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 dell’Astrologa Martina

 

Lucio Fontana con la moglie Teresita. (foto Fondazione Memonte) Fontana al lavoro su una lastra per il pavimento del terrazzo della casa Ico e Luisa Parisi a Como. (foto Lombardia Beni Culturali/Pinacoteca Civica di Como Palazzo Volpi) L'edizione del 1966 del Manifiesto Blanco, Edizioni Galleria Apollinaire. Campione olimpico (Atleta in attesa), 1932. (foto Collezione d'Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna) Signorina seduta, 1934. (foto Museo del Novecento Milano)

La celebre istallazione Tubi fluorescenti al neon realizzata dopo il 1951 oggi conservata nella Sala Fontana del Museo del Novecento a Milano. (foto Lombardia Beni Culturali) La Pala della Vergine Assunta ideata nel 1955. (foto Chiostri di Sant'Eustorgio Milano) Concetto spaziale Natura, 1959-1960. (foto Kroller-Muller Museum Otterlo) Nudo, 1960. (foto Lombardia Beni Culturali/Civica Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea Silvio Zanella di Gallarate) Esperienze artistiche e umane raccontate dallo stesso Fontana nel volume curato dalla storica d'arte contemporanea Angela Sanna, Abscondita 2015.

Il libro della storica e critica d'arte Barbara Hess dedicato a Fontana, Taschen 2017. La scultura in mosaico Testa di Medusa sulla copertina del volume edito dalla Compagnia della Stampa nel 2018. Acquario, segno zodiacale di nascita di Lucio Fontana.

Nel febbraio del 1959, la Galleria del Naviglio ospita una personale di un artista già esperto e apprezzato, e che ha esposto altre volte in precedenza i suoi lavori nella stessa Galleria. Certamente chi lo conosce attende con curiosità di osservare la prosecuzione di una ricerca che, all’interno dell’arte contemporanea, vede nell’autore una figura originale, che ha elaborato e pubblicato in due continenti, insieme ad altri artisti, diversi Manifesti sull’evoluzione dell’arte e sulla fondazione di una corrente chiamata Spazialismo. Eppure, una delle opere della mostra apre un capitolo, quello dei cosiddetti Tagli, che renderà celebre anche tra i non appassionati il nome di Lucio Fontana.

Nato in Argentina, a Rosario, il 19 febbraio 1899, Fontana, figlio di uno scultore italiano e di un’attrice, compì i suoi studi in Italia, interrotti per via della Prima Guerra Mondiale, nella quale merita la medaglia d’argento al valor militare, e poi ripresi fino a ottenere il diploma di perito edile. Ma è al ritorno in Argentina che intraprese decisamente la sua carriera artistica come scultore, prima nell’atelier del padre e poi aprendo un proprio studio di scultura a Rosario. Nel 1927 tornò in Italia, per frequentare l’Accademia di Brera, dove si diplomò nel 1929. Ben presto si distaccò dai modelli accademici, sviluppando una ricerca personale, e dedicandosi per qualche anno prevalentemente alla ceramica. 

Quando nel 1940 riattraversò l’Atlantico per raggiungere nuovamente l’Argentina, era ormai un artista maturo, dedito a una sperimentazione coraggiosa e originale che fu il tratto distintivo di tutta la sua opera. In Argentina, tra Rosario e Buenos Aires, trovò ulteriori stimoli alla propria ricerca, facendo parte di un movimento di avanguardia la cui estetica è riassunta nel Manifiesto Blanco pubblicato nel 1946. L’anno seguente, tornato in Italia, firmò con altri tre intellettuali il Manifesto dello Spazialismo, fondando di fatto una nuova corrente artistica ispirata dall’esigenza di superare i limiti dell’arte tradizionale, raggiungendo forme d’arte più essenziali anche grazie alle possibilità offerte dalla tecnologia moderna: «È impossibile che l'uomo dalla tela, dal bronzo, dal gesso, dalla plastilina non passi alla pura immagine aerea, universale, sospesa»

