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 dell’Astrologa Martina

 

Deborah Kerr è una giovane Elisabetta I d'Inghilterra nel film La regina vergine, regia di George Sidney del 1953. (foto Metro Goldwyn Mayer) Il famoso bacio con Burt Lancaster nel film di Fred Zinnemann Da qui all'eternità, 1953. (foto Columbia Pictures) Una candidatura all'Oscar 1949 per Edoardo mio figlio di George Cukor, dvd A & R Productions. Stewart Granger (a destra) e Richard Carlson con la Kerr sulla copertina del dvd de Le miniere di re Salomone, A & R Productions.

Deborah Kerr è Licia nel colossal Quo Vadis con Robert Taylor e Peter Ustinov, dvd Warner Bross. Un fotogramma del film Il prigioniero di Zenda, regia di Richard Thorpe del 1952. (foto Istitut Lumière) Deborah Kerr con il primo marito Anthony Bartley e le figlie Melanie e Francesca. (foto Helensburgh Heritage Trust) Il re ed io, Deborah Kerr nei panni dell'istitutrice dei figli del re Mongkut interpretato da Yul Brinner, dvd A & R Productions.

Il personaggio di Sister Angela interpretato al fianco di Robert Mitchum nel film di John Huston L'anima e la carne, 1957. (foto 20th Century Fox) Una scena di Bonjour tristesse con David Niven e Jean Seberg diretti da Otto Preminger nel 1958, dvd Columbia Pictures. Deborah nel 1960 con il secondo marito Peter Viertel nel giorno del loro matrimonio. (foto Helensburgh Heritage Trust) New York Film Critics Circle Award 1960 per la migliore attrice a Deborah Kerr protagonista con Robert Mitchum e Peter Ustinov nel film I nomadi, distribuzione Warner Bros.

Il dubbio, thriller diretto da Michael Anderson nel 1961, dvd A & R Productions. Debora Kerr con Kirk Douglas e Michael Higgins ne Il compromesso, film drammatico diretto da Elia Kazan nel 1969, bluray Warner Bross. La biografia di Deborah Kerr firmata da Michelangelo Capua, McFarland Publishing 2010.

È la sera del 5 agosto 1953, e a New York è programmata la prima di un film molto atteso. Non tanto perché è tratto da un romanzo controverso e di successo, scritto da un reduce della II Guerra Mondiale, e non solo perché il cast è composto da attori di grande qualità, come Burt Lancaster, Montgomery Clift e Frank Sinatra, in una di quelle parti drammatiche che lo hanno fatto apprezzare come attore quasi quanto come cantante. La verità è che già il trailer fatto circolare nelle sale, dopo alcune scene ambientate in una base militare delle Hawaii, culminava in quella che resterà la più memorabile del film, un appassionato abbraccio sulla spiaggia tra due amanti lambiti dalle onde: l’atletico protagonista Burt Lancaster e un’attrice che finora non ha mai mostrato una particolare sensualità, la scozzese Deborah Kerr. La “peccaminosa” ed esplicita relazione tra il sergente e la moglie del suo capitano scuote il puritano pubblico americano, ma non nuoce certo al successo di Da qui all’eternità, che otterrà tra l’altro otto Oscar e tredici nomination, tra cui quella, non vincente, della protagonista femminile.

Bilancia, segno zodiacale di nascita di Deborah Kerr. Nata il 30 settembre 1921 a Helensburgh, figlia di un capitano dell’esercito che, ferito nella I Guerra Mondiale nella quale aveva anche contratto un’insidiosa malattia polmonare, era poi divenuto architetto navale, Deborah Trimmer aveva in un primo tempo studiato balletto classico, ma, anche per un infortunio, decise molto presto di dedicarsi alla recitazione. La sua prima passione, e quella forse più profonda, fu per il teatro, ma già nel 1940 girò il suo primo film usando il secondo cognome dell’amatissimo padre, e divenne rapidamente la più apprezzata attrice britannica, candidata per la prima volta agli Oscar nel 1949 per il film Edoardo mio figlio. Il successo la portò a Hollywood dove, per la sua eleganza e per le sue origini britanniche, recitò soprattutto ruoli di donne sobrie, decise e a volte altere, partecipando a grandi produzioni come Le miniere di Re Salomone, Quo vadis e Il prigioniero di Zenda, fino a vestire i panni di Porzia nel celebre Giulio Cesare del 1953, che valse a Marlon Brando la definitiva affermazione come star assoluta.

