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    Due retrospettive di Giovanni Boldini e Giuseppe De Nittis

    di Eugenia Sciorilli 

     

    Hanno scelto entrambi Parigi come patria elettiva per vivere e dipingere. Entrambi si sono accostati al movimento degli Impressionisti diventando due dei pittori più amati dell'arte moderna in Italia. Oggi, sono i protagonisti di uno scambio culturale che coinvolge Barletta e Ferrara. Stiamo parlando di Giovanni Boldini e Giuseppe De Nittis, le cui opere sono presentate in due retrospettive visitabili fino alla prossima primavera e rese possibili grazie a un accordo tra il Museo Giovanni Boldini di Ferrara e la Pinacoteca De Nittis di Barletta.

    Boldini. L’incantesimo della pittura.
    Capolavori dal Museo Boldini di Ferrara

    Barletta, Pinacoteca De Nittis

    7 dicembre 2019 - 3 maggio 2020

    La cantante mondana, 1884 circa. (foto Fondazione Carife/Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara/Studio Esseci) Fuoco d'artificio, 1890 circa. (foto Ferrara, Museo Boldini/Studio Esseci) Ritratto del piccolo Subercaseaux, 1891. (foto Ferrara Museo Boldini/Studio Esseci) Ritratto dell'Infanta Eulalia di Spagna, 1898. (foto Ferrara Museo Boldini/Studio Esseci) La signora in rosa, 1916. (foto Ferrara Museo Boldini/Studio Esseci)

    Nel proporre una straordinaria selezione di quasi 70 dipinti, il percorso espositivo intende presentare l’opera di questo grande maestro in ogni aspetto e ambito della sua produzione, dal paesaggio alla natura morta, dalle vedute di città al ritratto, sia quello intimo che ritrae amici e colleghi, che quello di società che gli ha regalato successo e fortuna. 

    Grazie all’ampiezza della collezione del Museo Boldini di Ferrara – la più estesa e rappresentativa raccolta pubblica intitolata al maestro - i visitatori hanno modo di ripercorrere, in maniera esaustiva, i principali snodi della sua vicenda artistica, dalle vibranti prove degli anni fiorentini ai grandi dipinti della maturità, iconici capolavori della Belle Époque. Grazie al suo stile originale e sofisticato, Boldini annovera una parabola artistica avvincente e complessa che va oltre il ritratto: il suo talento si è espresso in ogni genere e tecnica, dalla veduta alla natura morta, dalla pittura alla grafica, come dimostrano testimonianze figurative di straordinario fascino e forza, imprescindibili per comprendere l’opera dell’artista nella sua totalità.

    www.barlettamusei.it

       

    De Nittis e la rivoluzione dello sguardo 

    Ferrara, Palazzo dei Diamanti

    1 dicembre 2019 - 13 aprile 2020

    Nel grano, 1873. (foto Collezione privata/Studio Esseci) Flirt, Hyde Park (Accanto alla pista), 1874. (foto Enrico Gallerie d'Arte/Studio Esseci) La National Gallery e la chiesa di Saint Martin a Londra, 1877. (foto Petit Palais, Musèe des Beaux Arts de la Ville de Paris/Studio Esseci)

    Westminster, 1878. (foto Collezione Marco Bertoli/Studio Esseci) Effetto neve, 1880 circa. (foto Barletta, Pinacoteca De Nittis/Studio Esseci) Il salotto della principessa Mathilde, 1883. (foto Barletta, Pinacoteca De Nittis/Studio Esseci)

    Gustave Le Gray, Barca al chiaro di luna, 1856-57. (foto Bibliotèque Historique de la Ville de Paris/Studio Esseci) Alfred Stieglitz, Giorno di pioggia a Parigi, 1895. (foto Paris, Musée d'Orsay/Studio Esseci) Henri Lemoine, Bois de Boulogne, lago ghiacciato e pattinatori, 1884-1900. (foto Paris, Musée d'Orsay/Studio Esseci)

    Attraverso 160 opere esposte, questa mostra intende rileggere la parabola creativa dell’artista da una prospettiva che evidenzia l’originalità della sua arte e il suo modo, per certi versi inedito, di guardare la realtà e tradurla con immediatezza sulla tela per mezzo di inquadrature audaci, tagli improvvisi, prospettive sorprendenti affiancate a una sapiente resa della luce e delle atmosfere.

    Che si tratti di paesaggi assolati del sud Italia, di ritratti o delle affollate piazze di Londra e Parigi, De Nittis ha lasciato una serie di istantanee che rappresentano il mondo nel suo apparire fugace e transitorio, partecipando attivamente a quel “nuovo sguardo” che apre la strada alla modernità.

    Pur senza dimenticare le esigenze del mercato e facendosi interprete del gusto delle esposizioni universali, attraverso un linguaggio teso alla sperimentazione e una sensibilità ottica affine a quella degli amici Manet, Degas e soprattutto Caillebotte, De Nittis ha abbracciato quella “rivoluzione dello sguardo” che segna l’avvento della modernità in arte, a cui nella Parigi di fine Ottocento contribuisce il confronto tra la pittura e i codici della fotografia e dell’arte giapponese che De Nittis studiò e collezionò.

    www.palazzodiamanti.it