quella che oggi è la cittadina di Kornik, in Polonia, la Szymborska ha vissuto quasi tutta la vita a Cracovia, attraverso le drammatiche vicende storiche polacche, dalla guerra alla dominazione sovietica e poi alla complessa transizione alla democrazia. La sua poesia, che secondo la motivazione del Premio Nobel assegnatole «porta alla luce con ironica precisione il contesto storico e biologico in cui si collocano i frammenti di vita reale» che raffigura, affascina per la semplicità e contemporaneamente per la sottigliezza stilistica. Autrice di una produzione relativamente scarsa, e della quale la stessa poetessa rifiutò poi le opere pubblicate fino al 1954 sotto la pesante censura stalinista esercitata in Polonia, Wislawa Szymborska impose quietamente all’attenzione del mondo letterario la sua capacità di leggere la realtà attraverso le sue minime manifestazioni, nella consapevolezza che il più piccolo e casuale evento reca in sé la capacità di decidere l’intero corso di una vita, e al contrario che quello che ci appare come un momento decisivo è spesso un’illusione. Questo apparente paradosso si ritrova spesso nelle sue opere, come ad esempio in Amore a prima vista, in cui l’autrice sorride della convinzione degli innamorati che il loro amore sia nato da un incontro decisivo e irripetibile: «Ogni inizio infatti è solo un seguito e il libro degli eventi è sempre aperto a metà». Sposata nel 1948 col poeta Adam Wlodek, da cui divorziò nel 1954, non ebbe figli, ma rimase vicina all’ex marito fino alla morte di lui, giunta nel 1986.

Nella sua lunga vita di testimone dei drammi e delle contraddizioni dell’umanità, la Szymborska fu sempre consapevole di utilizzare un mezzo, la poesia, destinata normalmente a un pubblico di pochi estimatori, come scrisse ironicamente in Ad alcuni piace la poesia: «Ad alcuni cioè non a tutti. E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza. Senza contare le scuole, dove è un obbligo, e i poeti stessi, ce ne saranno forse due su mille». Eppure, questo strumento apparentemente così marginale nella penna della Szymborska, nelle sue opere apparentemente così naturali e in realtà così raffinate, ritrova la potenza e la capacità di rappresentare il tutto a partire dall’insignificante: «Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte […] Non avermene, lingua, se prendo in prestito parole patetiche, e poi fatico per farle sembrare leggere». Consapevole di questo ruolo paradossale della poesia, la Szymborska lo fece suo, considerandolo parte del più ampio paradosso della vita. «Preferisco l’assurdità di scrivere poesie all’assurdità di non scriverne», scrisse.

Cancro, segno zodiacale di nascita di Wislawa Szymborska. Scorpione, segno zodiacale ascendente della Szymborska. Nata sotto il segno del Cancro, con Ascendente Scorpione, Wislawa Szymborska possedeva un’intelligenza profonda ed empatica, che univa a un’estrema intuizione, sensibilità, capacità introspettiva e di analisi. Luna in Pesci accentuava l’emotività, l’introversione e la capacità di sintonizzarsi sulle emozioni altrui, e una forte propensione a interrogarsi sul senso della vita e sulla realtà.

Mercurio in Gemelli la rendeva desiderosa di conoscenza, amante della cultura e del sapere, intellettivamente brillante, ironica e acuta, caratteristiche introdotte anche da Giove in Scorpione, che ne potenziava inoltre il magnetismo personale e una certa ambizione.

Marte nel segno di nascita conferiva fantasia, creatività e facilità nell’esprimere i contenuti emotivi del mondo interno, aspetti questi accentuati da Nettuno in Leone.

Affascinante e amabile, alla continua ricerca di sensazioni ed emozioni da comunicare grazie alla presenza di Venere in Gemelli, dallo stesso transito Szymborska traeva il suo talento e la sua popolarità in campo artistico.

Dopo il Nobel, la poetessa non cambiò le sue abitudini di vita, pubblicando l’ultima sua raccolta nel 2006 ma continuando a scrivere fino alla morte, sempre molto riluttante a pubblicare qualcosa di cui non fosse pienamente convinta, tanto che le ultime sue poesie furono pubblicate postume. Quando una volta le chiesero come mai pubblicasse così poco, rispose con autoironia «A casa ho un cestino della carta straccia». Morì a Cracovia, il primo febbraio del 2012, consapevole di lasciare a suo modo una traccia indelebile e inimitabile, convinta che, come recita il titolo di una sua bella poesia, Nulla due volte accade, e che anche le persone più affini sono diverse come due gocce d'acqua.