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Sosta in Romagna,
per due mostre spettacolari ai Musei San Domenico

 

Luisa Sodano

 

 

Il complesso San Domenico. (Foto Mostre Fondazione Forli)

Mauritania (© Steve McCurry)Sri Lanka – 1995. (©Steve McCurry) Kashmir, Srinagar – 1996. (©Steve McCurry)

Yemen, Wadi Hadramaut – 1999. (©Steve McCurry) Tibet, Tagong – 2000. (©Steve McCurry) Afghanistan, Kabul – 2008. (Steve McCurry)

Luca Campigottto, L'ora Blu, libro fotografico edito da Fondazione Capri nel 2019. Luca Campigotto, Nightscapes, libro reportage pubblicato da Contrasto/Corriere della Sera nel 2019.

La quotidianità attraverso il cibo che resiste a tutto: questo ho pensato, stupefatta davanti a due foto di Steve McCurry, apocalittiche per lo sfondo di palazzi distrutti (in Libano e Afghanistan), ma quasi serene nei gesti abitudinari ritratti, come pelare le patate o sistemare il pane da vendere. Il grande fotografo statunitense riesce a cogliere valori universali nei dettagli della vita delle persone anche nei contesti più drammatici, come i tanti teatri di guerra che ha percorso nella sua carriera, tanto più quando si tratta della base della nostra esistenza: il cibo. 

E semplicemente “Cibo” è intitolata l'affascinante mostra di McCurry aperta a Forlì ai Musei San Domenico fino al 6 gennaio 2020 (www.mostramccurry.it). Andatela a vedere: immersi nel buio, verrete travolti dai vividi colori degli abiti, dei paesaggi e degli alimenti colti in giro per il pianeta.

Felice sembra l'uomo afghano fotografato col suo nero turbante mentre esibisce due golosissimi gelati nel 2002, all’indomani dell’11 settembre e dell’ennesima guerra. Con lo sguardo puntato chi sa dove, appare invece il bambino della Mauritania, che, avvolto in uno smagliante “camicione" azzurro, stringe sotto il braccio tre baguette, protetto dalla mamma e dalla nonna tutte in nero. Serena si presenta una modesta famiglia dell’Honduras intorno alla tavola imbandita. 

Non si finisce di stupirsi davanti ai volti, sguardi, gesti, attimi di vita catturati intorno al mondo sull’elemento essenziale della vita. 

Il cibo come fonte di sostentamento ed elemento identitario di un paese, dal riso delle distese dello Sri Lanka al mercato galleggiante del Kashmir, dalle spighe di grano di Agra in India col Taj Mahal sullo sfondo alla “Vesuvio Bakery 160” di New York.

Il cibo come mezzo di coesione sociale ed elemento di aggregazione. Il cibo sostanza della vita, ancor più forse dove questa è messa in costante pericolo.

La mostra ci spinge a riflettere sul valore di quello che mangiamo e sulla necessità di non sprecarlo. E alla fine della visita ci sentiamo un po' tutti responsabili del miliardo e trecento milioni di tonnellate di cibo che ogni anno si disperdono lungo la filiera alimentare!

Prima di andar via dai Musei San Domenico non perdete un’altra mostra spettacolare, anch’essa aperta fino al 6 gennaio 2020: “Nightscapes” di Luca Campigotto, fotografo che sorprende con le sue foto giganti dove ha ritratto le città di notte. Particolarmente evocative sono le prospettive notturne di Venezia, New York, Matera e le altre città immerse in una teatralità avvolgente ed emozionale, a cominciare dall’omaggio a Forlì che rende questa cittadina razionalista molto fascinosa e quasi surreale. 



www.turismoforlivese.it













 

 

 

 

 

 

 

 

 





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