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 dell’Astrologa Martina

 

Peggy Guggenheim accanto all'Arco di petali di Alexander Calder opera esposta alla Biennale d'Arte di Venezia del 1948. (foto Fondazione Solomon R. Guggenheim Archivio Cameraphoto Epoche) Peggy Guggenheim con il Presidente Luigi Einaudi durante la Biennale d'Arte di Venezia del 1948. (foto Fondazione Solomon R. Guggenheim Archivio Cameraphoto Epoche) Una sala della Peggy Guggenheim Collection a Palazzo Venier dei Leoni a Venezia. (foto Guggenheim Venice)

Bottiglia in vetro e collage di Laurence Vail primo marito di Peggy. (foto Guggenheim Venice) Marc Chagall, La pioggia – 1911. (foto Guggenheim Venice) Max Ernst, Il bacio – 1927. (foto Guggenheim Venice) Salvador Dalì, La nascita dei desideri liquidi – 1931-1932. (foto Guggenheim Venice)

Pablo Picasso, Sulla spiaggia – 1937. (foto Guggenheim Venice) Jackson Pollock, La donna luna – 1942. (foto Guggenheim Venice) Il giardino di Palazzo Venier dei Leoni. (foto Alberto Berni) Jenny Holzer, Survival – 2003. (foto Alberto Berni)

Un'istallazione di Maurizio Nannucci nel giardino della Peggy Guggenheim Collection. (foto Alberto Berni) Marino Marini, L'angelo della città, opera esposta sulla terrazza del palazzo verso Canal Grande. (foto Alberto Berni) L'autobiografia della grande mecenate e collezionista, Rizzoli 1998. Caterina Casini è Peggy Guggenheim nello spettacolo teatrale diretto da Giles Stjohn Devere Smith su testo di Lanie Robertson, produzione Laboratori Permanenti 2016. La copertina del docufilm di Lisa Immordino Vreeland, distribuzione Wanted 2016.

Nell’agosto 1939, l’Europa era sull’orlo della guerra, e l’ultima delle idee che sarebbe dovuta venire in mente a una ricca ereditiera americana, il cui padre per di più era morto proprio attraversando l’oceano nel naufragio del Titanic, era raggiungere la Francia per raccogliere una collezione di opere d’arte moderna da esibire in un nuovo museo a Londra. Ma Peggy Guggenheim non era donna da farsi facilmente spaventare: appassionata e avida collezionista, trascorse alcune settimane comprando “un quadro al giorno”, come ricordò poi, lasciando Parigi appena in tempo per sfuggire all’occupazione nazista e raggiungendo, carica di capolavori, il sud della Francia, da cui s’imbarcò nuovamente per gli Stati Uniti, portando con sé il nucleo di quella che sarebbe stata la celebre collezione Peggy Guggenheim: dipinti di Picasso, Mirò, Magritte, Dalì, e quaranta opere di Max Ernst, oltre allo stesso pittore tedesco, che poco dopo diventò il suo secondo marito. Una volta tornata in America, dove aprì una galleria, Peggy continuò per alcuni anni ad arricchire la sua già notevole collezione, dimostrando una totale indipendenza di giudizio e una straordinaria capacità di intuire il valore di artisti anche poco conosciuti, che grazie a lei trovavano la possibilità di farsi conoscere.

Nata a New York il 26 agosto 1898 in una delle più ricche famiglie statunitensi, figlia di Benjamin Guggenheim e nipote di quel Solomon Guggenheim che creò l’omonima fondazione e fece costruire il Museo Guggenheim di New York, Peggy (all’anagrafe Marguerite) Guggenheim fin da giovanissima dimostrò uno spirito vivacemente anticonformista e una grande passione per l’arte e per l’ambiente artistico. Trasferitasi nel 1920 a Parigi, si trovò immediatamente catturata dall’atmosfera dei circoli artistici della capitale francese, dove conobbe anche il suo primo marito, lo scultore e scrittore dadaista Laurence Vail. Ebbe modo di conoscere e approfondire le avanguardie dell’arte moderna, e di sviluppare progressivamente un gusto personale ed estremamente acuto, che le permise, grazie ai suoi non comuni mezzi economici, di aiutare artisti che sarebbero poi divenuti celebri. 

