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    A Madrid una mostra che mescola
    capolavori pittorici e splendide foto d'epoca

    di Eugenia Sciorilli 

     

    Il 15 aprile 1874, nello studio parigino di un pioniere della fotografia, Nadar, veniva inaugurato il primo salone espositivo di una corrente pittorica che avrebbe rivoluzionato l'arte moderna: l'Impressionismo. A distanza di 145 anni, il Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid ospita dal 15 ottobre 2019 la mostra sul tema "Gli Impressionisti e la fotografia", che proseguirà fino al 26 gennaio 2020.

    L'obiettivo di questa grande mostra, che accoglie decine di capolavori di numerosi protagonisti del movimento impressionista (da Monet a Pissarro, da Bazille a Degas, per fare pochi esempi) è quello di proporre una riflessione critica sulle influenze reciproche tra fotografia e pittura: la fotografia non ha semplicemente ispirato gli impressionisti come fonte iconografica, ma gli artisti stessi vedevano un'ispirazione tecnica nella manipolazione della luce o nella rappresentazione di uno spazio asimmetrico e troncato. 

    Numerosi dipinti selezionati per l'occasione mostrano come i pittori abbiano utilizzato figure in contrasto, o scene incomplete che contribuiscono a dare l'impressione che il quadro vada oltre i limiti della cornice, facendo ricorso a risorse utilizzate nella fotografia. Allo stesso tempo, i fotografi iniziarono a cercare nuove formule per fotografare con un effetto più pittorico, che deriva proprio dall'ispirazione delle opere impressioniste.

    L'esposizione, curata da Paloma Alarcó, responsabile della Conservazione della Pittura Moderna del Museo Thyssen- Bornemisza, presenta ai visitatori otto capitoli tematici: El bosque, Figuras en el paisaje, El agua, En el campo, Los monumentos, La ciudad, El retrato, El cuerpo (Il bosco, Figure nel paesaggio, L'acqua, In campagna, I monumenti, La città, Il ritratto, Il corpo).

    In essi convergono gli interessi sia dei pittori che dei fotografi dell'epoca impressionista, con 66 dipinti a olio e opere su carta e oltre 100 immagini fotografiche, grazie al contributo di celebri musei sparsi nel mondo.

    Grazie alla mostra, emerge una realtà fondamentale: gli Impressionisti erano profondamente consapevoli della natura transitoria della realtà, che in pochi istanti cambia e svanisce. D'altra parte, con la sua capacità unica di fermare indefinitamente il tempo, la fotografia sembrava segnare una vittoria simbolica dell'uomo sulla temporalità e innescare una trasformazione rivoluzionaria nelle sue rappresentazioni.

    La luce, un elemento essenziale per gli Impressionisti, era un'altra affinità che condividevano con i fotografi, mentre differivano da questi ultimi nella loro assoluta libertà nell'uso del colore. Per gli uni e gli altri, valeva l'intento espresso da Baudelaire con queste parole: "Estrarre l'eterno dal transitorio".

    www.museothyssen.org