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A Roma un centenario da onorare 

 

di Luisa Sodano

L'Albergo rosso, complesso di abitazioni progettato da Innocenzo Sabbatini tra il 1928 e il 1929. (Foto Bruga) L'orologio dell‘Albergo rosso, simbolo della resistenza fermo per molto tempo sulle 11.45 in ricordo del primo bombardamento su Roma del 1944. (Foto Bruga) La targa del lotto 41 in Piazza Biffi. (Foto Bruga)

Il Teatro Palladium terminato nel 1930 da Innocenzo Sabbatini e chiamato in origine Teatro Cinema Garbatella. (Foto Bruga) La storica bottega del parrucchiere Mario Zaniol in via Enrico Cravero. (Foto Bruga)Balcone con colonne in stile barocchetto romano spesso utilizzato dall‘architetto Gustavo Giovannoni. (Foto Bruga)

Il Bar dei Cesaroni in piazza Giovanni da Triora. (Foto Bruga) Il busto della Garbata Ostella posto a decorazione di un palazzo in Via Geremia Bonomelli. (Foto Bruga)Lo stenditoio condominiale nel cortile interno di un lotto. (Foto Bruga)

La scalinata d‘accesso ad un lotto. (Foto Bruga) Il rilievo del Sole. (Foto Bruga)Un villino in via Magnaghi. (Foto Bruga)

Particolare del comignolo di un villino. (Foto Bruga) L'Associazione di Promozione Sociale Casetta Rossa. (Foto Bruga)La sala interna del ristorante Li scalini de Marisa. (Foto Bruga)

Con la grave emergenza del nuovo coronavirus tutto è passato in second’ordine, tale è lo sconvolgimento che questa epidemia ha portato nel paese e nelle nostre vite.

Eppure mi piace ricordare un centenario importante per la città di Roma, in particolare per il quartiere Garbatella nel quadrante sud-ovest della capitale, il cui nome è tuttora oggetto di discussione.

La Borgata Giardino Concordia (così fu chiamato il primo insediamento) nacque nel 1920 sui colli di San Paolo per dare un’abitazione dignitosa agli operai dell’Ostiense, vicina zona industriale. Il progetto era molto ambizioso, tanto da prevedere anche un porto e un canale navigabile che arrivasse fino al mare! 

La sorte volle che ci si affidò a un gruppo di architetti con un’idea urbanistica ispirata alle teorie inglesi della garden city, interessati non solo alla qualità architettonica, ma anche a quella sociale delle nuove costruzioni. Se pensiamo che il tutto era diretto dal Servizio Tecnico dell’Istituto Case Popolari, abbiamo la misura della distanza di concezione e realizzazione rispetto ai più recenti anni del sacco edilizio di Roma.

Nascono così i primi lotti della Garbatella con una particolare attenzione agli spazi di aggregazione sociale e di attraversamento del quartiere oltre che agli aspetti decorativi, segnati dall’epoca e da un gusto modernista che ancora oggi stupisce per varietà e funzionalità delle soluzioni.

Ho avuto la fortuna di fare un giro per questo quartiere della capitale circa due mesi fa in occasione di alcuni eventi per il suo centenario, prima che il nuovo coronavirus ci travolgesse. Grazie a un progetto che coniuga passeggiata urbana e finzione sonora, disponibile al sito https://storywalker.es/, ho toccato alcuni luoghi simbolo della Garbatella: gli ex Bagni Pubblici, oggi spazio polifunzionale Moby Dick (www.laziocreativo.it/-/moby-dick); il salone Zaniol, vicino al teatro Palladium, dal 1930 un must per il taglio dei capelli degli abitanti della zona e non solo, dove ho incontrato Mario, il figlio del fondatore, melomane come il padre, vera miniera di storie e aneddoti; il cortile di uno dei più antichi lotti, oggi un po’ fatiscente, ma dove si respira ancora una socialità ormai quasi scomparsa; il bar dei Cesaroni in Piazza Giovanni da Triora, così chiamato per la nota serie televisiva, inserito in un contesto dal sapore ancora popolare; la trattoria “Li scalini de Marisa”, in Via Roberto de Nobili 17, dove consiglio di mangiare la zuppa d’arzilla. Si tratta di un luogo storico del quartiere, rilevato negli anni ’70 del Novecento da una delle promotrici dell’associazione tutta al femminile “Le Sgarbatelle”, mix di società di mutuo soccorso e dopolavoro, nata negli anni ’50.

Non si finirebbe mai di girare per la Garbatella, con i suoi saliscendi, gli scorci dei villini, le facciate degli Alberghi Suburbani della fine degli anni ’20, destinati ad accogliere temporaneamente gli sfrattati. Uno di questi, l’Albergo Bianco in Piazza Biffi, ha visto nascere molti bambini della zona; è stato infatti sede dell’Opera nazionale maternità e infanzia e accolse addirittura il Mahatma Gandhi in una visita a sorpresa nel 1931! 

Con il desiderio di tornare per respirare ancora un po’ di autentico sapore popolare, ho finito il mio tour della Garbatella alla Casetta Rossa (http://casettarossa.org/), spazio sociale autogestito promotore di tante iniziative di aggregazione e mobilitazione. Qui si può anche mangiare e lasciare qualche euro per il “pasto sospeso”, offerto ai più bisognosi. Arrivederci!  



www.turismoroma.it














 

 

 

 

 

 

 

 

 





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