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Un territorio un libro: Winelands e la Penisola del Capo
“Le carte del vino. Atlante dei vigneti del mondo”
 di Jules Gaubert-Turpin (Slow Food Editore)

 
 

Testo e foto di Bruga

 

Vigneti nella zona delle Winelands. (Foto Bruga) La sala degustazione di un cantina nelle Winelands. (Foto Bruga) Una bottiglia di Pinotage, vino rosso da vitigno sudafricano a bacca nera. (Foto Bruga)

Il Boschendal Manumission 2015, vino rosso del Western Cape. (Foto Bruga) Il gruppo di abitazioni d'epoca del Village Museum di Stellenbosch. (Foto Bruga) Il frontone di un'abitazione del Village Museum in stile Cape Dutch. (Foto Bruga)

Una sala del Village Museum. (Foto Bruga) La facciata dello store in stile vittoriano dell'Oom Samie se Winkel, vero e proprio monumento nazionale a Stellenbosch. (Foto Bruga) Il Municipio di Franschoek in stile Cape Dutch. (Foto Bruga)

Il Faro Vecchio del Capo di Buona Speranza, (Foto Bruga) Panorama sul Capo di Buona Speranza. (Foto Bruga) La Catena Montuosa dei 12 Apostoli alle spalle di Camps Bay Beach. (Foto Bruga)

False Bay, grande baia tra la Penisola del Capo e il promontorio di Cape Hangklip. (Foto Bruga) Le otarie della Seal Island. (Foto Bruga) La Boulders Beach nei pressi di Simon's Town, oasi felice dei pinguini africani. (Foto Bruga)

Esemplare di pinguino del Capo detto anche pinguino dai piedi neri. (Foto Bruga) Il rooibos, té rosso africano bevanda nazionale del Sudafrica. (Foto Bruga) Una torta di tipo mitteleuropeo. (Foto Bruga)

Le Carte del Vino, grand tour attraverso mappe, storia e informazioni sui vigneti del mondo, Slow Food Editore 2018.Questo recente volume ci fornisce lo spunto per parlare di una delle zone vinicole più importanti del mondo, che pone il Sudafrica fra i primi 10 produttori del pianeta. La vigna, in questa area a est di Cape Town, è allo stesso tempo recente e antica: recente perché fu piantata solo alla fine del Seicento, prima dai Boeri e poco dopo anche da ungruppo di Ugonotti francesi, ma antica perché fu una delle prime coltivazioni del Sudafrica “moderno”. La regione del Capo era più che altro un approdo per le navi checircumnavigavano l’Africa, e il vino era fra i beni più richiesti dalle flotte di passaggio…

Il risultato è che, tre secoli dopo, non solo in ogni ristorante di quel paese si trovano vini dignitosi, di pronta beva e dall’ottimo rapporto qualità prezzo, ma a un’oretta da Cape Town il turista trova decine e decine di meravigliose tenute, tutte attrezzate per accogliere migliaia di visitatori, in spazi ampi e ben organizzati. Certo, la dimensione dell’accoglienza è più simile a quella californiana: per gestire questi numeri non basterebbe il singolo viticoltore che vi viene incontro e vi guida nella degustazione come da noi, occorre un’organizzazione impersonale e quasi industriale. Ma il modello funziona, anche perché località come Stellenbosch o Franschhoek aggiungono ulteriore fascino alla visita. 

Stellenbosch, per esempio, ha un centro storico ben conservato, negozi interessanti, gallerie d’arte originali e soprattutto un complesso di edifici d’epoca, raggruppati sotto l’egida del Village Museum, che vi faranno rivivere due secoli di storia, architettura e vita quotidiana dei Boeri, cioè dei coloni di origine olandese che dalla seconda metà del Seicento occuparono la regione del Capo (www.stelmus.co.za).  

La vicina Franschhoek, come dice il nome, è rimasta “l’angolo francese”, dove un gruppo di Ugonotti, perseguitati nel loro paese per motivi religiosi, alla fine del Seicento cercò una nuova vita. Si dedicarono alla vigna e a quei vitigni “internazionali” che oggi il Sudafrica condivide con la Francia e gli altri produttori del resto del mondo, che non possono contare sull’incredibile varietà di uve che caratterizza il nostro paese. Quindi troverete Sauvignon e Merlot, Chenin e Cabernet, ma anche l’unico vitigno tipico del Sudafrica, nato un secolo fa dall’incrocio di Pinot nero e Cinsaut (allora noto come Hermitage): il Pinotage, non eccezionale ma da provare qui, perché è poco diffuso all’estero. 

Passiamo alla Penisola del Capo: immaginate la Sardegna trasferita agli antipodi, con le rocce di granito e le spiagge, la macchia mediterranea e i panorami più incredibili ad ogni curva… Ma la prima cosa da vedere è il Capo di Buona Speranza, che ha dato il nome alla città e alla zona. Ritenuto erroneamente il luogo più meridionale dell’Africa (in realtà si trova più a est, a Cape Agulhas), mantiene comunque un grande fascino, anche perché inserito in un vasto parco naturale. La vista dal faro, raggiungibile con un breve viaggio nell’unica funicolare del continente, è spettacolare, così come irrinunciabile è la foto davanti al cartello che segnala il Capo, luogo fondamentale nella storia della marineria e delle esplorazioni, benedetto o maledetto da generazioni di marinai alle prese con le correnti generate dall’incontro fra due oceani, quello Indiano e quello Atlantico! 

Ma, fra spiagge bianchissime, infinite e profonde, strade panoramiche amate dai cicloturisti come la Chapman’s Peak Drive e piccole catene montuose come i cosiddetti “12 apostoli” che sovrastano splendide località di mare quali Camps e Hout, ogni fermata può essere una sorpresa. Da non perdere le otarie della Seal island davanti a False Bay, ma soprattutto i rarissimi pinguini africani che fanno il bagno a poca distanza dagli umani, in località come Boulder Beach, presso Simon’s Town. Sono gli unici pinguini di questo continente, capaci di vivere in un clima temperato e completamente diverso da quello polare nel quale siamo abituati a immaginare i loro cugini della specie Imperiale, tipici dell’Antartide (www.sanparks.org).             

2 - continua 


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