Non a caso, nel 1951, Fontana per primo utilizzò un tubolare luminoso al neon in un’installazione per la Triennale di Milano. Lo stesso Fontana affermò: «L’ambiente spaziale è la soluzione più ovvia per l’introduzione di un cambiamento: non ci può essere nessuna evoluzione in un’arte che utilizza ancora la pietra e il colore, ma sarà possibile fare una nuova arte con la luce (neon, ecc), la televisione, la proiezione». L’opera di Fontana, in tutta la sua esperienza, è innanzitutto frutto di un’elaborazione concettuale, quasi filosofica, diretta a spezzare i limiti e i confini che minaccerebbero di isterilire l’arte. Ecco quindi che per lui, che di formazione era scultore ma rifiutava ogni demarcazione, i Tagli, intitolati anche Concetti spaziali: Attese, erano il modo più essenziale per superare il limite bidimensionale e ormai artificioso della tela. «Scoprire il Cosmo è scoprire una nuova dimensione. È scoprire l’Infinito. Così, bucando questa tela – che è la base di tutta la pittura – ho creato una dimensione infinita. Qualcosa che per me è la base di tutta l’arte contemporanea», scrisse Fontana, evidenziando quanto il semplice gesto di tagliare la tela fosse in realtà il punto d’arrivo di una profonda riflessione, del tentativo di mantenere l’arte al passo delle grandi trasformazioni dell’uomo e della società innescate dal progresso tecnologico.

Anche dopo la grande affermazione delle sue opere degli anni Cinquanta, Fontana non arrestò la sua ricerca: degli anni Sessanta lavora alle serie della Fine di Dio, dei Teatrini, delle Ellissi, oltre a curare mostre personali in alcuni delle maggiori gallerie del mondo; nel 1966 allestisce assieme all’architetto Carlo Scarpa una sua sala personale alla Biennale di Venezia, ottenendo il Premio per il miglior pittore italiano.

Uomo elegante, cordiale, sicuro di sé e della forza delle sue idee, Fontana seppe trovare una via d’uscita dal progressivo esaurimento della pittura e della scultura tradizionali, attirando intorno alle sue idee il consenso e la collaborazione di gruppi di artisti e di intellettuali sia in Italia che in Argentina. Aperto e generoso verso i colleghi, era universalmente stimato e apprezzato al di sopra delle gelosie non infrequenti nell’ambiente artistico. Nella vita privata era sobrio, poco interessato alla ricchezza e alla mondanità, amante di una vita tranquilla che lasciasse spazio alle sue riflessioni e alla sua arte, al servizio di un’energia creativa apparentemente inesauribile. 

Nel 1930 aveva conosciuto Teresita, una giovane modista che lavorava a pochi passi dal suo studio, e che sarebbe stata l’amore della sua vita. I due si sposarono solo nel 1952, dopo che Lucio si stabilì definitivamente in Italia, e rimasero insieme fino alla morte dell’artista avvenuta nel 1968, dopo la quale Teresita creerà la Fondazione Lucio Fontana per custodire e valorizzare la vasta opera del marito.

Lucio Fontana era nato in uno dei giorni a cavallo tra i due segni zodiacali Acquario e Pesci, in una particolare posizione astrale denominata 'cuspide', grazie alla quale nella sua personalità coesistevano, in una interessante combinazione di elementi, aspetti come la creatività, l'attrazione per la novità e il cambiamento, la libertà di spirito tipici dell'Acquario con la sensibilità, la spiritualità, l'empatia e l'intuitività caratteristiche dei Pesci. Luna in Gemelli rafforzava la versatile intelligenza acquariana e donava attitudine per la filosofia e per l'arte, in particolare figurativa, curiosità, estro, e fantasia. Mercurio in Acquario garantiva grande apertura mentale, idee chiare e innovative, facilità nelle relazioni e nella comunicazione. La tenacia, unita a un animo sensibile e una profonda comprensione delle emozioni altrui derivavano da Marte in Cancro, la fiducia in sé, l'inventiva, la capacità di introspezione, la dote di vedere 'oltre', il magnetismo e l'ambizione erano dovute a Giove in Scorpione. Contegno, autocontrollo, affidabilità e lealtà erano favoriti da Venere in Capricorno, la mente lucida e acutissima, la volontà di stupire, il dinamismo delle idee e delle azioni erano potenziate da Plutone in Gemelli. Infine, in Lucio Fontana la presenza di Saturno in Sagittario incrementava le potenzialità intellettive, la voglia di imparare e di dedicarsi allo studio e alla sperimentazione, e ne ampliava la visione del mondo.  

La qualità quasi profetica di anticipatore, più che di semplice innovatore, di Fontana, è stata ben descritta dal grande critico d’arte Gillo Dorfles: «Quando, ad esempio, Fontana parlava di immagini e composizioni da diffondere nello spazio attraverso la televisione e gli altri mass media, anziché attraverso i dipinti e le statue, c’era sempre al fondo delle sue affermazioni programmatiche, o delle sue realizzazioni apparentemente immotivate, una effettiva scoperta che spesso sarebbe stata compresa e apprezzata soltanto molto tempo dopo».