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A TAvola con lo Chef


 

 

 

 

 

 

 dell’Astrologa Martina

 

Plaza Italia nel Quartiere Palermo di Buenos Aires in un'immagine di inizio Novecento. (foto Archivi Generali della Nazione Argentina) Il porto La Boca a Buenos Aires in una foto del 1936. (foto Archivio Horacio Coppola/Municipalidad de la Ciudad de Baires) Borges (a destra) nel 1935 in compagnia di Victoria Ocampo e Adolfo Bioy Casares. (foto Fundacion Sur) Jorge Luis Borges nel 1951 in un ritratto fotografico di Greta Stern. (foto Archivi Generali della Nazione Argentina)

Il sommario del numero 217 della Rivista Sur, 1952. (foto Fundacion Sur) Il diario di Bioy Casares dei cinquanta anni di amicizia e collaborazione letteraria con Borges, Ediciones Destino 2000. La raccolta di racconti scritti tra il 1935 e il 1944 nella prima edizione italiana, Einaudi 1961. L'Aleph nella versione italiana pubblicata da Adelphi nel 1998. Antologia di poesie scritte tra il 1923 e il 1976, Rizzoli 2004. Tredici racconti ne El libro de arena, Il libro di sabbia, Adelphi 2018.

Una scena del film di Bernardo Bertolucci Strategia del ragno, liberamente tratto da un racconto di Borges. (foto Red Film Rai 1970). La locandina dello spettacolo Borges Piazzolla messo in scena nel 2015, voce di Giorgio Albertazzi per i versi di Jorge Luis Borges e canto di Mariangela D'Abbraccio sulla musica di Astor Piazzolla.

È il giorno di Natale del 1938. Jorge Luis Borges ha comprato una copia de Le mille e una notte, e appena giunto a casa s’è immediatamente immerso nella lettura. Salendo al piano superiore con gli occhi fissi sulle pagine del libro, non s’accorge che la finestra in cima alla scala è aperta, e batte violentemente con la testa contro il suo spigolo, ferendosi e perdendo immediatamente i sensi. Ricoverato in ospedale, resta per quasi un mese tra la vita e la morte a causa di una setticemia subentrata alla ferita, tempo che trascorre in uno stato di febbricitante semincoscienza popolato da sogni e visioni fantastiche. Alla fine si riprende, emergendo da quel sopore con un bagaglio di immaginazioni e paradossi che immediatamente traduce nel racconto Pierre Menard, autore del Chisciotte che è il primo di quelli che nel 1944 saranno raccolti in Finzioni, il volume che insieme al successivo L’Aleph frutterà fama mondiale al suo autore.

L’incidente chiude per Borges un anno fatidico, che in un certo senso pone fine a una prolungata adolescenza: nello stesso 1938 alla morte dell’amata nonna Fanny ha fatto seguito quella, dolorosissima, del padre Jorge Guillermo, brillante avvocato; poco dopo, lo scrittore ottiene un impiego presso la biblioteca Miguel Cané, piccola e poco frequentata, dove potrà liberamente dedicarsi alla lettura e alla scrittura.

Vergine, segno zodiacale di nascita di Jorge Luis Borges. Borges nacque a Buenos Aires il 24 agosto del 1899, in una famiglia agiata, che fino all’età di undici anni lo fece educare in casa, dove tra l’altro il padre aveva raccolto una vasta biblioteca di libri in inglese. Di precocissima intelligenza, frequentò irregolarmente le scuole, anche perché il padre, a causa di una malattia agli occhi, nel 1914 dovette abbandonare la professione e recarsi con la famiglia in Svizzera, a Ginevra, per sottoporsi a speciali cure. Lì Jorge junior frequentò per qualche tempo una scuola certamente più adatta a lui della turbolenta scuola pubblica argentina dove aveva trascorso alcuni anni, e imparò il francese e il tedesco, prima che la famiglia si spostasse in Spagna. Quando, nel 1921, i Borges rientrarono finalmente in Argentina, Jorge Luis era un letterato alle prime armi, che aveva conosciuto le avanguardie spagnole, e che giunto nel suo paese natale, per lui praticamente sconosciuto, si dedicò attivamente alla produzione letteraria, scrivendo racconti, poesie, saggi e traduzioni, scrivendo per diverse riviste tra cui la pregevole Sur, diretta da Victoria Ocampo, e sviluppando progressivamente uno stile metafisico ed erudito. 