Peggy Guggenheim divorziò da Vail nel 1928, e condusse una vita indipendente e spregiudicata, modello per molti anni di donna libera e senza reticenze. Pur nella sua autonomia di giudizio, ebbe sempre la capacità di accogliere gli insegnamenti dei grandi personaggi che la sua vita brillante e il suo ruolo di mecenate le permettevano di conoscere; come scrisse molti anni dopo, «mi sono fatta consigliare solo dai migliori. Ho ascoltato, eccome! Solo così alla fine sono diventata esperta a mia volta». Fu ad esempio grazie ai consigli dello scrittore Samuel Beckett che decise di dedicarsi interamente all’arte moderna, investendo importanti cifre nell’acquisto delle numerose opere che finirono per costituire la sua collezione. Continuando a dividersi tra New York e l’Europa, presentò al pubblico nuovi artisti sia americani che europei, tra cui anche Jackson Pollock e Mark Rothko; dopo aver divorziato da Ernst, decise di stabilirsi definitivamente a Venezia, dove trovò anche l’ideale collocazione per la sua collezione. Come scrisse nella sua autobiografia, «Si pensa sempre che Venezia sia l’ideale per una luna di miele. È un grave errore. Vivere a Venezia, o anche solo visitarla, significa innamorarsi della città stessa, e non resta spazio nel tuo cuore per amare nessun altro».

Acquistò il Palazzo Venier dei Leoni, e vi si trasferì con i suoi amatissimi cani di razza Lhasa Apso e con la sua collezione, che veniva aperta al pubblico ogni estate. Venezia, con la sua storia e il suo fascino, si dimostrò la residenza perfetta per la Guggenheim, che si concedeva lussi e stravaganze ai limiti dell’eccentricità e che rimase un personaggio simbolo della città fino alla sua morte nel 1979. Il palazzo e la collezione erano già da alcuni anni stati donati alla Fondazione Solomon Guggenheim, e costituiscono oggi uno dei principali musei di Venezia. Le ceneri di Peggy riposano nel giardino del museo stesso, sepolte per sua volontà accanto ai suoi quattordici adorati cani.

Vergine, segno zodiacale di nascita di Peggy Guggenheim. Nata con Sole in Vergine e Luna in Sagittario, da questo aspetto astrale Peggy Guggenheim traeva l'originalità, il fascino per la scoperta, l'attrazione per l'insolito e il nuovo, l'amore per i viaggi e gli spostamenti e una certa irrequietezza nel carattere. L'intelligenza analitica e brillante, il pensiero solido, concreto, la mente critica ma aperta al cambiamento erano dovute a Mercurio in Vergine. L'intraprendenza, i numerosi e versatili interessi, la vivacità intellettuale e il narcisismo derivavano da Marte in Gemelli; Nettuno nello stesso Segno garantiva la lungimiranza, l'intuizione, la capacità comunicativa, l'amore per l'arte. Giove in Bilancia le conferiva uno stile elegante e gusti raffinati, ne potenziava il senso estetico e il grande savoir faire e favoriva lo svincolo da rapporti e questioni morali, caratteristiche questa accresciute da Venere nel medesimo Segno. Saturno in Sagittario, infine, predisponeva Peggy alla curiosità e alla voglia di imparare, all'attenzione per tutto ciò che era moderno e attuale, nonché al desiderio di condividere con gli altri le proprie passioni.

Audace, indipendente, egocentrica, amante del lusso e della mondanità, Peggy Guggenheim fu però anche, e innanzitutto, un’appassionata e acuta conoscitrice d’arte, sempre attenta alle nuove idee e capace di riconoscere e apprezzare il talento e la cultura. In otto anni, a cavallo della guerra, raccolse una collezione straordinaria, dedicando buona parte della sua vita successiva a renderla conosciuta e fruibile. La sua eredità di donna, di mecenate e di conoscitrice d’arte è tra le più importanti lasciate da quella feconda e irrequieta prima metà del Novecento che, distruggendo tante certezze e convenzioni, ha forgiato la cultura moderna.

 

www.guggenheim-venice.it