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Una città un libro: Hanoi
“Faith of my fathers” di John McCain (Random House)

 
 

 

Testo e foto di Bruga

 

 

L'ingresso del carcere di Hoa Lo oggi adibito a museo. (foto Bruga) Un rilievo nel cortile del carcere di Hoa Lo. (foto Bruga) La Pagoda degli Ambasciatori, Chua Quan Su, quartier generale del Sangha buddista del Vietnam. (foto Bruga)

Desideri e pensieri dei visitatori affidati al mandarino sacro davanti alla Chua Quan Su. (foto Bruga) Il Tempio della Letteratura, complesso confuciano a sud della cittadella imperiale. (foto Bruga) La statua di Confucio all'Interno del Tempio della Letteratura. (foto Bruga)

Dettaglio delle tartarughe in pietra nel portico del Tempio della Letteratura. (foto Bruga) Il Mausoleo di Ho Chi Minh al centro della piazza Ba Dinh. (foto Bruga) La casa di Ho Chi Minh nel Parco Bach Thao. (foto Bruga)

Piccola pagoda sull'Hoan Kiem, Lago della Spada Sacra.(foto Bruga) Thap Rua, la Torre della Tartaruga situata su un'isolotto nella parte meridionale dell'Hoan Kiem. (foto Bruga) L'ingresso di un teatro per spettacoli di marionette d'acqua. (foto Bruga)

La preparazione del tè durante una cena in famiglia. (foto Bruga) Esposizione di vari tipi di riso. (foto Bruga) Frittelle tipiche dello street food vietnamita. (foto Bruga)

Pupe di baco da seta utilizzate come alimento rinvigorente in insalate o risotti. (foto Bruga) Lavorazione del tofu, ingrediente secolare nella dieta vietnamita. (foto Bruga)

La biografia del senatore statunitense John McCain scritta con Mark Salter, Random House 1999.  Il nostro giro di quella che prima fu la capitale del vecchio Vietnam del Nord e ora lo è dell’intero paese, comincia da un luogo non molto allegro ma di grande interesse: la prigione di Hoa Lo, nella quale prima i francesi tennero prigionieri i combattenti per l’indipendenza del paese (in gran parte comunisti), poi questi ultimi – durante la guerra contro il Sud e gli statunitensi – confinarono i militari Usa catturati, come il giovane John McCain, poi senatore repubblicano e candidato alla presidenza, che nel libro citato raccontò fra l’altro i suoi sei anni da prigioniero di guerra in quello che era descritto ironicamente come l’Hanoi Hilton… 

La visita è interessante non solo perché il carcere-museo è affollatissimo di giovanissimi studenti, radunati per una ricorrenza politico-patriottica, ma anche perché i cartelloni esplicativi rivelano lo storytelling del regime, citando spudoratamente proprio Mc Cain e altri illustri prigionieri americani. La tesi è che, mentre i francesi (e dunque gli “invasori occidentali”) furono carcerieri spietati, i vietnamiti si rivelarono rigidi ma tutto sommato umani, consentendo partite di basket e altri passatempi ai giovanotti mandati da Johnson e Nixon a devastare il paese. La stessa definizione ironica di Hanoi Hilton viene presa sul serio, come a dire che in fondo i prigionieri americani tanto male non stavano …

Si lascia il carcere per due luoghi certamente più… inspirational, che lasciano intuire la storia bimillenaria della città. Hanoi è un po’ meno grande e frenetica di Saigon ma è comunque una metropoli piena di motorette stracariche, di traffico e di gente che affolla, in modo molto discreto e ordinato, sia l’elegante pagoda di Quan Su, sia il meraviglioso Tempio della letteratura dedicato a Confucio, nel quale troviamo fra i “santi” il padre della patria Ho Chi Min. E se nella prima abbondano i fedeli, nel secondo oltre ai turisti ci sono centinaia di studenti liceali e universitari, che qui festeggiano il raggiungimento dei loro traguardi scolastici. 

Un'altra visita fondamentale per capire lo storytelling passato e attuale del regime, è il centro politico della capitale, dove il Mausoleo di Ho Chi Min fronteggia da un lato il Parlamento e soprattutto, dall’altro lato, la piccola, modesta ma elegante casa su palafitte dello storico leader comunista, il cui culto sembra ancora vivo e solido, anche perché non ha dato vita a corrotte e feroci dinastie familiari, com’è accaduto per esempio in Corea del Nord. 

Molto belli, e dunque da visitare, sono anche il lago di Hoan Kiem al centro della città (con templi, ponticelli e vialetti molto scenografici), i vicini teatri che propongono gli originali spettacoli di marionette sull’acqua, e naturalmente i quartieri popolari come quello detto “delle 36 corporazioni”. E’ una specie di Forcella o di Vucciria in salsa orientale, dove profumi e puzze, cibi di strada simili ai nostri e altri completamente agli antipodi (un bel piatto di bachi da seta pronti per essere fritti…), uomini e donne di ogni età accovacciati alla maniera vietnamita, bici, moto e qualche suv contribuiscono a creare un casino affascinante anche per chi conosce gli analoghi mercati del nostro Meridione o del Nordafrica. 

In un contesto molto simile ci viene offerta in serata una tipica “cena in famiglia”: i parenti di un’impiegata del tour operator vietnamita, che vivono come tanti nelle caratteristiche case a vari piani, dalla facciata stretta ma molto profonde, ci ospitano a un lungo tavolo comune per farci provare un vero pasto locale. Siamo in dieci o dodici, al piano terra dell’abitazione, una specie di negozio dove la mattina la famiglia serve “informalmente” la colazione agli abitanti del quartiere. La sera il cibo è condiviso solo fra noi e loro, ma la serranda è aperta ed è come mangiare per strada. Tutto molto buono, abbondante e saporito, in un’atmosfera di grande cordialità, sia pure fra mille barriere linguistiche. Perché purtroppo, nonostante le  invasioni del secolo scorso, la conoscenza del francese e dell’inglese si è persa negli anni della chiusura culturale dopo il 1975 e non è ancora ridiventata così diffusa, nonostante il disgelo degli ultimi venti anni.      



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