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Una città un film: Cape Town
“Il colore della libertà (Goodbye Bafana)
di Bille August (2007)

 
 

Prima puntata di un giro in Sudafrica,
con tappa iniziale a Città del Capo

 

Testo e foto di Bruga

 

L'entrata della prigione Robben Island, sull'isola nella Baia della Tavola al largo di Cape Town. (foto Bruga) La piccola cella di Nelson Mandela, detenuto a Robben Island per diciotto anni. (foto Bruga) Un tratto del molo del Victoria & Alfred Waterfront. (foto Bruga)

L'ingresso dello Zeitz Museum of Contemporary Art Africa situato presso il Waterfront. (foto Bruga) Il corpo originario del Parlamento della Repubblica del Sudafrica. (foto Bruga) Il busto in bronzo di Nelson Mandela davanti al Parlamento. (foto Bruga)

La statua di Mandela al balcone del Municipio. (foto Bruga) La Tikvath Israel Synagogue eretta nel 1849 in stile neoclassico. (foto Bruga) Palazzo d'epoca nella downtown. (foto Bruga)

Le abitazioni basse e colorate del quartiere malese Bo-Kaap. (foto Bruga) L'Africa Café, ristorante al civico 108 della Shortmarket Street nel quartiere di Bo-Kaap. (foto Bruga) Lo chef Giorgio Nava nel suo ristorante Keerom 95. (foto Bruga)

Il ristorante di Giorgio Nava al numero 70 di Keerom Street. (foto Bruga) Il pluripremiato piatto di orecchiette di Giorgio Nava. (foto Bruga) La cabinovia della Table Mountain. (foto Bruga)

Il panorama sulla città dalla Table Mountain. (foto Bruga) Un picnic multietnico sui prati del Giardino Botanico di Kirstenbosch. (foto Bruga)

Frutti della gardenia selvatica. (foto Bruga) La King Protea, pianta simbolo del Sudafrica. (foto Bruga)

Il film si è visto molto in tv, e si ricorda bene per la vicenda umana raccontata e per lo sfondo di avvenimenti storici recenti e vivi nella memoria collettiva. Certamente in quella dei sudafricani, ma anche di tutti coloro che nel resto del mondo hanno seguito con attenzione e rabbia la lunga detenzione di Nelson Mandela a Robben Island, poi la sua liberazione e la fine dell’apartheid, il sistema di separazione razziale creato dai governi bianchi fra il 1948 e il 1966. Il film racconta una storia vera, l’amicizia che si stabilì, incredibilmente, fra il “terrorista” Mandela – chiuso per decenni in una cella di pochi metri quadrati – e il suo carceriere bianco, che alla fine divenne un suo uomo di fiducia.

La locandina del film diretto da Bille August nel 2007 tratto dalle memorie del carceriere di Nelson Mandela. L’ambientazione del film la ritrovano quasi intatta – mancano solo i prigionieri, e anche questo non è del tutto vero… - i visitatori che dal bellissimo waterfront di Città del Capo (realizzato negli anni scorsi sul modello di Barcellona, tanto per capirci) si imbarcano sull’apposito battello per Robben Island e sono ammessi nella ex-prigione che oggi è un monumento nazionale. Biglietto molto caro, come quasi dappertutto in Sudafrica, ma visita istruttiva ed emozionante, grazie a un piccolo particolare: a guidarci nella prigione che ha custodito per anni i leader anti-apartheid, è uno dei detenuti che hanno accettato di mettersi in gioco e raccontare la paura e l’umiliazione provate nell’isola. La nostra guida, a causa delle percosse, ne uscì con una mano inservibile, che porta ancor oggi come un peso morto dentro un tutore. Sentirlo parlare ha dato un senso profondo a tutta la visita, tanto “sgradevole” quanto necessaria (www.robben-island.org.za).

Non è l’unico ricordo di Mandela e della sua lotta… Il municipio ospita una sua statua che parla alla folla, in ricordo del suo primo discorso pubblico dopo la liberazione, avvenuto giusto 30 anni fa, e il vicino Parlamento ne ha un'altra, e sul waterfront tanti si fanno il selfie vicino alle statue dei 4 Nobel per la pace di questo paese: Albert Lutuli, Desmond Tutu, F.W. de Klerk e Nelson Mandela, che essendo il Padre della Patria è giustamente onnipresente, sia qui che a Johannesburg. 

Le cose da vedere sono tante, si diceva: oltre al waterfront, affollato e dunque piuttosto sicuro con una vasta scelta di ristoranti, negozi e musei (www.waterfront.co.za), anche la downtown con i suoi giardini e musei, chiese e sinagoghe, piazze e mercati all’aperto, forti e palazzi delle istituzioni, merita una visita, possibilmente in pieno giorno. Il turista, qui, spicca immediatamente ed è meglio essere prudenti…

Molto turistico è diventato il piccolo quartiere malese di Bo-Kaap: le case, colorate vivacemente, testimoniano l’afflusso di schiavi malesi importati nei secoli scorsi dai Boeri, che hanno introdotto nel complesso puzzle multietnico sudafricano la religione islamica (praticata purtroppo anche nelle sue forme più misogine, tanto che capita di vedere donne completamente coperte di nero, come nei paesi più retrogradi del mondo arabo) e una quantità di spezie e sapori orientali, ormai parte integrante della cucina locale, che si può provare in un ristorante colorato e simpatico come l’Africa Cafè di Shortmarket Street (www.africacafe.co.za). 

Se non siete in vena di sperimentazioni e preferite una sana cucina italiana, magari con ingredienti locali come le carni della eccellente selvaggina sudafricana, il luogo è solo uno: Keerom Street, dove al 95 e al 70, uno di fronte all’altro, sorgono i due famosi locali dello chef e imprenditore milanese Giorgio Nava. E’ lì da oltre 20 anni e ha creato un piccolo impero gastronomico, senza però piegarsi ai gusti discutibili del sudafricano medio: Nava, per dire, ha preferito togliere i risotti dal menu, piuttosto che farli in un modo per lui inaccettabile, anche se più gradito ai clienti del posto. Da lui abbiamo provato, cotte alla perfezione e non rovinate dalle salse che lui detesta, le carni del kudu, dello gnu o dello springbock (www.95keerom.com e www.carne-sa.com). 

Devo infine parlarvi dei due must assoluti di Cape Town, entrambi a poca distanza dal centro: il primo è una visione onnipresente da qualunque zona della città, come il Partenone per gli ateniesi. Parlo della Table Mountain, un altopiano che domina la città ed è inserito in una piccola catena che comprende a est il Picco del Diavolo e a nord la Testa di Leone e la Signal Hill. Il punto più alto della Table è a quasi 1100 metri, e si raggiunge con uno spettacolare viaggio in cabinovia (www.tablemountain.net). Arrivati in cima, si comincia ad ammirare il meraviglioso panorama e si ha pure un primo assaggio della fauna e della flora del Capo, che si potranno approfondire poi nel pregevole e costoso (perché autofinanziato dai soli biglietti, ci tengono a spiegare!) Botanical Garden di  Kirstenbosch, che oltre alle piante giunte dal resto del mondo, presenta la vegetazione tipica del fynbos, simile alla macchia mediterranea, che conta quasi 1500 specie, fra cui dominano le protee, fiori simbolo del Capo e del Sudafrica (www.sanbi.org).



1 - continua



www.southafrica.net/it/

 






 

 

  






 









 

 

 









 

 

 

 

 

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