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In questa prima parte, quattro dei nove Sistemi dolomitici
che sono il vanto delle nostre Alpi 

a cura della Redazione di Travel Carnet 

Risale al 2009 la decisione dell'Unesco di riconoscere le Dolomiti come Patrimonio Mondiale dell'Umanità, sia per il loro valore paesaggistico - "uno dei paesaggi montani più belli del mondo", si legge nella motivazione - che per l'importanza scientifica. L'anno successivo, è stata istituita la Fondazione Dolomiti Unesco, che coinvolge le Province di Belluno, Bolzano, Pordenone, Trento, Udine, e le Regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto. Lungi dall'essere una catena ininterrotta di cime, le Dolomiti sono una sorta di arcipelago montuoso, 142.000 ettari distribuiti su un'area alpina molto più vasta: i cosiddetti Sistemi dolomitici. Scopriamoli insieme.


Pelmo-Croda da Lago

Il Sistema Pelmo e Croda da Lago denominato con il numero 1 tra le nove zone delle Dolomiti. (foto D.G. Bandion/Dolomites UNESCO Foundation) Il Rifugio Città di Fiume di fronte alla parete nord del Monte Pelmo. (foto Visit Dolomites) Il lago Fedéra e il Rifugio Gianni Palmieri ai piedi del Croda da Lago. (foto dolomiti.it)

Con la sua superficie di 4.344 ettari, in provincia di Belluno, il sistema Pelmo-Croda da Lago è dominato dal massiccio del Pelmo, e viene riconosciuto come uno dei più belli e celebrati delle Dolomiti. Il Pelmo, per la sua particolare forma che ricorda un gigantesco sedile, è definito dai locali il Caregon del Padreterno, il trono di Dio. La leggenda narra che Dio, conclusa la creazione delle Dolomiti, si sedette esausto proprio sul Pelmo per ammirare la sua opera. Il Pelmo è ricordato anche per essere stata la prima conquista dell’alpinismo dolomitico, che risale al 1857.

Non c’è solo il Pelmo, comunque: gli scorci e le vedute sono numerosi e di grande impatto, tra i più conosciuti di tutta la regione dolomitica. In particolare, il panorama dal passo Giau verso la Croda da Lago fa parte dell’iconografia classica delle Dolomiti.


Marmolada 

La cima innevata della Marmolada. (foto F. Piardi/Dolomites UNESCO Foundation) Panorama dalla Capanna Punta Penìa. (foto Visit Trentino)

2.208 ettari di territorio, condiviso tra le province di Belluno e Trento, formano l’area della Regina delle Dolomiti, la Marmolada. Il sistema comprende le cime più alte di tutta la regione, tra cui Punta Penìa (con 3.343 m s.l.m è la montagna più alta di tutte le Dolomiti Unesco), e costituisce un insieme unico di altissimo valore scenografico.

La Marmolada è la montagna dei contrasti. Alla base, caratterizzata da forme dolci e ondulate coperte da prati e da boschi, si contrappone il massiccio superiore, che si innalza improvviso e vertiginoso con i suoi chiarissimi calcari e i dirupi mozzafiato. Sul versante nord è adagiato il ghiacciaio più esteso della regione dolomitica, mentre il versante sud è una delle vie più impegnative e apprezzate dagli alpinisti di tutto il mondo.


Pale di San Martino, San Lucano, Dolomiti Bellunesi, Vette Feltrine

Pale di San Martino, vasto sistema tra le province di Belluno e Trento. (foto Dolomites UNESCO Foundation) La stazione della funivia a Passo Rolle. (foto Apt San Martino) Bosco di conifere ai piedi delle Pale di San Martino. (foto Dolomites UNESCO Foundation)

La Cascata La Soffia nei Cadini Marmitte del Brenton in Val del Mis nelle Dolomiti Bellunesi. (foto Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi) Fioritura di Campanula di Moretti, pianta simbolo delle Dolomiti bellunesi. (foto Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi) Circhi delle Vette Feltrine. (foto E.Vettorazzo/Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi)

Un’estensione di 31.666 ettari fa di questo sistema il secondo più vasto delle Dolomiti Unesco e un’area molto variegata dal punto di vista paesaggistico e geologico, che si dispiega nel territorio delle province di Belluno e Trento. Il paesaggio è estremamente ricco: se nella parte meridionale lo scenario è aspro, caratterizzato da valli profondamente incise e da pareti strapiombanti, nella parte settentrionale il paesaggio naturale si fa più articolato e varia dalle praterie dei pascoli alpini alle nude rocce. 

Gran parte della sua superficie è stata inserita nei confini di due aree protette: il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi (dal 1990, 32.000 ettari in provincia di Belluno) e il Parco Naturale Paneveggio-Pale di San Martino (dal 1967, circa 15.000 ettari in provincia di Trento).


Dolomiti Friulane e d'Oltre Piave

Il cosiddetto Campanile di Val Montanaia nelle Dolomiti Friulane. (foto Parco Naturale Dolomiti Friulane) Il lago e il paese di Barcis, bandiera arancione dei Borghi della Lettura nel cuore della Val Cellina. (foto Parco Naturale Dolomiti Friulane) Il Monte Duranno nelle Dolomiti Oltre Piave. (foto Pietro Paolo Della Putta)

Un esemplare di camoscio, animale tipico dell'alta montagna diffuso in tutto l'arco alpino. (foto Parco Naturale Dolomiti Friulane)

Il sistema, che si estende nelle province di Pordenone e Udine e per un breve tratto anche in quella di Belluno, ha una superficie di 21.461 ettari. Le Dolomiti Friulane e d’Oltre Piave si presentano come un gruppo piuttosto compatto, una suggestiva successione di picchi e cime che regala panorami mozzafiato e scenari inaspettati. Il territorio si contraddistingue per un elevato grado di wilderness. Qui, più che in altri luoghi, è possibile ammirare tutta la potenza della natura con modesti segni di antropizzazione.

Il Parco naturale delle Dolomiti Friulane è stato creato nel 1996 per preservare e valorizzare il patrimonio geologico naturalistico del territorio. Tuttora l’area, che si estende su una superficie di 37.000 ettari tra le province di Udine e Pordenone, non è attraversata da rete stradale.



1 - continua 



www.dolomitiunesco.info