Sebbene le qualità recitative della Kerr fossero indiscusse, la scelta di interpretare la sensazionale, per l’epoca, storia d’amore in Da qui all’eternità aprì alla trentaduenne attrice una nuova fase della sua carriera, in cui accanto a ruoli più classici (celebre la sua interpretazione in Il re ed io) interpretò donne dall’apparenza irreprensibile ma capaci di nascondere oscuri segreti, come in Il giardino di gesso e in Suspense, due film degli anni Sessanta in cui interpreta la parte di una governante. Pur senza mai diventare una vera e propria diva, la Kerr recitò in film storici e drammatici, in commedie brillanti e musical, e rimase un’attrice di primo piano anche per tutti gli anni Sessanta, accumulando ben cinque nomination agli Oscar senza mai vincere; solo nel 1994 le fu infine assegnata l’ambita statuetta alla carriera. Negli anni Settanta, Deborah Kerr tornò a recitare prevalentemente in teatro, con la professionalità di sempre, ottenendo ancora notevole successo.

Riservata e introversa di carattere quanto determinata e perfezionista nel suo lavoro, Deborah Kerr era apprezzata e rispettata dai colleghi, ma la sua vita ebbe ben poco di hollywoodiano, e se le sue migliori interpretazioni sullo schermo uniscono un’apparenza forte e impeccabile alla percezione di una sotterranea emotività è forse perché questo era anche il suo carattere nella vita, in cui una ferrea disciplina le aveva consentito di superare un’insicurezza e una fragilità derivanti anche da un’infanzia trascorsa in collegio lontana dalla famiglia. Dopo le prime nozze con l’eroe di guerra e produttore cinematografico Anthony Bartley, da cui ebbe due figlie, trovò la sua definitiva realizzazione personale e sentimentale sposando nel 1960 lo scrittore e sceneggiatore Peter Viertel, con il quale visse a lungo prima in Svizzera e poi a Marbella, in una tranquillità da cui sempre più difficilmente le proposte di film da girare riuscivano a strapparla.

Nata con il Sole in Bilancia e ascendente nello stesso Segno, Deborah Kerr era una donna affascinante, attraente, elegante nei modi e raffinata nel proporsi. Alla Luna in Vergine  possiamo attribuire la sua disciplina verso istinti ed emozioni, il senso pratico e un tratto di razionalità che la faceva apparire fredda e controllata, ma che in realtà celava una certa timidezza e insicurezza. Giove in Bilancia le donava gusto e senso estetico, amore per la cultura e l'arte, equilibrio nel carattere. Mercurio in Scorpione, quindi in esaltazione, conferiva alla Kerr grande determinazione, energia mentale profonda e vivace, senso critico spiccato, logica acuta e intuizione, tratti, questi, accentuati dalla presenza di Saturno in Vergine nel tema natale. Marte nello stesso Segno le consentiva di agire in conseguenza di un'analisi razionale e approfondita della realtà, non esponendosi in prima persona ma muovendosi, talvolta dietro le quinte, con moderazione e semplicità; inoltre, le assicurava un'intelligenza lucida e puntigliosa e abilità nel calcolare e prevedere pericoli e rischi presenti nelle diverse situazioni, in modo da non lasciare mai nulla al caso. Venere in Vergine la rendeva una donna riservata e discreta, non incline a mettersi in mostra, rigorosa e contenuta nell'espressione dei sentimenti. Talento per la recitazione, doti artistiche, riuscita nel teatro e nel cinema erano garantiti da Nettuno in Leone, in posizione di esaltazione.

Deborah Kerr morì nel 2007, a 86 anni, seguita dopo poche settimane dal marito Peter. Come disse Glenn Close nel discorso con cui le consegnò l’Oscar alla carriera, Deborah Kerr aveva la capacità, in film diversissimi tra loro, di «combinare in un modo unico calore ed eleganza, passione e pazienza, una grande forza e una vulnerabilità ancora più grande», e questo grazie sia al suo talento di attrice che alla sua complessa personalità. Come la stessa Kerr confessò una volta, «Adoro recitare, essere qualcun altro. Non sono molto brava a essere me».