Lettore instancabile, viveva con i genitori e conduceva una vita privata tranquilla, coltivando amicizie con scrittori, in modo particolare Adolfo Bioy Casares, con cui scriverà diverse opere a quattro mani. Fu però solo dopo la morte del padre e l’incidente alla testa che Borges trovò definitivamente il suo stile, unico eppure capace di ispirare profondamente il realismo magico che caratterizzerà il fiorire della letteratura sudamericana. Gli anni Quaranta e Cinquanta furono i suoi più attivi, con la pubblicazione di molte delle sue opere maggiori, in parallelo col peggiorare della sua malattia agli occhi, ereditata dal padre. 

Dopo il 1938, un nuovo anno chiave nella vita di Borges fu il 1955, quando fu nominato direttore della Biblioteca Nazionale Argentina, e al contempo il deteriorarsi della vista gli impedì definitivamente di leggere e scrivere; lui stesso sottolineò questa coincidenza scrivendo in una poesia che «Dio con splendida ironia mi ha donato insieme i libri e la notte». A partire dagli anni Sessanta, con la sua fama ormai diventata internazionale e la sua cecità che ne ostacolava l’attività letteraria, lo scrittore si dedicò soprattutto a tenere lezioni e conferenze in tutto il mondo, divenendo una figura conosciuta e ammirata ovunque nonostante la sua riservatezza e la sua balbuzie, che lo affliggeva fin da ragazzo e su cui Borges non mancava di esercitare la sua tipica ironia. Su lui piovvero riconoscimenti e premi, fatta eccezione per il Nobel, al quale ogni anno sembrava destinato e che non gli fu mai assegnato. Come disse lo stesso Borges, «È un’antica tradizione scandinava: mi nominano per il premio e poi lo danno a un altro».

A parte un fidanzamento giovanile, mai approdato alle nozze a causa della contrarietà di entrambe le famiglie, e una passione non corrisposta per la scrittrice uruguaiana Estela Canto, Borges per molti anni non stabilì rapporti stabili con nessuna donna, rimanendo legatissimo alla madre Leonor e vivendo con lei fino al 1967, quando contrasse con Elsa Millàn un matrimonio infelice e di breve durata. Dopo la morte della madre nel 1975, Borges fu assistito e accompagnato nei suoi numerosi viaggi dalla segretaria Maria Kodama, che sposò nel 1986, pochi mesi prima di morire. Agnostico dichiarato, Borges nei suoi ultimi giorni fece chiamare sia un sacerdote cattolico che uno protestante, coerentemente con la sua formazione cosmopolita. Morì il 14 giugno 1986, e fu sepolto a Ginevra, luogo degli anni più sereni della sua fanciullezza. 

Nato sotto il segno della Vergine, con ascendente Cancro, Borges traeva da questo aspetto astrale grande sensibilità, intuito e fantasia, insieme ad una certa mutevolezza nel carattere. 

Alla presenza di Luna in Ariete erano dovute l’indipendenza, la vitalità, lo spirito d’intraprendenza e la costante ricerca di libertà di espressione. Marte in Bilancia contribuiva all’evitamento dei conflitti e  conferiva, oltre che un comportamento sempre improntato sul rispetto per gli altri, eleganza nei modi, fascino e stile. 

L’intelligenza prodigiosa e creativa, l’amore per la cultura, l’ironia e l’apertura mentale derivavano da Mercurio in Leone; Venere nel medesimo segno garantiva una forte personalità, capace di grandi slanci e con una visione ottimista della vita.

Giove in Scorpione donava capacità introspettiva ed elaborativa, energia trasformativa, curiosità intellettuale, ambizione e magnetismo, Nettuno in Gemelli potenziava il talento artistico, l’ispirazione, l’inclinazione per la scrittura e l’arte.  La presenza di Saturno in Sagittario, infine, intensificava il desiderio di imparare, di conoscere, di trasmettere idee e valori anche di tipo spirituale.

L’influenza di Borges sulla letteratura sudamericana e mondiale è incalcolabile, come straordinaria è la profondità e la ricchezza delle sue costruzioni letterarie, che pure si risolvono sempre in poche pagine. Quanto a lui, di sé e della sua opera aveva un’opinione distaccata e scettica, come d’ogni altra cosa: «Che altri si vantino delle pagine che hanno scritto; io sono orgoglioso di quelle che ho letto». E nella poesia Il rimorso scrisse: «Ho commesso il peggiore dei peccati che un uomo possa commettere. Non sono stato felice. Che i ghiacciai dell'oblio possano travolgermi e disperdermi, senza pietà».