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Palazzo Roverella ospita una grande mostra
con oltre cento capolavori 

a cura della Redazione di Travel Carnet  

 

Marc Chagall. “Anche la mia Russia mi amerà"
4 Aprile - 5 Luglio 2020
Rovigo, Palazzo Roverella

Pioggia, 1911. (foto Studio Esseci/Chagall/Mosca Tretyakov Gallery) L'ebreo rosso (L'ebreo rosa), 1914-1915. (foto Studio Esseci/Chagall/San Pietroburgo Museo Statale) La passeggiata, 1917-1918. (foto Studio Esseci/Chagall/San Pietroburgo Museo Statale) Il matrimonio, 1918. (Studio Esseci/Chagall/Mosca Tretyakov Gallery)

Il mondo sottosopra, 1919. (Studio Esseci/Chagall/Collezione privata) Il gallo, 1928. (foto Studio Esseci/Chagall/Thyssen-Bornemisza Museum) Resurrezione in riva al fiume, 1947. (Studio Esseci/Chagall/Collezione privata) Dimanche, 1952. (foto Studio Esseci/Chagall/Parigi Museo Nazionale d'Arte Moderna)

Importante esposizione monografica su uno dei più grandi artisti del Novecento, questa mostra raccoglie oltre cento opere: circa 70 dipinti su tela e su carta e le due straordinarie serie di incisioni e acqueforti pubblicate nei primi anni di lontananza dalla Russia, “Ma Vie”, 20 tavole che illuminano la sua precoce e dolorosa autobiografia, e “Le anime morte” di Gogol, il più profondo sguardo sull’anima russa della grande letteratura.

Il tema su cui la curatrice Claudia Zevi ha scelto di misurarsi è quello dell’influenza che la cultura popolare russa ha avuto su tutta l’opera di Chagall, con maggiore impatto realistico quando viveva nella Russia del primo ventennio del Novecento, ma altrettanto prepotentemente, nelle figure di animali, case e villaggi, sempre presenti nei dipinti dei suoi lunghi anni successivi a Parigi, in America, nel sud della Francia. Nelle opere di Chagall i ricordi divengono “presenze”, popolano i suoi dipinti comparendo anche là dove non te li aspetti, come le capre o le isbe inserite nella rappresentazione di un bouquet che è a sua volta composto da fiori e da visioni. Questa mostra intende anche porre in discussione il tema della posizione singolare che Chagall occupa nella storia dell’arte del ventesimo secolo. Senza mai confondersi con il dibattito delle avanguardie, la sua pittura rimane sempre aperta alle esigenze del modernismo, ma senza necessitare di alcuna rottura con il mondo della memoria e delle forme tradizionali. Nella sua opera straordinaria e originalissima non viene mai a mancare l’esigenza utopica propria dell’avanguardia, senza mai interferire con il mondo delle emozioni e dell’affettività, che anzi si propongono come elementi di arricchimento e di originalissima definizione formale.

E così, pur scegliendo di vivere, come lui stesso dice "voltando le spalle al futuro", Chagall si trova ad avere codificato un linguaggio e una sintassi espressiva che sopravvivranno, ben più delle avanguardie tradizionali del ‘900, al trascorrere del tempo e al modificarsi delle situazioni politiche e sociali a lui contemporanee.

In tutto ciò, la Russia rimane il luogo delle radici, della memoria di un amore che avverte deluso e che sogna potersi realizzare. “Anche la mia Russia mi amerà”, sono le parole con cui conclude “Ma Vie”, l’autobiografia illustrata che Chagall pubblica, a soli 34 anni, a Berlino all’inizio dell’esilio, consapevole che questa volta la separazione dalla Russia sarebbe stata definitiva.

La mostra, che si avvale della collaborazione della Fondazione Culture Musei e del Museo delle Culture di Lugano, è frutto di un vasto e generoso prestito degli eredi dell'artista, oltre che di prestiti provenienti da grandi musei europei e da storiche collezioni private, ed è accompagnata da un ricco catalogo – a cura di Claudia Zevi – pubblicato da Silvana Editoriale.

 

www.palazzoroverella.com